Crisi
28 Marzo Mar 2011 0727 28 marzo 2011

Le intenzioni di Assad

Siria: la polizia spara sui manifestanti a Daraa.

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Avevano alzato la voce, chiedendo per la prima volta in modo esplicito la caduta del regime. E, dopo giorni di scontri e proteste e almeno 150 morti, i manifestanti iniziano a ottenere risultati importanti. In Siria, infatti, il governo potrebbe dimettersi già martedì prossimo, lasciando spazio a un altro in grado di meglio servire gli interessi dei cittadini.
BASTA LEGGE D'EMERGENZA. Non solo: i vertici del partito Baath siriano hanno preso la decisione di abrogare la legge d'emergenza in vigore da 48 anni. Lo ha riferito la tivù panaraba al Arabiya. «Le decisione di abrogare le leggi di emergenza è già stata presa, ma non so quando sarà messa in applicazione», ha confermato Buthayna Shaaban, consigliere del presidente Bashar al Assad. Fonti citate dall'emittente sostengono poi che l'abrogazione avverrà «non appena entrerà in vigore la legge per l'antiterrorismo in corso di elaborazione».
Le stesse fonti rivelano che le autorità siriane avrebbero deciso l'emendamento dell'articolo 8 della Costituzione, che di fatto definisce il Baath il partito unico, «dopo la promulgazione della nuova legge sui partiti entro questa settimana».
IL DISCORSO ALLA NAZIONE RIMANDATO. In attesa del più volte annunciato discorso alla nazione del rais Bashar al-Assad, il suo consigliere presidenziale Buthayna Shaaban è riapparsa domenica 27 marzo sugli schermi delle tv panarabe per assicurare che la direzione del Baath, al potere da 48 anni, ha deciso di abrogare la legge d'emergenza, in vigore dall'avvento dello stesso partito «arabo socialista». La decisione, hanno però affermato fonti ufficiali, sarà formalizzata dopo l'approvazione della legge anti-terrorismo. Altre non meglio precisate fonti ufficiali siriane hanno assicurato che martedì 29 marzo il governo siriano si dimetterà, e che entro la settimana, ovvero entro il primo aprile, sarà annunciata una nuova legge sulla stampa e un'altra sui partiti.
IN VIGORE DAL MARZO 1963. La legislazione era entrata in vigore subito dopo la presa di potere da parte del Baath nel marzo 1963, e impone restrizioni alla libertà di riunirsi e di spostarsi, consentendo l'arresto di «sospetti o di persone che minacciano la sicurezza».
Permesso inoltre interrogare, sorvegliare le comunicazioni ed effettuare controlli preliminari su quanto pubblicano i giornali e diffondono le radio così come ogni altro mezzo di informazione.
La decisione è giunta dopo violente proteste che solo il 26 marzo hanno fatto registrare un bilancio di almeno 20 persone rimaste uccise a Latakia.
SETTE VOLTE IN SETTE ANNI. Quanto a un cambio di governo, si tratterebbe dell'ennesima modifica a una compagine già mutata nell'ottobre 2004, nel febbraio 2006, nel luglio e nel settembre 2008, nell'aprile 2009 e a ottobre scorso. L'attuale governo siriano, formato nel 2003, è guidato dal premier Muhammmad al Utri, zio della first lady Assma al Assad.
Dall'avvento del partito Baath quasi mezzo secolo fa, le decisioni dell'esecutivo non hanno mai riguardato questioni cruciali per le sorti del Paese, affidate invece alla presidenza della repubblica e alla direzione dello stesso Baath.

Clinton: non si attenda un intervento Usa

Ma al clima di cambiamento e incertezza non farà seguito una escalation che veda il coinvolgimento diretto degli Stati Uniti, come avvenuto in Libia. Ne ha la certezza il segretario di Stato, Hillary Clinton, che alla Cbs ha spiegato che non ci si deve aspettare un intervento degli States nelle questioni siriane.
TREMONTI, NON C'È PETROLIO, MENO VOGLIA INTERVENTO. E una buona dose di cinismo ha portato anche il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, a concordare con Clinton: «Ho come l'impressione che non c'è il petrolio e che la voglia di intervento sia minore» ha detto durante la trasmissione In Mezzora di Lucia Annunziata su Rai3.
DUE MANIFESTAZIONI IN EGITTO. Nel frattempo due manifestazioni contro Assad si sono svolte in Egitto, nella capitale Il Cairo. Dove qualche centinaio di siriani si è radunato davanti alla sede della Lega Araba, in piazza Tahrir, e ha danzato una tipica danza del suo paese, la 'debka'. Quindi, con la partecipazione anche di alcuni egiziani, ha lanciato slogan come «Viva la Siria, viva l'Egitto», «Viva la terra siriana, viva la terra libanese», «Rivoluzione, rivoluzione, fino alla vittoria».
Una delegazione di studenti ha anche consegnato al segretario generale della Lega, Amr Mussa, un documento nel quale si chiede sostegno per i manifestanti in Siria. Un altro gruppo ha protestato, con lo stesso tipo di slogan, davanti all'ambasciata della Siria, nel quartiere di Dokki.
FORZE DI SICUREZZA SPARANO SUI MANIFESTANTI. E' giallo, intanto, su quanto avviene nella città meridionale di Daraa. Secondo quanto riferiscono fonti della tivù Al Jazeera le forze di sicurezza siriane hanno aperto il fuoco contro i dimostranti riuniti per protestare nella città meridionale di Daraa, e la città sarebbe stata circondata da mezzi blindati. Lo hanno riferito testimoni oculari citati dalla tivù panaraba Al Arabiya. L'agenzia ufficiale siriana, Sana, ha definito quanto riportato dai mezzi di informazione «privo di fondamento e non corretto».
RILASCIATI DUE GIORNALISTI. Il regime ha comunque dato segni di distensione nella giornata del 28 marzo, quando sono stati liberati due giornalisti che erano stati fermati a Damasco il 24marzo. Il producer televisivo Ayata Basma e il cameraman Ezzat Baltaji, entrambi libanesi, sono tornati a Beirut e hanno detto che stanno bene. Basma e Baltaji erano entrati in Siria lo scorso 24 marzo e dal 26 avevano interrotto i contatti con i colleghi. Un funzionario siriano ha detto che i giornalisti erano stati arrestati e interrogati perché non avevano un permesso per lavorare in Siria e avevano filmato «in un'area dove filmare non è permesso».

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