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Rubygate
6 Aprile Apr 2011 1741 06 aprile 2011

Un magistrato filo Cav

Chi è la Melchiorre, la donna che ha aiutato il premier.

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L'ultima volta che aveva sottolineato il suo ruolo «tecnico», e non politico, si era distaccata dal governo in carica e dalla poltrona di sottosegretario. Ora, sempre con un parere «tecnico», quello sul conflitto di attribuzione, viene tentata da un'operazione uguale e contraria: salire sul carro dell'esecutivo e ottenere un incarico da sottosegretario nell'ambito dell'interminabile rimpasto che dovrebbe accompagnare il termine della legislatura.
«LA CARFAGNA DI SINISTRA». Daniela Melchiorre, liberaldemocratica, avvocato specializzato in diritto amministrativo e procedura penale, è una donna affascinante. «La Carfagna di sinistra», secondo alcuni, anche se invece di bazzicare il mondo dello spettacolo ha frequentato le aule giudiziarie. La preferita dai camionisti, secondo un sondaggio a cui lei, graziosamente, ha risposto con un elogio della categoria. Bellissima, ma «con le palle», come sostiene il suo coordinatore, Italo Tanoni.

Ballerina e guerrigliera

Lei, romana, classe 1970, l'ha dimostrato più volte. Celeberrimi i suoi sorrisi ammalianti, le sue scollature vertiginose ma eleganti, le minigonne in pelle nera accompagnate dal parlare forbito. Lo spirito, dicono, della «bambolina bruna con la grinta di una guerrigliera». Con un padre generale in pensione, nulla di che stupirsi.
Oltre alle «palle», il fegato. Perché il presidente dei Lib-Dem, amica personale di Lamberto Dini, non ha paura di niente. Nemmeno di essere definita «fredda, un funzionario che applica la legge senza il cuore». A lei «non interessa». Legalitaria più che giustizialista, ha studiato danza per 12 anni, fino a diventare la favorita del coreografo Maurice Béjart. «Avrei potuto ballare alla Scala», ha detto Melchiorre. Ma quando è riuscita a conquistare uno dei nove posti disponibili su 6 mila ha mollato tutto per diventare magistrato militare. Ruolo che ha esercitato a Verona e Torino, strizzando l'occhio all'Ulivo. «Mi trattavano come in una cristalleria», ha affermato. Prima di diventare «una di loro».
IN POLITICA CON LA MARGHERITA. Poi l'ingresso in politica, sotto l'ala di Lamberto Dini e Francesco Rutelli, nella Margherita. Di nuovo per una fatica erculea, quella di essere sottosegretario al dicastero di Clemente Mastella. Con cui ha polemizzato per il caso della piccola Vika, la bambina bielorussa nascosta per 19 giorni, con tremendo clamore mediatico, da una coppia di volenterosi affidatari genovesi e poi riconsegnata al Paese d'origine. E per l'indulto, con Daniela Melchiorre che portò dati contrastanti con quelli del Guardasigilli ottenendo, in tutta risposta, la revoca delle deleghe.
Prima di sbattere la porta al centrosinistra e traslocare in lidi berlusconiani, ha chiesto il processo per direttissima per chi compie violenze sessuali, si è spesa contro la pena di morte, si è interessata di carceri, minori, tossicodipendenze. L'11 marzo 2008 è entrata, tra i diniani, nel Popolo della libertà (Pdl). Dopo essersi garantita un posto in Parlamento, dicono gli ex compagni.

Dentro e fuori il Pdl, dentro e fuori il Terzo Polo

E iniziano le giravolte. «Non ho nessun imbarazzo a candidarmi con il Pdl dopo gli anni passati al governo» con Romano Prodi, ha detto, facendo infuriare Pier Ferdinando Casini. Il 10 giugno, tuttavia, ha lasciato insieme con Italo Tanoni e si è trasferita nel gruppo misto, dove si è piazzata fieramente all'opposizione, come da lei stessa proposto. «Non possiamo più assistere allo scempio della democrazia», ha tuonato, «da parte di questo governo». Che ha fatto solo «leggi incostituzionali o decreti con fiducia che hanno azzerato il ruolo del Parlamento». Berlusconi diventa un campione di «illiberalità» e «scarsa democraticità», «come ai tempi del fascismo».
ANTIBERLUSCONIANA DOC. Il suo «no» è a 360 gradi. La legge sullo stalking? «Illiberale». Quella sulle intercettazioni? «Un doppio bavaglio inaccettabile per qualsiasi democrazia». Lo scudo fiscale? «Scandaloso, inefficace e irresponsabile». Poi c'è il processo breve, definito un «inganno», una legge «contra multitudinem». E il legittimo impedimento, su cui Melchiorre e i suoi si sono astenuti perché «avrebbe dovuto limitarsi a essere una vera e propria legge ad personam».
IL VOTO DI SFIDUCIA. Ha votato più volte la sfiducia al governo, beccandosi i «Vergognati!» dei leghisti e non solo. Si è espressa contro la finanziaria e la riforma dell'Università, che «è solo sulla carta». E ha definito il processo breve una «operazione sconsiderata», perché il problema di fondo è «il conflitto di interessi di Berlusconi».

Verso la pax berlusconiana

Ma col tempo i toni si sono ammorbiditi, le «missioni» hanno coinciso sempre più con scadenze chiave: il Milleproroghe, il federalismo fiscale municipale, la ministerialità del reato di concussione ipotizzato per il caso Ruby.
Alle regionali del 2010 si è alleata con l'Udc e il 6 febbraio l'Ansa ha riportato l'ingresso suo e dell'inseparabile Tanoni nel partito di Casini. Ma l'idillio è finito definitivamente in questi giorni: il Terzo Polo non attrae più. Anche se, sul suo sito, Melchiorre continua a mettere in bella mostra i manifesti «con l'Udc verso la costituente di centro».
UNO SLANCIO «NON CREDIBILE». Il cambiamento è stato tanto repentino che se a novembre 2008 faceva notizia un suo voto contro il governo, ora a fare notizia è l'appoggio. Su Facebook le critiche appaiono e scompaiono, un po' come le poltrone promesse dal Cavaliere a chi, più o meno improvvisamente, decida di accordargli la sua fiducia, magari con una mossa 'Responsabile', e sfondare quota 330. Anche a chi, come Melchiorre, ha definito i suoi slanci ideali in Aula «a metà tra il libro dei sogni e il programma elettorale». In due parole: «Non credibile». Appunto.

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