Emilio Giannelli, vignettista del Corriere della Sera.
L'INTERVISTA
29 Maggio Mag 2011 1215 29 maggio 2011

L'Italia secondo Giannelli

Il vignettista del Corsera: «La realtà ha superato la fantasia».

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Emilio Giannelli, vignettista del Corriere della Sera.

Nella quiete della campagna senese, circondato da prati, cavalli e limonaie, Emilio Giannelli osserva l'Italia e la fa a pezzettini. I Responsabili, per esempio, lui li vede, anzi li disegna, così: «Scilipoti fa la pipì. Berlusconi entra in bagno e urla: “Svelto, si vota!”. E sopra la scritta : Pro-cesso-breve. Ma non me l'hanno pubblicata».
Censura? Sia mai, dice sornione il caricaturista del più importante quotidiano italiano: «È solo questione di stile. Sa, un cesso in prima pagina sul Corriere della sera...».
DA REPUBBLICA AL CORRIERE. Dal 1991 Giannelli firma la vignetta d'apertura del Corsera. Ma prima di approdare in via Solferino, questo gran borghese di Toscana, con lo sguardo biricchino che tradisce la compostezza da manager in pensione, ha affilato per un decennio la matita alla Repubblica. Erano i primi anni '80: «Mandavo le vignette col fuorisacco. Nell'86 Scalfari mi regalò un fax, uno di quei cassettoni che si usavano allora, e mi cambiò la vita». Mai, comunque, quanto il Monte dei Paschi di Siena. Eh già, perchè prima che uomo di satira e di sberleffo, Giannelli, classe 1936, è stato un dirigente di banca. Responsabile dell'ufficio legale del Monte dei Paschi da quando aveva 24 anni, da dove è uscito con una liquidazione che gli ha permesso di trasformare in una residenza da favola la vecchia canonica di Trecciano, poco distante da Sovicille, con tanto di vista sulle colline.

DOMANDA. Giannelli, perchè si fa poca satira su banche e finanza?
RISPOSTA. Si immagina una vignetta sul Monte dei paschi che deve ricapitalizzare o sui Tremonti bond? Il grande pubblico non segue l'economia, sarebbero vignette difficili da capire.
D. E l'addio, o forse dovremmo dire la cacciata, di Geronzi dalle Generali?
R. Fatta, fatta. Della Valle che gli fa le scarpe... Era anche difficile da pubblicare sul Corriere, parliamo della proprietà del giornale.
D. L'hanno digerita?
R. Sì, me l'hanno passata.
D. Nessuna censura?
R. Immagino che anche a Repubblica avranno maggiori difficoltà a pubblicare qualcosa su De Benedetti.
D. Le è piaciuto Qualunquemente, il film di Albanese?
R. No, troppo scontato.
D. Bruciato sul tempo dal tormentone bunga bunga. Albanese stesso ha detto «Ho scritto il film senza sapere che cosa sarebbe successo».
R. Ormai la realtà supera la fantasia. E non parlo solo di Berlusconi. I personaggi di oggi sono talmente paradossali che è difficile, se non impossibile, caricaturarli.
D. Per esempio?
R. Letizia Moratti che balla Viva la mamma, che si prostra con Bossi, va con la camicetta verde alla festa della Lega pur di guadagnare qualche voto. Non so come faccia a non rifiutarsi di fare certe scene. Non si riesce neanche a rappresentare.
D. Ce l'ha con la Moratti?
R. Per niente, ci sono tante altre cose comiche. Questo Bossi che appare sempre col Trota dietro che gli tiene il microfono. Non lo so, quando i politici si vedevano di meno si stimavano anche di più.
D. Sono una risorsa però per voi vignettisti.
R. Mah...un tempo si poteva spendere una parola a favore di un imputato, oggi ci tocca spenderla a favore dei magistrati.
D. La realtà la mette in crisi creativa?
R. Gli imputati accusano i magistrati e il presidente della Repubblica deve difenderli. Che faccio io? Prendo in giro Napolitano che difende i magistrati morti?
D. Non dirà anche lei che è tutta colpa di Berlusconi.
R. È un paradosso, siamo arrivati al punto che il presidente del Consiglio imputa ai magistrati di essere dei brigatisti. Poi qualcuno avrà anche fatto i famosi manifesti 'via le Br dalle procure', ma è pressapoco quello che dice Berlusconi.
D. E infatti lei l'ha disegnato come Moro prigioniero delle Br. Solo che lo stemma era quello della procura di Milano. Un po' macabra no? Non faceva molto ridere.
R. Prima ancora che far ridere una vignetta deve far pensare. La risata fine a se stessa non conta niente. La satira deve far riflettere, deve proporre una tesi, esprimere una opinione, una critica, non deve essere mica una barzelletta.
D. Le piacciono quelle che racconta il Cavaliere?
R. Ma sono più vecchie del cucco! E' il suo modo di farsi intendere dagli italiani, è padrone di farlo. Ma è un atteggiamento che fa scadere la politica e il personaggio. Una cosa è fare il vignettista, una cosa il capo del governo.
D. La funzione della satira, dice, è far riflettere. E il limite qual è?
R. Io non sono della scuola di chi sostiene che la satira è libera e può dire ciò che vuole. Io credo invece che sia una forma espressiva soggetta alle regole del nostro Paese come tutte le altre manifestazioni del pensiero.
D. Le regole dei tribunali?
R. Parlare il linguaggio del paradosso e dell'ironia non significa avere una libertà assoluta, perchè non si può contrabbandare la diffamazione per satira.
D. Ma Luttazzi, per esempio, andava spedito fuori etere secondo lei?
R. Le ripeto, si torna a porre il problema di cos'è satira e cos'è diffamazione. Questo lo decidono i giudici. Ma la libertà della satira non è solo rispetto alle leggi, è anche rispetto all'editore.
D. Lei ha sempre avuto piena libertà dal suo editore?
R. Se dicessi piena libertà direi una cosa non vera. La scelta stessa dell'argomento, legato ai temi della prima pagina, è una limitazione.
D. Vignette censurate?
R. Se ne mandi due, una la pubblicano e l'altra no, è una censura?
D. Ha confessato però che quella sul rampollo Kennedy oggi forse non gliel'avrebbero pubblicata. Se la ricorda?
R. Certo, la feci quando fu assolto dall'accusa di violenza sessuale. Disegnai una statua della Libertà stuprata e Ted che si tirava su i pantaloni. Stille me la pubblicò, nè Mieli nè De Bortoli l'avrebbero fatto.
D. Perchè?
R. Perchè nè Mieli né Ferruccio sarebbero d'accordo con argomenti del genere.
D. E Stille invece?
R. Stille prediligeva le vignette di politica internazionale, aveva uno sguardo più globale. Oggi, su 100 vignette, 90 sono di politica interna.
D. Si dice che la satira serva a svelare il lato oscuro del potere. Ma desacralizzare il potere non lo aiuta a conservarsi?
R. La satira può anche essere funzionale al mantenimento dello status quo. Hitler la utilizzava a proprio vantaggio. C'è un testo edito nell'autunno del '33 dal suo partito in cui sono raccolte tutte le vignette sui nazisti accompagnate da commenti che ne capovolgono il senso.
D. Perchè fa sempre vignette su Berlusconi?
R. Non faccio caricature solo di Berlusconi, ma è difficile in Italia fare un commento senza parlare di lui. Si mette sempre in cima alla vignetta.
D. Perchè è simpatico?
R. La simpatia è un'altra cosa.
D. Che dice invece dell'opposizione?
R. Ecco, questo è l'errore fondamentale: se uno mi è antipatico, mi devono per forza essere simpatici gli altri?
D. No ma un'idea del Pd ce l'avrà.
R. Sulla litigiosità del Partito democratico, come sul fatto che non siano mai riusciti a esprimere un leader, ho fatto mille vignette.
D. Come rappresenterebbe l'opposizione?
R. Con l'immagine dell'inefficenza, del non fare.
D. E la triade centrista, Fini, Rutelli, Casini?
R. I tre re magi che domandano a un passante: destra o sinistra per la mangiatoia? Andranno dove gli farà più comodo. È il vecchio gioco del partito socialista: in provincia col Pci, e poi i Ds, e al governo con la Dc.
D. Se l'aspettava la sorte di Fini?
R. Secondo me tutta la cosa di Fini è nata con l'intervista alla moglie sul suo passato con Gaucci. Questioni personali che si impongono sulla scena pubblica.
D. O questioni pubbliche che diventano personali. Ha seguito la vicenda Misfatto? Telese ha definito Disegni un babbione. In effetti voi vignettisti siete tutti molto senior.
R. No, questo non è vero. Stefano Disegni è più giovane di me, di Altan, di Forattini.
D. Siamo sempre nell'over 50.
R. Quelli che disegnano sui grandi giornali hanno una certa età, è vero, però di ragazzi giovani che fanno i vignettisti ce ne sarebbero diversi e anche bravi. Solo che i quotidiani non sono tanto disponibili a dare loro spazio.
D. Perché?
R. È una questione di fiducia.
D. Un giovane vignettista che le piace?
R. I ragazzi oggi amano più il fumetto, sono molto abili nel costruire una storia più che una singola vignetta. A me piace molto Maramotti. E anche Disegni, che fa quegli sproloqui lunghi ma divertenti.
D. Ellekappa?
R. Più belle le frasi che non il tratto. Poi comunque ognuno ha il suo stile, non mi piace dare giudizi, spetta ai lettori.
D. Avrà i suoi gusti.
R. Mi piace Altan, è originale. Dal punto di vista della caricatura, Pericoli è bravissimo.
D. Ci racconta di Schifani offeso?
R. L'avevo caricaturato disegnandolo con il riporto, voleva che lo facessi con i capelli diversi. Mi scrisse su carta intestata per protestare.
D. L'unico politico che se l'è presa per una sua vignetta?
R. In tanti mi scrivono, c'è chi telefona, io ormai non do più retta a nessuno. I politici stanno dietro a certe cose che fanno loro disonore.
D. Scarso senso dell'ironia?
R. Provi a fare caricature su Bossi e vedrà la quantità di mail che riceve dai suoi fan.
D. La vignetta che non rifarebbe?
R. Una che mi ha creato un sacco di guai. Quando scoprirono la mucca pazza in Inghilterra disegnai il capo del governo inglese che diceva al principe di Edimburgo: “Bisogna ammazzare cinque milioni di mucche!”. E Lui: “ Dio salvi la regina”. Si mossero ambasciata, consolato.
D. Anche con Obama non c'è andato leggero. Il presidente Usa che annuncia da una finestra la morte di Bin Laden: «Vi assicuro che era più morto che vivo».
R. Questa battuta la fece un omino a Siena. La moglie prendeva l'assegno per i disabili, poi morì e lui continuò a incassare i soldi. All'impiegato del comune che una volta gli chiese: “sua moglie come sta?” lui per non dire una bugia rispose: “più morta che viva”.
D. Come si fa satira sulla morte?
R. Cerco di evitare il triviale, il qualunquismo e l'ingiusta offesa dei sentimenti di tante persone che è bene rispettare.
D. Se dovesse fare una vignetta sugli italiani?
R. Mi faccio un'autocaricatura senza un dente. Sa come si dice? Dente rado, fortuna fitta. Ecco, gli italiani hanno solo una fortuna: essere fortunati.
D. Dice?
R. Per come si amministra il nostro Paese le cose potrebbero andare decisamente peggio. Fortuna che c'è qualcuno di buona volontà.
D. Chi?
R. Secondo me Tremonti ha fatto bene.
D. Eppure a un certo punto si è parlato anche di un arrivo di Geronzi al ministero dell'Economia, voluto da Berlusconi.
R. Per carità. Sarebbe Bin Ladren.
D. Cattiva questa.
R. Una vignetta che non si potrebbe fare: è diffamazione.
D. Ne ha fatte di simili?
R. Ne feci una in cui c'era la riconta dei voti, dopo un'elezione: Amato, nei panni di scrutinatore, sventola una scheda: “qui c'è scritto ladro!” e Berlusconi: “a chi l'avete data?!”
D. Un'immagine con cui rappresenterebbe questo governo?
R. Questo governo è rappresentato dal cerone: non si sa cosa c'è sotto. Il cerone fa apparire migliore ciò che tutti sanno essere peggiore.

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