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POLITICA
30 Maggio Mag 2011 1600 30 maggio 2011

Razzi su Lucerna

L'ex Idv indagato per appropriazione indebita.

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Antonio Razzi, deputato del gruppo dei Responsabili.

La procura di Lucerna indaga. E sotto i riflettori è finito Antonio Razzi. «Lui è l’unico colpevole», ha detto la sua accusatrice, Maria Luisa Bevacqua. «Io sono la campana pulita», ha ribattuto lui.
Intanto, tra accuse e repliche, è entrato nel vivo il procedimento penale che vede il deputato, ex Italia dei valori e ora nel gruppo dei Responsabili, indagato dalla procura di Lucerna per «appropriazione indebita di contributi destinati alla Regione Abruzzo» quando era presidente del Centro regionale abruzzese di Lucerna. E venerdì 3 giugno, forse, si potrà fare un po' più di chiarezza sul caso, dato che verrà ascoltato in procura, come persona informata sui fatti, un revisore dei conti dell'associazione svizzera, che della truffa sarebbe stata il teatro, ma anche la vittima.

La doppia vita del deputato «operaio»: dall'Idv ai Responsabili

L'accusato è Razzi, deputato «operaio» (così ama definirsi per il suo passato lavorativo in una ditta tessile elvetica), abruzzese di origini ed emigrato in Svizzera a 17 anni. Eletto nelle liste dell'Idv, circoscrizione Europa, fino alla fine dello scorso anno è stato uno degli uomini di Antonio Di Pietro, per poi votare clamorosamente la fiducia al governo di Silvio Berlusconi il 14 dicembre 2010 nelle fila dei Responsabili. È lo stesso onorevole, ora nella nuova formazione politica, che in questi giorni appare un po’ scalpitante, «deluso» - si è definito - dal poco rilievo ottenuto dal rimpasto di governo. Lo stesso che per circa 25 anni, e fino al 2008, è stato presidente, oltre che fondatore, del Centro regionale abruzzese di Lucerna.
PER LA BEVACQUA NON TORNANO I CONTI. L’accusatrice, invece, è Maria Luisa Bevacqua: abruzzese trapiantata in Svizzera, di quello stesso centro di Lucerna è stata segretaria dal 2008 al 2009, per poi divenirne presidente dopo l'allontanamento di Razzi.
È stata infatti lei, come racconta a Lettera43.it, a scoprire e denunciare le presunte irregolarità nei conti del centro elvetico. L’onorevole ex Idv, a seguito dell’alluvione del 2005, avrebbe chiesto e ottenuto dalla regione Abruzzo contributi straordinari per sanare i danni subiti dal circolo, e ai fondi si sarebbero aggiunti cospicui rimborsi assicurativi, per un totale di oltre 150 mila franchi svizzeri. Ma qualcosa, tra entrate e uscite, secondo Bevacqua non torna.

Al Centro regionale abruzzese di Lucerna mancano 90 mila euro

Razzi in compagnia di Antonio Di Pietro.

Infatti, tra la cifra percepita per restaurare il centro e la cifra effettivamente spesa ci sarebbe, per la presidente in carica, uno scarto di decine di migliaia di franchi. Ne mancherebbero infatti all’appello circa 90 mila.
«Dove è andato a finire il resto?», continua a chiedersi la Bevacqua, «la parte lesa sono i soci del centro e loro devono essere risarciti».
Nel frattempo Razzi, unico indagato per questa storia, è stato deposto dal suo incarico di presidente dell’associazione. Ma lui non ci sta. Parla di «montatura», di persone che si sono insediate nel Centro quando era già tutto fatto e ora lo accusano senza tenere conto dei suoi sforzi personali, anche economici, per mettere in piedi il tutto. Senza considerare la straordinaria puntualità, sottolinea il deputato dei Responsabili, come se l’accanimento con cui si guarda a questa vicenda avesse un rapporto con le sue ultime scelte politiche.
LA DIFESA DELL'EX UOMO DI DI PIETRO. Però, ribadisce: «Io sono tranquillo. Venerdì sentirò che cosa hanno da dire, ma senza presenziare all’incontro». E rilancia: «Mi sono sacrificato 25 anni per quell’associazione trascurando moglie e figli, ho costruito tutto da zero, ci ho messo qualcosa come 42 mila franchi miei per mandarla avanti, mi sono venduto pure i lingotti d’oro! E poi dopo tutto questo tempo, tirano fuori queste cose? Ma scherziamo? Non capisco proprio».
La Bevacqua però ribatte: «Il pubblico ministero dovrà capire se la verità la dico io o Razzi, ascoltando persone informate sui fatti».
ALLA RICERCA DEI DOCUMENTI DELL'ASSOCIAZIONE. Di documentazione, infatti, ne resta ben poca, perché a sentir la Bevacqua «quando Razzi aveva ancora le chiavi dell’ufficio anche se non era più presidente, si è portato via tutto, dischetto e computer».
Pertanto venerdì 3 giugno uno dei revisori in carica durante la presidenza Razzi dovrà spiegare come mai i conti non tornano, nonostante ogni verbale di assemblea con la nota di entrate e uscite sia sempre stato regolarmente controfirmato. Ovvero perché, scandisce la Bevacqua, «per troppa fiducia e buona fede si sia firmato senza effettivamente controllare».

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