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Renato non è webgenico

In Rete la rabbia dei precari dopo l'insulto di Brunetta.

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In Rete è rivolta contro il ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta. Casus belli l'infelice uscita del ministro al convegno romano dei giovani innovatori del 14 giugno. Brunetta, infatti, ha duramente apostrofato un gruppo di lavoratori precari saliti sul palco per esprimere le proprie istanze dicendo: «Siete la parte peggiore dell'Italia» (guarda il video).
A nulla sono servite le richieste di spiegazione dei precari che davanti al silenzio del ministro hanno iniziato a contestarlo, mentre Brunetta ha preferito andarsene salendo in auto, finendo quasi per travolgere un giovane che continuava a esigere una risposta.
Il video dell'incontro-scontro ha immediatamente fatto il giro del web: solo su Facebook è stato condiviso oltre 120 mila volte in poche ore. Rabbia e indignazione si sono così subito moltiplicate.

Il Popolo viola propone la sfiducia a Brunetta

Il Popolo viola, il movimento nato nel 2009 per chiedere le dimissioni del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, ha proposto una petizione sul suo magazine, Lettera viola. Qui le parole di Brunetta sono state definite «un atto insopportabile, indegno di un ministro della Repubblica» e che «non può passare sotto silenzio».
La richiesta, avanzata «alle forze politiche di opposizione presenti in Parlamento», ma girata anche per conoscenza a Sinistra e libertà, ai Verdi e al Movimento 5 Stelle, è «l'immediata presentazione di una mozione di sfiducia individuale» contro il ministro della Pubblica amministrazione e dell'innovazione. La petizione ha ricevuto 8 mila «mi piace» e raccolto oltre 1.200 firme.
IL GRIDO DI FACEBOOK: «DIMISSIONI IMMEDIATE». Su Facebook, poi, sono diverse le pagine che chiedono un passo indietro a Brunetta. «Gli chiediamo ufficialmente di dimettersi», hanno scritto gli amministratori della pagina-evento denominata «Dimissioni immediate del ministro Brunetta».
«Noi non vogliamo retribuire» con denaro pubblico «un Ministro così», hanno proseguito. E poi hanno scritto: «Sei un dipendente del popolo, noi ti licenziamo». Quel «noi» vale al momento 5.200 adesioni, ma il tasso di crescita della pagina è vertiginoso.
Stesso concetto, sempre sul social network, da «Una pagina per chiedere le dimissioni del ministro Brunetta», che ha chiamato a raccolta 2.400 utenti. Che rispondono: «L'Italia peggiore è quella dei governanti che non ascoltano il popolo!». Seguono poi una raffica di insulti.

Proteste sul profilo del ministro, che cancella i commenti

Brunetta discute con un precario.

Le proteste hanno trovato sfogo naturale anche nella pagina Facebook del ministro stesso. Che, nonostante i suoi 73.800 iscritti, non aveva forse mai raccolto oltre 1.900 commenti.
«Si vergogni», hanno scritto in molti; «si dimetta», hanno aggiunto tanti altri. Ma i giudizi sono anche più severi: «Non sei degno del ruolo che copri e non sei degno di guardare in faccia o di parlare a nessun lavoratore». «Renato», ha scritto un giovane, «prova a lavorare come faccio io tutte le notti dall'una alle nove di mattina, ho due cazzo di lauree da 110 e lode e non ho trovato nessun lavoro migliore di questo, prova a farlo per un anno, poi vediamo chi di noi è il migliore e chi il peggiore».
L'amministratore del profilo del ministro ha avuto il suo bel daffare a cancellare il post dove originariamente si erano concentrate le proteste. Ma ogni altro contenuto inserito sulla pagina è diventato occasione di sfogo per la rabbia dei cittadini digitali.
LA VERSIONE DI BRUNETTA. Ma il ministro, in tutta risposta, ha dato la sua versione dei fatti: «Ho preferito lasciare la sala quando ho capito che la signora intendeva sollevare il problema dei precari nella Pubblica amministrazione», ha spiegato, riferendosi al fattaccio di Roma. «Un argomento non solo estraneo al tema del convegno, ma che avrebbe richiesto ben altro tempo e ben altra attenzione. A quel punto da parte di alcuni suoi sodali sono iniziati a volare insulti ('Buffone!', 'Vai a lavorare!')», ha proseguito il ministro, «accompagnati dall’esposizione di un grande striscione di protesta, a riprova di quanto la loro azione fosse stata premeditata con cura a fini mediatici. Da qui il mio duro giudizio su lorsignori (non certo sui precari tout court), che ribadisco con forza: 'Siete l’Italia peggiore'».
Da ultimo, Brunetta ha gettato benzina sul fuoco delle proteste online: «L’Italia peggiore è quella che usa la Rete come un manganello per agguati squadristici, senza aver nulla da dire. Che pena».

Irriso su Twitter, scaricato dal forum Pdl

Una precaria chiede la parola durante l'incontro dei giovani industriali.

Su Twitter, al contrario, è più visibile l'ironia che ha colpito Brunetta. Come già per l'elezione di Giuliano Pisapia a sindaco di Milano, il social network di microblogging sembra aver scatenato la fantasia degli utenti. Che questa volta si sono concentrati intorno all'hashtag (l'argomento) «#lavoriprecaridibrunetta».
Sono oltre 400 all'ora i 'cinguettii' che immaginano quale occupazione il ministro potrebbe ricoprire da precario.
I suggerimenti non mancano: «Sassolino nella scarpa», «Ago della puntura di Scilipoti», «Biglia da spiaggia», «Tamagotchi». Così come non mancano i riferimenti proprio alla campagna milanese: «Guida turistica a Sucate», l'oramai famoso non-luogo dove avrebbe dovuto sorgere l'omonima moschea che tanto aveva tenuto in apprensione l'ex sindaco del capoluogo lombardo Letizia Moratti.
E perfino dal forum di discussione del sito del Popolo della libertà, Spazio Azzurro, è giunta la condanna a Brunetta: «Una delle cose che mi ha spinto a non votare più il Pdl», ha scritto Marco, «è la scelta nucleare. Un'altra cosa è la scelta del ministro Brunetta, autogol vivente e costante».

15 Giugno Giu 2011 1620 15 giugno 2011
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