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IL PROFILO
4 Luglio Lug 2011 1528 04 luglio 2011

Clemente viaggia in Delta

Carriera, fede e amicizie di J Mimun.

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La fedeltà prima di tutto. Il suo credo, spiegò una volta, è «Dio, patria, famiglia», ma con quest’ultima da intendersi in senso allargato. Gli amici che contano, gli amici degli amici, la famiglia di amici giusti.
IN RAI GRAZIE A MARTELLI. Anche in Rai ci entrò grazie a un amico, Claudio Martelli, ex ministro del Psi, così come socialista era il giovane giornalista Clemente J. Mimun, un inizio da fattorino all’Asca.
«Ero praticamente disoccupato. Martelli mi stimava per ragioni che non riguardano corti, cortigiani, regni, adulazioni o cose del genere. Mi rivolsi a lui. E lui mi fece entrare in Rai alla prima occasione».
Sulle intercettazioni che adesso lo inseriscono nella struttura Delta chiamata a governare l’informazione di viale Mazzini, Mimun direbbe che non gli rendono giustizia. Quella è fratellanza, non cricca.

Dal Tg1 in quota socialista al Tg5 e ritorni

Clemente J Mimun all'epoca della direzione del Tg1.

Mimun del resto ha dato sfoggio di grande spirito di adattamento al mutare di clima politico, quel comportamento che nella tivù pubblica gli è valso il soprannome di Panda.
I TRASLOCHI DI CLEMENTE. «In Rai ha cominciato, in quota socialista, nel Tg1 democristiano, ha proseguito nel Tg2 craxiano, poi è passato nel Tg5 berlusconiano. È tornato come direttore nel Tg2 della Moratti, è stato confermato dai veltroniani del centrosinistra. E con il ritorno di Berlusconi a Palazzo Chigi è finito a dirigere il Tg1», scrisse Claudio Sabelli Fioretti riassumendo la sua carriera giornalistica.
Manca però l'ultimo aggiornamento: ovvero che, uscito dal Tg1 del centrosinistra per far spazio a Gianni Riotta, gli venne data la direzione del Tg5, quello della real casa, dove si trova tuttora. Se però qualcuno gli chiede qual è la sua fede, lui vira paraculescamente sul calcio e risponde «Lazio», squadra di cui è ultra.
LA MOGLIE A SEGRATE. Sposato, due figli, Clemente J ha una moglie giornalista, Karen Rubin, che lo scorso dicembre ha lasciato Panorama stanca, si dice, di sentirsi rinfacciare la parentela.
Quella che per altro deve esserle servita quando, qualche anno prima, una telefonata dei vertici Mediaset (la struttura Delta?) la catapultò d'imperio a Segrate.

Il Monello Mimun e l'odio per l'adulazione

Mimun, direttore del Tg5.

A proposito, ma la J prima del cognome, per cosa sta? «Sta per Jackie Coogan», rispose Mimun a Stefano Lorenzetto in un'intervista. «Mio padre, patito di Charlot, volle darmi questo secondo nome per ricordare l’attore protagonista del Monello. Spero di non morire alcolizzato come Coogan. E soprattutto di continuare a rompere vetri».
Il monello Mimun, che per altro passa per un grande antipatico, in effetti qualche detrattore se l’è procurato. Il più acido è stato Piero Fassino che lo paragonò a Joseph Goebbels, il ministro della Propaganda nazista.
Giovanni Sartori sul Corriere della Sera disse che Mimun inserisce nel tigì «pochissimi minuti di notizie rilevanti per evitare grane». Lui segna i nomi sul taccuino e aspetta la vendetta.
IL TRADITORE GIORGINO. Non si considera affatto un adulatore del potere berlusconiano, per quanto sia ascrivibile a quell’area (ha detto che farà outing politico «solo se lo fanno tutti. Tutti quanti, insieme, contemporaneamente, diciamo per chi votiamo, quali azioni abbiamo, per quale squadra tifiamo»).
Anzi, gli adulatori li detesta: «Se guardo Francesco Giorgino (il giornalista del Tg1, ndr), mi chiedo se ci sia un suo gesto privo di un calcolo. Dirigevo il Tg2, lui era a Sanremo per un Dopofestival. Mi vide e mi salutò in diretta: 'Ecco Mimun, un grande direttore, speriamo venga presto da noi'… Mi vergognai per lui. Poi, quando ero al timone del Tg1, lui che era sempre stato di centrodestra, in un momento politicamente complicato, in un’intervista prese le distanze da Berlusconi e attaccò la mia gestione. Non ebbi dubbi: io lo avevo portato all’edizione delle 20 e io di lì lo tolsi. Parliamo di una persona che ha scritto un manuale di giornalismo e non ha messo in copertina una foto di McLuhan. Ma di se stesso».
MOLTI AMICI, MOLTE DIREZIONI. Mimun si è tolto qualche sassolino dalla scarpa in un libro sulla Rai, che però è rimasto nel cassetto (titolo Fritto o VedRai). Un bel po’ di retroscena e giudizi, in particolare sul Tg1 e sui suoi giornalisti.
Come Giulio Borrelli «messo alla direzione da D`Alema», Lilly Gruber «una conduttrice molto sindacalizzata che strepitava: in Rai i partiti facciano un passo indietro. Grazie ai partiti la signora ne ha fatto uno avanti, e proprio in politica», e via così.
Per lui è vero il detto: molti nemici, molti onore. Ma ce n'è anche un altro che gli calza a pennello: molti amici, molte direzioni.

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