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Ior: don Verzè è fallito

Perché un San Raffaele a pezzi non piace alle banche.

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Per abbozzare i destini dell'ospedale San Raffaele, diviso tra l'ipotesi di un concordato continuativo e quella di un fallimento con tanto di spezzatino societario, bisogna raccontare quanto avvenuto lunedì 18 luglio, a poche ore dalla morte di Mario Cal. Il colpo di Smith & Wesson, con cui l'ex braccio destro di don Verzè ha deciso di mettere fine alla sua vita terrena, ha avuto l'effetto immediato di intasare le linee telefoniche tra Milano e Roma.
Nello specifico, quelle che mettono in contatto la sede di Intesa San Paolo (la banca più esposta nel crac) nel capoluogo lombardo, il torrione dello Ior e gli uffici della segretaria di Stato del Vaticano.
In quelle ore così concitate, quando le agenzie avevano appena lanciato la notizia del suicidio dell'ex vicepresidente della Fondazione Monte Tabor, Ettore Gotti Tedeschi - presidente della banca vaticana e nuovo membro del consiglio di amministrazione dell'ospedale - ha deciso di alzare la cornetta e chiamare il segretario di Stato Tarcisio Bertone.
MEGLIO DI UN GIALLO DI DAN BROWN. Il banchiere, che ama alzarsi alle 5.00 e andare a messa alle 8.00 (sempre dopo aver letto i giornali), aveva ben chiaro che cosa raccontare al porporato. E, infatti, gli ha esternato di nuovo tutti i suoi dubbi su un'operazione di salvataggio sempre più simile a un giallo di Dan Brown, per la creazione di un «polo della sanità cattolica» che unisca il San Raffaele, il Policlinico Gemelli e il Bambin Gesù di Roma, o il San Pio da Petralcina in Puglia.
Del resto, sono mesi che l'ex manager Mckinsey va dicendo alle persone più fidate che «sarebbe stato meglio non addentrarsi nell'affare e nei debiti del San Raffaele che potrebbero superare il miliardo di euro».
Non è chiaro cosa gli abbia risposto Bertone, dopo aver capito che Cal aveva usato quella pistola per scrollarsi di dosso le responsabilità sulla gestione dell'ospedale. Di certo il cardinale ha deciso di prendere altro tempo, optando poi per una telefonata allo stesso Corrado Passera, che non ha sciolto per niente i dubbi che attanagliano l'ex arcivescovo di Genova. Anzi, probabilmente li ha resi ancora più complessi.

Passera e Formigoni per allontanare l'ipotesi spezzatino

Il banchiere di Intesa, vicino al governatore lombardo Roberto Formigoni, gli ha ricordato la sua posizione a favore del concordato continuativo per salvare l'intero ospedale e cedere solo le partecipazioni non strategiche: dalle piantagioni di mango in Brasile fino agli alberghi in Sardegna.
IL PIANO DI SALVATAGGIO PRONTO. La bozza del concordato c'è già ed è pronta da 10 giorni, solo che Don Verzè e Cal si sono opposti venerdì 15 luglio.
Ora il tribunale di Milano ha dato un ultimatum per sbloccare la situazione venerdì 22 luglio, altrimenti martedì 26 aprirà la procedura di fallimento, con tanto di commissariamento e possibile smembramento degli assett più importanti di quest'ospedale. Non solo, la vicenda potrebbe avere ripercussioni penali pure su don Verzè.
In Vaticano, stanno quindi ragionando su un'altra ipotesi un po' più cinica: lasciar fallire la baracca ed entrarci più tardi insieme con altri soci. Si spenderebbero meno soldi per colmare i debiti e, a parte qualche grana iniziale con l'eventuale curatore fallimentare, lo stesso Ettore Gotti Tedeschi potrebbe finalmente tornare alle devozioni con l'animo in pace.
GLI APPETITI DI ROTELLI E DE BENEDETTI. D'altra parte, in queste ore così intense, nel gruppo San Donato di Giuseppe Rotelli, come in quello farmaceutico Bracco, fino alle holding ospedaliere di Carlo De Benedetti e in quelle della famiglia Angelucci, si fa un gran parlare dei pezzi pregiati del San Raffaele che potrebbero essere dismessi dal tribunale fallimentare. E i sanraffaeliani segnalano la linea dura tenuta dai grandi quotidiani sulla crisi della loro creatura. In particolare di Corriere e Repubblica: nel primo Rotelli è azionista, nel secondo l'editore è De Benedetti.
«Quando si dovrà vendere, sarà più facile cedere uno scadente albergo in Sardegna o la divisione Resnati, su cui la Bracco ha già fatto un'offerta di 30 milioni di euro?», ha detto una fonte ben informata su quello che sta accadendo sotto la cupola di via Olgettina. E gli appetiti dei possibili compratori sono diversi, da Villa Turro, per la quale si dice sia De Benedetti il più interessato, fino alle altre divisioni di una realtà che resta un'eccellenza ospedaliera.

L'obiettivo comune: prendere tempo in vista del 22 luglio

Quando le situazioni diventano complesse in Vaticano, gli storici sostengono sempre che nelle segrete stanze della Santa Sede sia nascosta una macchina del tempo. E nel vedere il comportamento del nuovo consiglio di amministrazione del San Raffaele, pare che questo congegno esista per davvero.
LO IOR COMANDA MA NON HA INVESTITO. Non si spiegherebbe in altro modo l'atteggiamento dei nuovi quattro consiglieri targati Ior. A due settimane dall'insediamento, Gotti Tedeschi, insieme gli altri tre (Giovanni Maria Flick, Giuseppe Profiti e Vittorio Malacalza), non ha ancora sciolto la riserva sui finanziamenti che la banca del Papa dovrà versare al colosso della sanità milanese: 250 milioni ? O 300 milioni? Nessuno lo sa.
Forse nemmeno il mattiniero banchiere che si è infatti prodigato nel chiedere una nuova perizia sullo stato dei debiti della Fondazione Monte Tabor. E intanto lo stesso Flick si è recato in procura per chiedere altro tempo ai magistrati. In ogni caso, secondo Milano Finanza, il San Raffaele deve ai fornitori 584 milioni, alle banche 220, mentre il resto è rappresentato da passività per leasing immobiliari e verso società di factoring. Il totale porta a un buco di 1.047 milioni e a un fabbisogno urgente di cassa per 120. Tanti soldi, quindi, che lo Ior preferirebbe non sborsare di tasca propria.
I DUBBI SUL FONDO INTERNAZIONALE. Anche perché, oltre che sui quattro consiglieri, continuano ad addensarsi nubi di incertezza pure sugli altri due, Maurizio Pini e Massimo Clementi. Sono l'espressione di un fantomatico fondo internazionale giunto per salvare don Verzè e tutto il San Raffaele. Purtroppo, però, nessuno ha ancora capito chi ci sia dietro. George Soros? Gli americani? I cinesi ? Anche qui nessuno sa dirlo e un fallimento potrebbe cancellare in un sol colpo tutte queste perplessità.

20 Luglio Lug 2011 2034 20 luglio 2011
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