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«Mai più tasse»

Niente Irap e patrimoniale: 17 anni di promesse mancate.

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Nel libro La volpe e l'uva, lo scrittore Roberto Gervaso ha scritto: «Un politico che non fa promesse è come una puttana che non fa marchette».
Ma se si dovesse dare un Telegatto al più grande millantatore dell'ultimo decennio, a vincere sarebbe il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Non solo per il suo ottimismo ma per la perseveranza nel rassicurare gli italiani e promettere sempre la stessa cosa: «Meno tasse per tutti».
Un motto vincente e convincente che, nonostante la sua mancata realizzazione, ha sempre fatto breccia nel cuore degli italiani. Basta ascoltare i discorsi del premier per capire che quella promessa è ormai diventata una chimera.

«Non metteremo le mani nelle tasche degli italiani»

«Nonostante la forte tempesta economica abbiamo saputo tenere dritta la barra, mettere in sicurezza i conti pubblici e garantire la coesione sociale in una fase di difficoltà per l'occupazione. Il tutto, voglio sottolinearlo ancora una volta, senza mettere mai neppure una volta le mani nelle tasche degli italiani». Così Silvio Berlusconi in uno degli ultimi discorsi alla Camera.
Poi la manovra finanziaria 2011 si è abbattuta sul Paese smentendo il premier: ticket sanitario (10 euro in più per ogni ricetta medica) e 25 euro per un codice bianco al pronto soccorso; aumento della benzina, taglio alle agevolazioni fiscali con conseguente aumento della pressione fiscale dell'1%.

«La patrimoniale? Un esproprio, lo impediremo»

In un'intervista al Tg1 delle 20 del 2 febbraio 2011, il presidente del Consiglio puntualizzò le iniziative che il governo si accingeva a varare. Il cosiddetto Piano per la crescita prevedeva dalla deregulation per iniziativa imprenditoriale al rilancio del piano casa, fino all'attuazione del piano per il Sud. Obiettivo: «Arrivare a un incremento del Prodotto interno lordo (Pil) del 3%, magari anche del 4% nel giro di cinque anni».
NESSUN AUMENTO DELLE IMPOSTE. Ma già allora aleggiava lo spettro della patrimoniale, contro la quale il premier si scagliò con forza: «Sarebbe un gigantesco esproprio, ma noi lo impediremo». Secondo Berlusconi la responsabilità era delle «vecchie forze politiche, soprattutto il comunismo», che si stavano coalizzando e avevano «in mente una sola idea, sempre la stessa: tassare gli italiani».
Un'ingiustizia che Berlusconi promise di fermare: «Faremo pagare le tasse agli evasori, stiamo già approvando i decreti di attuazione del federalismo fiscale che non comporterà alcun aumento delle imposte», rassicurò. «Nonostante gli attacchi inauditi che mi vengono rivolti, io resto sereno e continuerò a lavorare per garantire agli italiani e soprattutto ai giovani una prospettiva di libertà e di benessere», aggiunse.
Un benessere sempre più lontano, soprattutto per quei giovani italiani che, a distanza di appena sei mesi sono al terzo posto nelle classifiche dell'Unione eruopea per quanto riguarda la disoccupazione: + 27,8%.

A Napoli: «Sospenderemo il pagamento dell'imposta dei rifiuti»

Ma le promesse del Cavaliere erano anche mirate sul territorio: «Con gli abbattimenti indiscriminati si colpiscono anche molte famiglie che non sono benestanti, ma povere, con molti figli, e che non saprebbero dove andare», ha dichiarato in un comizio elettorale a Napoli durante le ultime amministrative di maggio 2011. «E allora io ho preparato un apposito decreto di sospensione per prendere tempo almeno fino alla fine dell'anno», promise, «non lasceremo che delle famiglie vengano buttate sul lastrico». E così ecco una delle ultime promesse anti tasse: «Con il consenso del governo si sospenderà il pagamento dell'imposta dei rifiuti finché a Napoli esisterà un solo mucchio di rifiuti». Parola di Gianni Lettieri e Silvio Berlusconi. Non mantenuta.

Tagliare l'Irap e introdurre il quoziente familiare

Ancora promesse, ancora tagli. «Abbiamo nel programma dei punti che per noi sono delle promesse rivolte agli elettori, e così intendiamo realizzare la riduzione dell'Irap sino a che non ci sarà più. E introdurre il quoziente familiare», annunciò nel novembre del 2009 durante la trasmissione di Rai3 Ballarò.

«Pressione fiscale sotto il 40% del Pil»

E ancora in campagna elettorale, nel febbraio 2008, il Cavaliere rispolverò il suo cavallo di battaglia: le tasse. «Rinnovo subito la nostra prima promessa che è quella di non mettere mai le mani nelle tasche degli italiani e di ridurre la pressione fiscale, di farla scendere sotto il 40% del Pil». Poi, però, è iniziata la lunga manovra di retromarcia. Già nel gennaio 2010, Berlusconi disse: «Siamo di fronte a un caso che si impone, la stituazione tributaria è diventata troppo complicata...l'attuale situazione di crisi non comporta nessuna possibilità di riduzione delle nostre imposte...è fuori di discussione che si possa pensare a un taglio delle imposte».

Il taglio delle tasse: una promessa da prima pagina

Un leitmotiv quello del taglio delle tasse a cui gli stessi giornali, di destra e di sinistra, hanno dedicato per anni le loro prime pagine. Con titoli altisonanti come quello del quotidiano torinese La Stampa che nel 1999 titolò: «Berlusconi lancia la crociata contro le tasse». E ancora: «Così ridurrò le tasse per tutti», virgolettò Il Giornale nel 2000. «Berlusconi: meno tasse dal 2003», riportò Il Messaggero nel 2002.
E ancora, nel 2002 Milano Finanza aprì con l'ennesima promessa del Cavaliere: «Imprese, tasse più leggere dal 2004». Come anche Libero che nel 2004 scrisse: «Berlusconi: vi taglio le tasse se lavorate tutti un po' di più».

«Moralmente autorizzato a evadere le tasse»

Tasse odiate, quelle che Berlusconi ha sempre cercato di abolire e denigrare. Ben lontano dalla linea di pensiero di un ex ministro dell'Economia come Tommaso Padoa Schioppa che, nel 2007, le definì addirittura «bellissime». Per il premier, invece, rappresentano un mostro a sei teste da combattere o evadere: «Se lo Stato mi chiede il 50% e passa, sento che è una richiesta scorretta e mi sento moralmente autorizzato a evadere per quanto posso questa richiesta dello Stato».

12 Agosto Ago 2011 1126 12 agosto 2011
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