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DUELLO FRA CASTE
30 Agosto Ago 2011 1727 30 agosto 2011

Il politologo Buffon, tra manovra e pallone

Le invasioni di campo del portiere capitano della Nazionale.

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Gianluigi Buffon, il portiere capitano della Nazionale.

Il più delle volte indossa i panni del tipo sornione, sorridente e che affronta i fatti della vita con una simpatica smorfia stampata sul volto. Ma quando si cambia abito, lascia il segno. Gianluigi Buffon è un portiere che sa vincere, campione del mondo con l’Italia nel 2006, e non solo para i colpi delle polemiche, ma prova anche a partire al contrattacco: una dote che forse gli deriva dalle esperienze come centrocampista mentre muoveva i primi passi nel calcio.
Lo ha dimostrato anche lunedì 29 agosto, intervenendo a gamba tesa sullo sciopero che ha bloccato la prima giornata di Serie A dal ritiro della Nazionale a Coverciano.
NOI NON C'ENTRIAMO. Il capitano dell'Italia di Cesare Prandelli ha preso di mira la Lega di Serie A di Maurizio Beretta e la politica, assicurando che «questo posticipo della prima giornata non è stato voluto da noi calciatori».
Al contrario, le controparti avrebbero agito in modo tale da addossare sui professionisti del pallone responsabilità che non hanno. Insomma una mossa per distrarre il popolo italiano da tematiche ben più importanti. «Grazie al calcio non si è parlato di riforme. Il popolo è volubile. C’è solo una piccola parte che va a fondo nelle cose e si informa per farsi una propria opinione», ha spiegato lo juventino.
CONTRO I PRESIDENTI. Sgombrato il campo dal tanto discusso contributo di solidarietà (ora accantonato dalla nuova manovra presentata dalla maggioranza di governo) e dal trattamento dei fuori rosa, Gigi si è levato i guanti e ha catechizzato su tutto e tutti, compresi i dirigenti delle società: «Alcuni sono incapaci: se hai 40 giocatori in rosa, allora non hai saputo gestire la situazione. Però è un problema che in due o tre anni si risolve da solo perché i contratti vanno in scadenza e se i dirigenti hanno imparato dai propri errori, le rose tornano a essere di 20 o 25 giocatori».

Sfida tra privilegiati: il duello con Calderoli

Gianluigi Buffon

Insomma un Buffon tuttologo, lontano mille miglia dai temi in genere toccati dai colleghi. E poco importa se il rischio di sprofondare nella demagogia o di collezionare figuracce sui temi storici sono sempre dietro l'angolo.
Nell'estate 2010 ingaggiò un duello con il ministro per la Semplificazione normativa, il leghista Roberto Calderoli, che alla vigilia del Mondiale sudafricano chiese alla Federcalcio di ridurre i premi previsti per i calciatori convocati con l’Italia.
«Se Calderoli mi dice dove dovrebbero andare i nostri possibili non introiti, magari ci potrei fare un pensiero», fu la risposta del portiere che rifilò la stoccata finale. «Non capisco come mai i politici cavalchino sempre l’onda del Mondiale per fare certe sparate, per poi fare retromarcia se le cose vanno bene». In quel caso, l’avventura azzurra finì male, malissimo.
AI TEMPI DELLE AMMINISTRATIVE. Linguaggio spiccio e tendenzialmente antipolitico, quello di Buffon. Lo scorso 31 maggio, all’indomani della vittoria di Giuliano Pisapia nella corsa a sindaco di Milano e di Luigi de Magistris a Napoli, fornì la sua visione dei fatti: «In Italia qualcosa è cambiato, l’italiano non ne può più». Una presa di posizione un po' banale e antiberlusconiana, da un personaggio che non ha mai nascosto le proprie simpatie per la destra? Non esattamente, dal momento che si trattò di uno sfogo più generale: «È una situazione politica diversa dalla tradizione. Siamo anni luce distanti dal concetto di sinistra e di destra. Quegli ideali non esistono più».

Gli scivoloni nazi-fascisti di Gigi

Buffon esibisce lo striscione con la croce celtica dopo la vittoria del Mondiale 2006.

Soltanto una decina di giorni più tardi Buffon scatenò altri dibattiti nel bel mezzo dello scandalo scommesse e della caccia al nome grosso, dove per qualche ora comparve anche quello di Francesco Totti: «Siamo sempre l’Italia di piazzale Loreto, basta un nome in prima pagina e tutto viene infangato, quando il fatto per ora non è chiaro. Bisogna stare molto attenti a dare giudizi troppo veloci: anni fa ci sono passato anch’io, infangato in prima pagina per una cosa nella quale non c’entravo per niente».
ERRORI DI GIOVENTÙ. Di fronte al paragone storico ci fu chi gli rinfacciò la maglietta con la scritta «Boia chi molla», quella con il numero 88 che negli ambienti neonazisti sta per «Heil Hitler», chi lo striscione esibito per il trionfo di Berlino con lo slogan «Fieri di essere italiani» accompagnato da una croce celtica. In tutti i casi, il portiere disse di non conoscere il signficato di quei simboli.
Al momento il suo primo pensiero è ben altro: «Mi alleno dal 6 luglio e vorrei finalmente giocare una partita vera».

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