Amanda Knox Udienza 110725174403
LE POLEMICHE
4 Ottobre Ott 2011 2024 04 ottobre 2011

Amanda, sentenza a pressione

Dubbi sul ruolo di Clinton nel verdetto.

  • ...
Amanda Knox all'udienza del 25 luglio 2011 per il processo a suo carico per l'omicidio di Meredith Kercher, per cui sta già scontando 26 anni di carcere.

Concluso il capitolo giudiziario, con l’assoluzione di Amanda Knox e Raffaele Sollecito dall’accusa dell’omicidio di Meredith Kercher per non aver commesso il fatto, le polemiche hanno avuto il sopravvento sulla scarcerazione dei due ragazzi. I familiari della giovane inglese uccisa quattro anni fa hanno sollevato per primi i dubbi sulla sentenza promettendo battaglia: «Finché non si conosce la verità non possiamo perdonare nessuno». Ma non sono gli unici a essere rimasti perplessi per un finale che molti avevano pensato diverso, in forza alla sentenza di condanna di primo grado.
LA SODDISFAZIONE DEGLI USA. Alla perplessità si sono uniti i dubbi circa le eventuali pressioni esercitate sul verdetto. E non solo quelle mediatiche. Ha insospettito, per esempio, l'ufficialità con cui il dipartimento di Stato americano ha espresso la propria soddisfazione per la sentenza. «Gli Stati Uniti apprezzano lo scrupoloso riguardo», ha scritto in una nota il ministero guidato da Hillary Clinton, «con cui il caso (di Amanda Knox) è stato trattato dal sistema giudiziario italiano».
I CABLE E L'ATTENZIONE DI CLINTON. Del resto, in questi quattro anni, il dipartimento di Stato ha sempre mantenuto alta l'attenzione sull'amcit - acrononimo che sta per american citizen (la cittadina americana) Amanda Knox. Lo dimostrano numerosi cable diplomatici inviati a partire dal 6 novembre 2007, appena all'ambasciata americana fu comunicato l'arresto della studentessa di Seattle. Da allora, e a più riprese, politici americani - dello Stato di Washington (dove si trova Seattle, città natale di Knox) in particolare - hanno esercitato pressioni affinché la signora Clinton in persona si occupasse del caso.
AMANDA, CASO UNICO. Nulla di strano, se non fosse che Amanda è stata l'unica cittadina americana reclusa all'estero a essersi guadagnata questo tipo di attenzioni. Secondo i dati del dipartimento di Stato ottenuti dal Los Angeles Times, nel 2007, almeno 4.456 suoi connazionali si trovavano dietro le sbarre in Paesi esteri. E nessuno di loro, o dei loro familiari, ha avuto il sostegno che la responsabile della politica estera Usa ha concesso ad Amanda.

Gli Amici di Amanda hanno raccolto 80 mila dollari

A esercitare pressioni sul caso Knox, e a far dubitare all'opinione pubblica dell'oggettività della sentenza di assoluzione, non è stata solo la politica statunitense. Il magnate Donald Trump, per esempio, si è sempre schierato apertamente per l'innocenza di Amanda. Il miliardario, prima del verdetto, non ha lesinato interviste e apparizioni sui media nazionali Usa arrivando a invitare lo stesso presidente Barack Obama a occuparsi della questione. «Che gli americani boicottino l’Italia e i suoi prodotti», è arrivato a tunare Trump.
Assieme a lui, non è da sottovalutare l'impegno, anche economico, del comitato 'Amici di Amanda'. Che, secondo il quotidiano Seattle Times, è riuscito a raccogliere 80 mila dollari per sostenere la ragazza organizzando eventi di beneficenza.
DUBBI SULLE SPESE LEGALI. Lo sforzo finanziario e logistico dei sostenitori di colei che maliziosamente il tabloid New York Post ha soprannominato Foxy Knoxy (alla quale secondo gli esperti di pubbliche relazioni, tra comparsate e interviste potrebbero piovere addosso la bellezza di 14 milioni e 300 mila euro, centesimo più centesimo meno) non è stato di poco conto: i genitori e il patrigno sono di ceto medio, non ricchi, e tra viaggi e parcelle di periti e avvocati le spese, sempre secondo il quotidiano Seattle Times, sarebbero lievitate fino a 1 milione di dollari. Anche se le stime di Lettera43.it parlano di cifre di gran lunga inferiori almeno per quanto riguarda le spese legali: circa 100 mila euro per avvocato.
L'ACCOGLIENZA A SEATTLE. La madre Edda Mellas e il padre Curt Knox, divorziati ed entrambi risposati, hanno acceso un secondo mutuo sulle loro case, esaurito le carte di credito e prosciugato i fondi pensione. Una nonna avrebbe addirittura ipotecato la casa per 250 mila dollari.
Uno degli Amici, il produttore cinematografico Tom Wright, ha commentato sempre sulle pagine del Seattle Times: «Ad Amanda diciamo: 'Vai, sei stata grande. Ti accoglieremo a braccia aperte». Chissà che non abbia già in cantiere un film ad hoc sulla vicenda della 24enne.

Girlanda e la ristampa del libro sulle confessioni di Knox

Rocco Girlanda.

In Italia, invece, uno dei pochi che ha sempre avuto a cuore le sorti della giovane studentessa americana è Rocco Girlanda, 45enne deputato del Popolo della libertà.
LE VISITE IN CARCERE. Da due anni Girlanda, presidente onorario della fondazione Italia Usa, ha compiuto regolari visite alla studentessa americana che si sono trasformate in un libro, intitolato Io vengo con te (edizioni Piemme). Racconti, sfoghi, confessioni sono state raccolte con perizia in nome della verità processuale che ancora doveva essere scritta.
Il successo editoriale non è mai arrivato, ma l'esponente berlusconiano va molto fiero del suo contributo alla causa. Ora il volume - distribuito come e-book negli Stati Uniti, in Inghilterra e in Germania - è stato ristampato per l'occasione con una speciale fascetta in copertina: «Quattro anni in carcere da innocente». L'intero ricavato sarà devoluto, ha messo in chiaro l'onorevole pidiellino, alla fondazione.
«L'ONORE ITALIANO». La prima visita di Girlanda al carcere di Capanne risale al dicembre 2009, a pochi giorni dalla sentenza di primo grado. «Da Oltreoceano piovevano accuse di una sentenza permeata da sentimenti anti-americani e di un trattamento lesivo dei diritti umani nei confronti di una cittadina americana», ha spiegato. Così, lui si è esposto in prima fila «per ristabilire l’onore italiano e il legame con gli Stati Uniti».
Anzi, ha mantenuto il ruolo di presidente onorario della fondazione Italia Usa, «proprio fino alla sentenza d'appello», per annunciare a sentenza emessa che il suo incarico è concluso.
IPHONE IN REGALO. Non deve stupire, quindi, la sua presenza accanto alla studentessa all’uscita del carcere il 3 ottobre. Così come l’iPhone 4 che le ha regalato, infiocchettandolo con un biglietto che recita: «Per la tua libertà».
Oltre al rapporto formale c'è anche quello umano. E l'amicizia «passa dal piano istituzionale a uno esclusivamente privato, personale e indissolubile», ha detto commosso il deputato.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Correlati
Potresti esserti perso