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IL DOPO RAÌS
20 Ottobre Ott 2011 1557 20 ottobre 2011

I segreti del raìs

I dossier di Gheddafi che possono ribaltare gli equilibri.

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Il cadavere di Muammar Gheddafi.

Cane pazzo muore, ma non sparisce. O forse sparisce, ma non muore. Con Muammar Gheddafi, che un iracondo Ronald Reagan così ribattezzò dopo aver ordinato di radere al suolo Tripoli nel 1986, non si può mai sapere.
Lo hanno preso a Sirte, forse già ferito, in una buca.
La fine di ogni dittatura, e di ogni guerra, porta con sé i propri segreti. Ma quella del raìs, già aspirante al trono di re d’Africa, poi padre della Jamahiriya, è un caso a sé. Quand’anche ci saranno le foto del corpo, il luogo di sepoltura, i dettagli dell’epica operazione con cui i libici si sono ripresi la loro terra, molti in Occidente continueranno a tremare.
Perché la follia non ha tempi, né rispetto: miete le proprie vittime a distanza. Muammar Gheddafi era troppo scaltro, ed egocentrico, per non saperlo. E i suoi nemici, incluso i molti che negli ultimi anni si sono seduti nella sua tenda per omaggiarlo, sono troppo spaventati per non pensarci.

I dossier accumulati in 40 anni nelle mani dei figli

Nel 2006, a far visita a Muammar Gheddafi fu il cancelliere tedesco Gerhard Schroeder che aprì la via a nuovi accordi commerciali nel Paese del colonnello.

Da Washington a Roma, passando per Pretoria e Mosca, funzionari solerti hanno iniziato a scartabellare negli archivi. Il fruscio delle carte suona come il timer minaccioso di un ordigno di cui non si può prevedere la deflagrazione: in 42 anni, non c’è quasi nessuno che non si sia accorso alla corte del Colonnello. E a far paura sono tonnellate di dossier accumulati con maniacale consapevolezza dal regime. E oggi nelle mani di chissà chi.
I FIGLI E LA FUGA ALL'ESTERO. Tre dei figli del raìs si sono allontanati per tempo dalla polveriera domestica: Aisha, la primogenita, con entrature di peso sia alle Nazioni Unite, di cui fu ambasciatore, sia nel mondo arabo (fu tra i difensori di Saddam Hussein), è al sicuro in Tunisia.
Saadi e Hannibal hanno trovato riparo in Niger e da lì forse si sono spostati in una delle dozzine di ville, sparse tra Londra, la Malesia e il Venezuela, dove possono contare su amici e protezione.
LA GEOGRAFIA DEL POTERE. A loro il raìs potrebbe aver fornito gli strumenti necessari per uscire da qualsiasi impiccio: le prove dei rapporti stretti tra la Libia e le cancellerie occidentali. Una bomba a orologeria che in qualsiasi momento può cambiare la geografia del potere di mezzo mondo. Specie se associata alla somma che l'intelligence valuta intorno a 100 miliardi di dollari e che, si dice, sia nascosta nei caveau delle più grandi banche del pianeta.

Ira, Lockerbie e armi chimiche: gli affari sporchi con l'Occidente

Il 10 dicembre 2007, il presidente della Francia Nicolas Sarkozy accolse all'Eliseo il leader della Libia Muammar Gheddafi. La visita francese del Colonnello, che durò cinque giorni, aveva l'obiettivo di trovere un'intesa multimiliardaria sull'energia nucleare. A marzo 2011, però, fu proprio la Francia a iniziare le operazione belliche in Libia che poi hanno portato alla morte di Gheddafi.

Nei quattro decenni dopo il golpe con cui depose l’anziano re Idriss al Senoussi, Gheddafi ha intrecciato le trame di terroristi, faccendieri e presidenti ai quattro angoli del globo.
Ha finanziato l’Ira, il fronte Polisario, la banda Baader Meinhof, i palestinesi, gli independentisti del Darfur, i tuareg dell’Africa subsahariana. E, contemporaneamente, ha trattato con tutti i loro nemici.
Ha fatto da mediatore con i servizi segreti e torturato uomini per conto terzi, garantendo la sicurezza del mondo. Ha fatto esplodere aerei e discoteche e poi pattuito i risarcimenti, distribuendo prebende e incamerando perdono.
L'OCCIDENTE E IL PESO DEL PETROLIO. Ha comprato armi chimiche e forse anche nucleari, collezionato strumenti di guerra che l’Occidente prontamente serviva lontano dalle trattative ufficiali. Ha incamerato la proprietà di banche, aziende e fondi capaci di tirare le fila del capitalismo globale.
E ancora, in epoca recente, ha stretto patti e Trattati di amicizia, vendicato l’onta del colonialismo costringendo i suoi ospiti a umiliazioni proverbiali, e poi giocato con il petrolio, il gas e le preziosi concessioni.
IL CANE PAZZO E AUTOREVOLE. Non c’è leader, negli ultimi 40 anni, che non abbia avuto a che fare con lui: trattandolo con disprezzo (il cane pazzo di Ronald Reagan) o chinandosi a baciarne gli anelli. O, magari, facendo prima l’una poi l’altra cosa, redento dalle promesse e dai petrodollari che sempre sono fluiti copiosi fuori dalle tasche generose del raìs.

Gli inglesi sulla graticola, i servizi pronti a intercettare gli archivi

L'ex premier britannico Tony Blair è solo il primo della lunga lista di potenti ad aver iniziato già a pagare le spese dell'assalto agli archivi del Colonnello.
Sui 20 tir che hanno attraversato il deserto alla volta delle frontiere del Sud in un’infuocata alba di fine estate, qualcuno ha dimenticato di caricare preziosi faldoni che riguardavano i rapporti tra la “Stasi” libica e i servizi inglesi: lettere autografe che suggeriscono comportamenti, preparano incontri, rivelano una consuetudine profonda e radicata tra il dittatore più odiato del mondo e i gentleman britannici.
INTERCETTARE E DISTRUGGERE L'ARCHIVIO. Ma quelli ritrovati nella Tripoli frettolosamente abbandonata, sono solo una minima parte di tutti i documenti che oggi fanno tremare le scrivanie di mezzo mondo. E di certo qualcuno ha già mandato i propri agenti migliori in missioni esplorative, per capire quanto ha lasciato detto Muammar ai figli, e dove siano nascoste le prove di tanti traffici.
La vera missione ora è un’altra: intercettare quell’archivio e distruggerlo. E c’è da scommettere che gli Alleati, per quest’ultima operazione senza fanfare né conferenze stampa, non baderanno a spese.

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