ELEZIONI
25 Ottobre Ott 2011 0600 25 ottobre 2011

Tunisia, il partito islamico verso la vittoria

Il gruppo di Ghannushi, Ennahdha, è in testa in molte circoscrizioni.

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Grande entusiamo per l'alta affluenza in Tunisia in occasione delle elezioni dell'assemblea costituente tenutesi il 23 ottobre 2011.
Votazioni che starebbero delineando la vittoria del partito confessionale EnnahdHa confermando le previsioni della vigilia che gli attribuivano la maggioranza relativa. Anche se si tratta di dati parziali, secondo esponenti della fazione, in alcune circoscrizioni la «creatura» di Rashid Ghannushi avrebbe superato il 50% dei consensi. Samir Dilou, componente dell'ufficio politico del partito, basandosi su «fonti proprie» del gruppo, ha dichiarato: «Ci aspettiamo di attestarci intorno al 40% dei voti». Un altro esponente, Adel Chaouch, ha aggiunto che «é chiaro che Ennahdha è davanti a tutti nella grande maggioranza delle circoscrizioni. La questione, ora, è sapere chi sono i numeri 2 e 3».
DOCCIA FREDDA PER IL PDP. Il Partito democratico progressista (Pdp) ha preso atto del cattivo risultato elettorale, dopo che i sondaggi lo davano al secondo posto dietro al partito islamico. In una dichiarazione all'Afp, Maya Jribi, segretaria generale del Pdp, ha detto che «la tendenza è molto chiara. Il Pdp è mal posizionato. Questa è la decisione del popolo tunisino. Mi inchino davanti a questa scelta. Mi felicito con coloro che hanno ottenuto l'approvazione del popolo tunisino». La donna ha quindi annunciato che il Pdp si collocherà all'opposizione nei confronti di una futura maggioranza che dovesse essere guidata da Ennahdha.
La diffusione dei risultati ufficiali è prevista per il 25 ottobre.
MOLTE DONNE HANNO VOTATO. Intanto l'Alta istanza per le elezioni ha riferito che il 90% dei circa quattro milioni e centomila di tunisini che, nel Paese o all'estero, si erano iscritti volontariamente nelle liste elettorali, ha votato. La percentuale riguarda, quindi, soltanto quegli elettori che avevano espresso la volontà di votare, iscrivendo il loro nome negli elenchi delle circoscrizioni tunisine e dei seggi all'estero. Ancora da computare, invece, le percentuali degli altri tunisini, circa tre milioni, che non avevano adempiuto originariamente a questa incombenza e che, in ogni caso, hanno ottenuto di potere esprimere la loro preferenza registrandosi presso le municipalità.
Altissime anche le percentuali al voto nei seggi istituiti all'estero.
ALTE PERCENTUALI DEL VOTO ALL'ESTERO. Significativi i numeri del voto in Italia (40%), Germania (32%), Belgio (50%) e Canada (50%, dove gli elettori hanno dovuto superare la normativa locale che impediva il voto per altri Paesi). Ancora incerta la percentuale dei votanti in Francia, che comunque viene data tra il 60 e il 70 per cento degli iscritti. Per Abu Dhabi e Dubai il dato ufficialmente è del 100 per cento, ma non poteva essere altrimenti perché non vi erano i registri di iscrizione e quindi la percentuale è stata calcolata sui votanti.
Il ministro degli Esteri, Franco Frattini, a margine di un convegno alla Camera, ha definito fondamentale l'alta affluenza commentando: «Ci sono state, tra l'altro, molte donne, era inaspettato: vuol dire che gli uomini e le donne della Tunisia hanno capito che questo è il momento per dire la loro. Noi li sosterremo con molta forza nella strada verso una democrazia normale».
UOMO MUORE NELL'ATTESA DI VOTARE. Le operazioni di voto e quelle di scrutinio, contrassegnate da molte violazioni del regolamento elettorale, soprattutto per quanto riguarda l'attività di rappresentanti di alcuni partiti che hanno continuato a fare propaganda, anche vicino ai seggi, nonostante l'espresso divieto, sono andate avanti senza grandi problemi, pure se con lentezza.
Lunga l'attesa che è stata fatale ad un uomo di cui non si conosce nè il nome, né l'età: il «martire» della Tunisia, così è stato definito, è morto la sera del 23 ottobre per un infarto mentre in fila aspettava di votare ad Hammam Ghezaz, una delle circoscrizioni elettorali di Nabeul. Mohamed Afif, presidente del seggio, uno dei primi ad accorrere quando l'uomo s'é accasciato, lo ha celebrato dicendo: «Pur di votare e partecipare a questa giornata storica per il Paese ha affrontato una lunga attesa, ben cosciente delle sue condizioni fisiche precarie».
DELEGAZIONE UE IN TUNISIA. Gabriele Albertini, che guida una delegazione del Parlamento europeo in Tunisia per seguire le elezioni, ha commentanto: «Andare a votare e uscire dal seggio con il dito impregnato di inchiostro deve essere un motivo di grande fierezza per i tunisini, molti di loro avevano le lacrime agli occhi».
L'Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza Ue Catherine Ashton ha definito le elezioni una tappa «storica» che segna «l'inizio di una nuova era» per il Paese. «In un clima di libertà milioni di cittadini», ha osservato Ashton, «si sono messi in fila per votare e decidere il loro futuro in maniera ordinata e pacifica. La missione di osservatori Ue esprimerà presto le sue valutazioni ma intanto mi voglio congratulare e dare atto ai tunisini della loro lotta pacifica per i diritti e le aspirazioni democratiche».
BUZEK, IL 29 IN TUNISIA. Il presidente del Parlamento europeo, Jerzy Buzek, ha sottolineato come le elezioni rappresentino «un segno di speranza per l'intera regione che si é guadagnata la dignità, la democrazia, lo Stato di diritto». Quanto al Parlamento europeo, ha concluso Buzek, «ha seguito queste elezioni con un'importante missione di osservazione sul terreno, e sono molto impaziente di ricevere il rapporto, mentre il 29 ottobre sarò io ad andare per la seconda volta in Tunisia».
Il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, si è congratulato «con la popolazione tunisina che ha partecipato alle prime elezioni libere e imparziali per l'Assemblea costituente» aggiungendo che il voto ha dimostrato il «fermo impegno» della popolazione per la «libertà e la democrazia».

Ennahdha in cerca di una coalizione

Rashid Ghannushi, leader di Ennahdha, abbracciato dalla figlia Asma.

Tutto secondo previsioni, o quasi. Lo scrutinio dei voti per l'elezione dell'Assemblea costituente tunisina starebbe delineando una forte affermazione di Ennahdha, in linea con quanto era stato previsto alla vigilia. Il punto è capire di quali dimensioni sarà la vittoria del partito confessionale, che aspira alla maggioranza assoluta, ma che difficilmente potrà ottenerla. Quindi c'é ancora da aspettare per capire se la colomba, che Rashid Ghannushi ha scelto come simbolo del suo partito, possa spiccare il volo da sola (molto improbabile) o se (molto probabile) abbia bisogno d'essere scortata da qualcun altro nel tragitto verso il potere.
IN ATTESA DEI RISULTATI UFFICIALI. Dall'inizio dello scrutinio, è tutto un intrecciarsi di numeri, più o meno piccoli, più o meno attendibili, sui quali però la commissione elettorale non è voluta intervenire, rimandando tutto al pomeriggio del 25. Scelta corretta e prudente perché, se gli attuali numeri venissero in qualche modo ufficializzati il 24 e smentiti il 25, chissà cosa potrebbe accadere. Soprattutto se la delusione toccasse Ennahdha, pronta a scendere in piazza in caso di sconfitta.
A favore di Ennahdha, oltre alla sua ideologia fortemente connotata dall'Islam, ha influito la scelta di giocare d'anticipo e di darsi un'organizzazione capillare che gli ha consentito d'essere presente e di farsi sentire ovunque. Il voto del 23 è semplicemente il saldo tra aspirazioni e impegno, e in questo momento le prime potrebbero non essere totalmente gratificate dal risultato. Ma la maggioranza (anche se non assoluta) dovrebbe comunque essere arrivata e Ghannushi non aspetta altro che di potersi sedere al tavolo delle trattative. Con che posizione dipende dai numeri: non soltanto i suoi, ma anche quelli dei suoi antagonisti. Tra loro dovrà scegliere quelli con cui dialogare ed ai quali magari chiedere un passo indietro nei loro programmi elettorali (sul sociale), promettendo di fare altrettanto in campo economico.
SUCCESSO ANCHE IN ITALIA. Con «oltre il 55% delle preferenze» il partito islamico è uscito vittorioso anche dalle elezioni tenutesi in Italia per i circa 180 mila tunisini residenti. È quanto ha annunciato il capolista di Ennhadha in Italia Osama Al Saghir che il 24 ottobre a Roma, incontrando la stampa, ha spiegato come dei tre seggi dell'Assemblea Costituente assegnati alla penisola due siano stati «sicuramente» conquistati dal movimento confessionale.
All'estero si è votato in oltre «50 Paesi e l'affluenza è stata altissima tanto che in Francia hanno dovuto rinviare l'orario di chiusura dei seggi» per permettere agli elettori di votare, ha evidenziato Al Saghir.
ALL'ESTERO PRIMO PARTITO IN TUTTI I SEGGI. A dispetto «delle voci che dubitano del nostro orientamento, Ennhadha è per uno Stato democratico, libero e civile, è appoggiato dal popolo e questo basta a togliere ogni dubbio», ha aggiunto Mohamed Ben Mohamed, responsabile del movimento in Italia. I due candidati eletti, Al Saghir e la giovane attivista musulmana Imen Ben Mohamed, hanno quindi sottolineato come «l'immagine dell'immigrato in Italia sia da migliorare, creando enti ad hoc, come un Ministero dell'Immigrazione e un ufficio per le consulenze legali in Italia», nonché «istituendo tariffe aeree agevolate per le famiglie tunisine».
Al Saghir, ricordando che all'estero Ennhadha «é il primo partito in quasi tutti i seggi», ha sottolineato infine l'opportunità di «rafforzare» la collaborazione tra Italia e Tunisia e «la necessità di chiudere con l'immigrazione clandestina creando posti di lavoro in Tunisia ed evitando così che il Paese perda risorse importanti».
POLITICHE NEL 2012. Pur mancando i dati ufficiali, se c'é un vincitore virtuale ci sono anche degli sconfitti. Ma anche gli altri partiti, a cominciare dai grandi avversari di Ennahdha, dal Pdp ad Ettakatol, vogliono ragionarci su per capire cosa non ha funzionato.
Resta comunque altissima la probabilità che la Tunisia, passando per la Costituente, debba pensare ad una coalizione che la guidi verso un altro appuntamento fondamentale, quello delle politiche nel 2012, sempre che si riesca ad onorare questa scadenza.
Ghannushi è probabile chieda per sé e per Ennahdha quanto più potere possibile, ma dopo aver superato la diffidenza degli eventuali alleati che sanno bene come, senza precise garanzie, potrebbero restare schiacciati tra il peso del voto e l'iperattivismo degli ennahdhisti, che non smobiliteranno la loro macchina organizzativa.
PARTITO RASSICURA INVESTITORI STRANIERI. Nel frattempo Abdelhamid Jlassi, direttore dell'ufficio esecutivo di Ennahdha, ha voluto rassicurare gli investitori stranieri, garantendo che il partito si adopererà per restituire presto stabilità al Paese: «Vogliamo rassicurare i nostri partner economici e commerciali e gli investitori. Speriamo di tornare molto rapidamente alla stabilità e a condizioni favorevoli agli investimenti». Jlassi ha poi promesso che la sua fazione ha intenzione di lavorare per la creazione di un'alleanza stabile rivolgendo un appello ai tunisini perché «mostrino la stessa maturità e la stessa calma di cui hanno dato prova sino a qui, e celebrino questo evento democratico storico».
Jlassi ha quindi elencato «le priorità della Tunisia: la stabilità e le condizioni per vivere in dignità, così come la costruzione di istituzioni democratiche». E ha aggiunto: «Abbiamo un programma di priorità sociale, siamo aperti a tutti quelli che condividono questo obiettivo, senza eccezione», sostenendo in questo modo la formazione di un'alleanza che includa «tutte le forze patriottiche».
LAICI, ALLEANZA ANTI-ENNAHDA? In tutto questo la Tunisia laica, che pure ha avuto un forte appoggio dalla maggior parte dei media (giornali, radio, televisioni, siti on line), resta attonita in attesa dell'ufficializzazione dell'esito del voto chiedendosi solo ora se non era il caso, a seggi ancora chiusi, di cercare una grande alleanza in funzione anti-Ennahdha, ma non anti-islamica. La frammentazione delle ipotetiche opposizioni ad Ennhdha è stata clamorosa, e al giudizio degli elettori la sinistra s'é presentata parcellizzata tra riformisti, verdi, comunisti, modernisti e chi più ne ha più ne metta. Un regalo bello e infiocchettato per il pragmatico Ghannushi, che sembra avere già dimenticato d'essere stato accolto al seggio, dove si è presentato con moglie e figlia coperte dal velo, al grido di «assassino».

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