TERZO POLO
6 Novembre Nov 2011 1221 06 novembre 2011

Centro di unità permanente

Pisanu: «Serve un governo di salvezza».

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Una corrispondenza di amorosi sensi. Dalla platea della convention romana del Terzo Polo si sono alzate le grida: «Torna a casa!». E Beppe Pisanu, ex democristiano, ex ministro del governo Berlusconi, precursore e avanguardia dei malpancisti, ha vistosamente annuito: «Ci siamo capiti».
SEI DELLA FAMIGLIA. Nel salone delle fontane dell'Eur che accoglie gli stati generali della creatura nata dall'assemblaggio di Udc, Api e Fli, l'ospite inatteso ha preso la parola prima dei tre leader, Pier Ferdinando Casini (Udc), Gianfranco Fini (Fli) e Francesco Rutelli (Api). La kermesse è cominciata sulle note dell'inno di Goffredo Mameli, poi le parole di benedizione di Pisanu: «Siete sulla strada giusta». «Sei già idealmente in questa famiglia, che in molti casi è la tua famiglia», gli ha risposto fraterno il presidente della Camera Fini. E anche Casini e Rutelli si sono adoperati in pubblici elogi.
NON TRADITORI, MA TRADITI. «L'Italia di oggi sta male, rischia di finir peggio. Il paradigma italiano non sono i ristoranti affollati (leggi cosa aveva detto Silvio Berlusconi), ma le mense della Caritas che si riempiono di nuovi poveri. L'umiliazione internazionale non ha precedenti nella storia della Repubblica e l'ostilità crescente dei mercati ce la siamo creata noi con i nostri errori di politica economica», ha tuonato Pisanu, «Coloro che nel Pdl vedono queste cose e le denunciano e chiedono di cambiarle non sono dei traditori, ma dei traditi», ha aggiunto. «Chiediamo al presidente Berlusconi di contribuire con tutto il suo peso politico alla nascita di un governo di unità e salvezza nazionale»: «più si arrocca, più cresceranno le sue responsabilità nella crisi», ha sottolineato il senatore pidiellino.

Casini: «Unità nazionale con Pdl, Terzo polo e Pd»

Il fondatore dell'Api, Rutelli, ha aperto il tridente della leadership, prendendosela con i suoi ex colleghi di centro sinistra: «La sinistra non è in grado di avanzare una proposta alternativa di governo». «Il dibattito a sinistra», ha sottolineato, «è su un governo per una patrimoniale di scopo o un governo per reagire alla macelleria sociale di Trichet. Questo dimostra che l'Italia nel suo versante di sinistra ha la sola prospettiva di buttare giù Berlusconi ma non di dare una prospettiva alternativa».
PER IL CAV ROVINOSA SCONFITTA. Poi Casini ha dettato la linea: governo di unità con Pdl, Terzo polo e Pd (leggi Prove d'opposizione). «Oggi, a quarantotto ore dal voto del rendiconto di bilancio alla Camera, voglio fare professione di ottimismo. Non posso credere che il Pdl, una forza di maggioranza relativa sia così miope e autolesionista da non capire che queste disponibilità» del Terzo polo e del Pd a un governo di unità nazionale «non possono essere fatte cadere», ha detto il leader dell'Udc. «Non posso credere», ha aggiunto, «che Berlusconi voglia andare incontro a una rovinosa sconfitta elettorale, essendo additato da tutti come il responsabile di questa situazione, anche ben oltre le sue responsabilità reali. Se si andasse avanti sempre più tutte le responsabilità saranno fatte ricadere su di lui. E questo sarebbe ingiusto».
PERSONALITÀ SERIE E INDIPENDENTI. «Evitiamo di continuare lo stucchevole balletto sui governi tecnici e politici. Servono personalità indipendenti (Romano Prodi ha indicato Mario Monti) e serie che vengano a darci una mano perché abbiamo un'impresa comune: salvare l'Italia», ha detto l'ultimo democristiano.

Fini: «È credibile un governo che regge per un voto?»

Dulcis in fundo, la parola è passata al 'primo traditore', il 'Bruto' Fini. «Spiace constatare che Berlusconi è totalmente avulso dalla realtà. Resta a palazzo Chigi con il pallottoliere alla ricerca di pecorelle da riportare all'ovile», ha detto Fini nel suo intervento.
COSA ACCADREBBE IL GIORNO DOPO?«Quando l'Fmi e Lagarde parla di credibilità», ha sottolineato il presidente della Camera, «il governo comprenda che non si è credibili se si governa per un voto. Si confermerebbe ai mercati che il Paese ha perso la rotta e non è in grado di camminare». E poi ha chiesto polemicamente: «se il governo dovesse avere anche un solo voto di margine, per il ripensamento all'ultimo minuto di chi sceglie, sempre per nobili motivi, come sappiamo, che accadrebbe il giorno dopo?».

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