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Su Twitter finti Monti e Passera per sacrifici veri

I quotidiani abboccano alle sparate dei falsi ministri sul social network.

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Corrado Passera, ministro dello Sviluppo economico e delle Infrastrutture.

«Il rinvio delle riduzioni degli stipendi dei parlamentari costituisce un’arroganza inaccettabile. Come ministro e cittadino sono indignato», dice Corrado Passera su Twitter.
«Chiedere sacrifici, credetemi, fa male», twitta anche Mario Monti, che aggiunge: «Non ci sono sorrisi o battute in questo Consiglio: decidiamo concordi, ma sappiamo il costo delle decisioni».
In un altro post la falsa Elsa Fornero ne dice di tutti i colori a Silvio Berlusconi, invitandolo a smetterla di definire «benestanti» gli italiani.
Peccato che siano tutte bufale: falsi profili dei ministri (lo racconta Il Giornale). Ma ci sono cascati mitraglietta Mentana, al TgLa7, le agenzie Ansa, Agi, e La Stampa.
Probabilmente una trovata di quel genio folle di Tommaso Debenedetti, quello che inventa finte interviste a Philip Roth e premi Nobel, tutte bufale e tutte pubblicate. È la stampa, bellezza, e tu puoi infinocchiarla quando vuoi.
IL GOVERNO E L’OPPOSIZIONE DEI PROFESSORI
Dopo le bacchettate di Francesco Giavazzi e Alberto Alesina al governo dei professori, ne arrivano altri a contestare il Consiglio di facoltà, sempre però ben avvolti nella prosa accademica.
Tito Boeri della Bocconi: «Mancano crescita ed equità» (La Stampa pag. 7), ma soprattutto Ricolfi, sempre su La Stampa dei Monti e dei Colli, dice in sostanza che il governo ci impoverirà: «Se gli aumenti di tasse sono eccessivi e mal indirizzati i rischi di recessione aumentano, e la correzione può non bastare. Si deve procedere a un’altra ricorrezione che a sua volta rischia di rendere ancora più difficile un ritorno alla crescita, in una spirale che può durare anni».
Sul Corriere della Sera Ernesto Galli della Loggia dice sostanzialmente che il governo è incostituzionale. «Quali sono le condizioni - non previste in alcun luogo nella Costituzione è bene ricordarlo - che rendono necessario, per usare la metafora di Avvenire, un motore di riserva (cioè un governo del presidente della repubblica, ndr)? E chi è che decide quando esse si verificano?».
Si vede che non ci sono i titolisti de Il Giornale, di Libero o de Il Fatto, altrimenti i due editoriali si potevano tranquillamente titolare «Dai tagli di Monti solo recessione» e «Il golpe bianco del Quirinale». Chiarissimi professori, un po’ di chiarezza.
CASTA IN UNIFORME
Ecco la Casta delle stellette. «A un capo di stato maggiore spettano 1 milione di liquidazione e 15 mila euro al mese. E ai vertici di esercito, carabinieri e finanza va anche un bonus di 409 mila euro». Il Giornale (pag. 6) disturba le forze dell’ordine. Poi non lamentatevi se vi perquisiscono uffici e giornalisti.
CI TOGLIETE IL PANIZ DI BOCCA
Fanno finta di non capire, o forse proprio non capiscono che qui tra un po’ vanno con i forconi sotto Montecitorio. «Guardi che tra vitto e alloggio mica si campa bene a Roma con 3 mila euro al mese. Il nostro stipendio si è ridotto di molto, all’estero i parlamentari prendono di più» (Il Messagero pag. 8).
L’avvocato Maurizio Paniz del Popolo della libertà sfida il pericolo e si lamenta del rancio e della sistemazione, pagata come bonus oltre i circa 4 mila netti che riceve come parlamentare. Ma si dimentica anche di dire che la Camera gli permette di continuare a svolgere il suo lavoro, e di guadagnare 1.765.878 euro all'anno (ultima dichiarazione) che si aggiungono allo stipendio. Occhio ragazzi, che qui la gente perde la pazienza.
BERTINOTTI E LA CRISI
È il momento del «ve l’avevo detto io…». Dopo Romano Prodi si riesuma un’altra salma, quella di Fausto Bertinotti, che su Il Mattino (pag. 5) dice: «Due anni fa parlavo dello svuotamento della democrazia e di un regime neo autoritario che stava per instaurarsi in Europa, un golpe bianco strisciante attraverso cui si è prodotta una dittatura il cui commissario da noi è Mario Monti».
Poi, prima di accendersi un sigaro e di fare shopping in via del Babuino, Bertinotti ci spiega che serve «una moralizzazione dell’intero spazio pubblico».
Da dove sta parlando? Dal convegno alla fondazione Sud di Antonio Bassolino, rinviato a giudizio per peculato, frode, truffa, abuso d’ufficio, falso e reati ambientali.
OPS!
«Editoria, il governo: non ci sono risorse. Condannate 100 testate». L’Unità (pag. 13) è affranta, perché Monti e Piero Giarda vogliono restringere il fondo per i giornali dei partiti (veri o finti) che prendono soldi pubblici.
«Ora siamo ben oltre le leggi bavaglio del governo Berlusconi, siamo alla chiusura dei giornali che non hanno alle spalle i poteri forti». Gli amici del L’Unità si dimenticano solo di dire che tra i giornali che prendono soldi nostri ci sono anche loro (6,5 milioni di euro l’anno).
Ma poi scusate, non avete dietro Renato Soru? Cos’è, un potere debole?
IL BANCHIERE DOVE LO METTO
C’è da divertirsi dopo l'introduzione del divieto ai doppi incarichi nei consigli d'amministrazione delle banche, assicurazioni e società finanziarie. «Poltrone girevoli, il risiko è già cominciato» (Corriere economia, pagg. 2-3).
Fabrizio Palenzona, vicepresidente Unicredit, dovrà spostarsi da una dozzina di incarichi che copre, visto che in Italia governano un centinaio di persone, sempre le stesse: oltre al ruolo in Unicredit è anche consigliere di Gemina, Assaeroporti, Mediobanca, Adr, Avivia Itlai, Faiservice Scarl, Aiscat, Abi, Asecap, Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria. Più che un risiko sarà un gioco dell’oca.
RAI, VIALE MAZZATE
Sempre più nel caos la questione di Augusto Minzolini. Il presidente Paolo Garimberti minaccia di dimettersi se martedì 13 dicembre nel consiglio d'amministrazione non riescono a cacciarlo dal Tg1; il consigliere Pd (ma mezzo Idv) Nino Rizzo Nervo vuole mandare via Minzolini, ma minaccia di dimettersi se nominano Alberto Maccari, il nome proposto da Lorenza Lei (La Repubblica pag. 11). L’unico che non minaccia le dimissioni è Minzolini.

12 Dicembre Dic 2011 1145 12 dicembre 2011
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