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Lacrime e sangue per legge

Manovra, al Senato incassata la fiducia.

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Il premier Mario Monti al Senato.

La fase uno è conclusa. Il governo ha ottenuto la fiducia al Senato con 257 sì e ha blindato così la manovra salva-Italia che attende ora solo la firma del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Che l'Italia si sia davvero salvata è da vedersi. «La fase due è già cominciata», ha commentato Mario Monti dopo il voto. Intanto il consenso dell'esecutivo si è sgretolato ancora un po'. Rispetto ai 281 voti favorevoli al momento dell'insediamento, il 22 dicembre i sì alla fiducia sulla manovra sono stati 257, cioè 24 in meno. Ai no della Lega vanno aggiunti l'Italia dei valori (Idv), Svp e Union Valdotaine: in tutto 41, erano 25 a novembre. Anche alla Camera venerdì 16 dicembre il governo aveva raccolto 495 voti, 61 in meno rispetto al giorno della sua nascita, quando aveva battuto ogni record raggiungendo quota 556. Ai cronisti che gli chiedevano se fosse contento dei consensi ottenuti Monti ha risposto solo: «Il decreto legge è approvato e di questo ne sono lieto».
ITALIA A TESTA ALTA. Prima della votazione il premier ha cercato di scansare i pesanti interrogativi sull'efficacia delle misure anti crisi: il decreto «mette l'Italia in condizione di affrontare a testa alta la gravissima crisi europea», ha dichiarato. Non ci hanno creduto i 12 senatori dipietristi che hanno deciso di non votare la fiducia. Secondo Elio Lannutti, che ha dato la notizia, l'esecutivo Monti non è altro che un «governo dei banchieri». Capofila dell'opposizione però resta il Carroccio, che ha rivolto all'esecutivo pesanti contestazioni. Nonostante la censura comminata a 15 deputati padani, per la bagarre del 22 dicembre alla Camera.
FIDUCIA ARROGANTE. «È solo l'inizio», ha detto al termine della seduta l'ex ministro Roberto Calderoli, «Noi senatori leghisti siamo orgogliosi della censura che ci è stata comminata, perché continuiamo a ritenere illegittimo questo governo. Tra l'altro faccio notare che avevamo annunciato l'intenzione di ritirare quasi tutti i nostri emendamenti», ha ricordato Calderoli, «tranne dieci, ritiro che avrebbe favorito un'accelerazione dei lavori, invece con la solita arroganza hanno voluto chiedere la fiducia, non per velocizzare i lavori, quanto per coprire i sempre più palesi dissidi di una maggioranza che ormai scricchiola sempre di più».

Monti: «Dobbiamo avere fiducia in noi stessi»

Le contestazioni dei leghisti di Palazzo Madama.

Monti, prima del sì da parte del Senato, è intervenuto per difendere le scelte compiute e per fare il punto sulla navigazione del governo in vista di quella 'fase due' che dovrebbe rilanciare la crescita dell'economia. Fiducia sulla tenuta del debito pubblico italiano, sì , ma anche un appello agli italiani: «È essenziale che gli italiani sottoscrivano i bot e i cct, dobbiamo avere fiducia in noi stessi». Monti non sembra troppo preoccupato dalle fibrillazioni che provengono dai partiti che lo appoggiano.
IL SOSTEGNO DEL PDL? C'È. L'evocazione delle elezioni da parte di Berlusconi? Il presidente del consiglio ha risposto con fine tattica politica «L'appoggio che sto ricevendo», ha detto senza mai citare il suo predecessore, «è molto più grande di quello che i partiti a volte dichiarano. Capisco che i colloqui con il presidente del consiglio, che sono di grande appoggio e stimolo, vengono poi presentati all'esterno dal punto di vista del veto o della forte pressione. Capisco le forti esigenze che spinge i partiti a prospettare in questo modo la situazione alle rispettive basi. Lo capisco, non la considero una diminutio. Andiamo avanti così, se questo è utile».
ASCOLTIAMO GLI ELETTORI LEGHISTI. Monti ha ringraziato il parlamento e i partiti per il sostegno. Poi ironicamente ha affrontato le contestazioni ricevute dalla Lega: «Mi dispiace che gli elettori di una piccola parte di questo Parlamento non possano essere ascoltati perché le forze che li rappresentano hanno un atteggiamento di opposizione, ma vi assicuro che le esigenze di categorie e di regioni a noi non del tutto ignote sono tenute presenti dal governo».

La fase due? «Da adesso ci sarà la concertazione»

Mario Monti

Ecco, allora pronti alla fase due, secondo il premier «già insita nella prima». Monti ha assicurato di non voler procedere sul tema sensibile del mercato del lavoro scavalcando le parti sociali. Sulla fase che ora si apre, «e che avrà come tema chiave il mercato del lavoro e degli ammortizzatori sociali, sarà necessario e possibile procedere con le forze politiche e sociali in modo diverso da quello finora usato perché il mercato del lavoro richiede per sua natura un maggior dialogo con le parti sociali».
DIETA PER LO STATO. Poi ci sarà «un lavoro intenso sul versante della spesa pubblica a partire dall'amministrazione centrale dello Stato, un lavoro non di giorni ma di mesi che porterà a risultati duraturi». Mentre sulle liberalizzazioni saranno fatte «scelte coraggiose» tenendo conto delle indicazioni del Parlamento. «Abbiamo chiesto sacrifici ma molto inferiori a quello che avremmo dovuto sopportare senza questa azione di contenimento». E poi ha ripetuto ancora la sua interpreteazione sulle nuove imposte, «purtroppo necessarie»: «ci siamo concentrati sul patrimonio e sulla ricchezza»

Lega: «Serve un'altra manovra da 20 miliardi»

Roberto Calderoli.

Dai banchi della Lega Nord il commento è stato cristallino: al termine del discorso l'ex ministro Calderoli ha mostrato il pollice verso, mentre gli altri senatori leghisti si sono lanciati in un coro di 'buuu!'
Poco prima un altro padano, Massimo Garavaglia, aveva esposto una posizione più articolata: «Andiamo incontro a una forte recessione» e questo «significa che è necessaria una nuova manovra a breve di almeno 20 miliardi per coprire le minori entrate - a causa della caduta del Pil - e le maggiori spese di interesse sul debito.». «I mercati hanno già capito che la manovra è sbagliata», ha proseguito il senatore leghista, «perché è depressiva, e lo spread continua ad aumentare» (leggi l'andamento dei mercati).
IN SPAGNA SONO ANDATI AL VOTO. In Spagna (vedi il caso Mariano Rajoy) «lo hanno capito facendo scegliere ai cittadini». In Italia invece «hanno deciso di passare la palla ai tecnici, voluti di fatto dal Pd», e ora «ci troviamo davanti a un governo Prodi terzo». Quindi l'appello al Popolo della libertà (Pdl): «Se capisse che tutto questo ci porta alla situazione greca, forse ci sarebbe qualche speranza di raddrizzare la baracca». La maggioranza «è una finzione», la democrazia «è sospesa» e il governo «è debole». Questo «i mercati l'hanno capito benissimo».

22 Dicembre Dic 2011 1444 22 dicembre 2011
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