Mirko Tremaglia
IL LUTTO
30 Dicembre Dic 2011 1916 30 dicembre 2011

Addio a Tremaglia

Aveva 85 anni. Da Salò a ministro per gli Italiani all'Estero.

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Mirko Tremaglia è stato ministro per gli Italiani all'Estero.

Mirko Tremaglia citava spesso un brano de La casa in collina del comunista - ci teneva a ricordarlo - Cesare Pavese: «Ho visto i morti sconosciuti, i morti repubblichini. Sono questi che mi hanno svegliato. Se un ignoto, un nemico, diventa morendo una cosa simile, se ci si arresta e si ha paura a scavalcarlo, vuol dire che anche da morto il nemico è qualcuno, che dopo averne sparso il sangue bisogna placarlo».
DIFENSORE DEGLI ITALIANI ALL'ESTERO. Il ruolo di 'cerniera' piaceva a Tremaglia che ha mirato proprio a trovare un qualcosa di 'alto e comune' che potesse dare un senso a quei morti e a chi aveva sparso quel sangue. E il 'bergamosco volante', ambasciatore itinerante degli italiani all'estero lo trovò, nella sua lunga carriera politica iniziata a 17 anni nelle file dei 'ragazzi di Salo' e chiusasi venerdì 30 dicembre a 85 anni, nella difesa della italianità, soprattutto all'estero.
I funerali sono previsti per lunedì 2 gennaio a Bergamo. Il corteo funebre dovrebbe partire intorno alle 10.30 da via Locatelli per fare tappa alle 11 a palazzo Frizzoni, sede dell'amministrazione comunale.

Avvocato, uomo dell'Msi e rispettoso di tutti i caduti

Mirko Tremaglia

Laureato in Giurisprudenza, avvocato, entrò nel 1946 nell'Msi. Nel 1972 la prima elezione in parlamento dopo aver lavorato con Arturo Michelini e Giorgio Almirante.
Da allora una sola meta: il diritto di voto per i concittadini emigrati, con una posizione coraggiosa e spesso solitaria anche nel partito e la ricerca di una identità italiana conciliata e rafforzata attorno al rispetto di tutti i caduti.
La sua vera vittoria politica l'ebbe nel 1996, quando l'appena eletto presidente della Camera Luciano Violante si rivolse a lui, strappando un liberatorio applauso, nel dire che sarebbe stato il «presidente di tutti», dato che era ora di riflettere «sui vinti di ieri per capire, senza revisionismi e falsificazioni, anche chi si schierò dalla parte di Salò».
NEL 45, PRIGIONIERO CON VIANELLO. E non si è capita questa sua battaglia solitaria e contro corrente per il voto all'estero senza guardare proprio a quei ragazzi. Tremaglia era stato nel campo di prigionia di Coltano, vicino Pisa, assieme a Raimondo Vianello nel 1945 condividendo un percorso che fu di tanti altri: Giorgio Albertazzi, Walter Chiari, Dario Fo.
Il suo ideale rimase, tra le mille difficoltà politiche di gestione del quotidiano, quella italianità un po' emotiva ma genuina che Tremaglia vedeva come elemento chiave del suo impegno politico. Solo l'italianità poteva permettere di far divenire «pietra d'angolo» anche i nemici, i morti di quel brano di Pavese, oltre ai partigiani protagonisti della Resistenza che aveva fondato la Repubblica.

Il difficile rapporto con Berlusconi e l'approdo a Fli

Mirko Tremaglia nel 1982.

Dopo un iniziale veto nel 1994, è stato proprio lui a ricoprire la carica di ministro della Repubblica nata dalla Resistenza pur ricordando sempre, anzi difendendo e guardando indietro a quei ragazzi che andarono a cercar «la bella morte» a Salò.
Fu il ministro degli italiani nel Mondo salvo poi vedersi attaccare duramente da Silvio Berlusconi, che gli imputava la sconfitta nelle politiche per quella manciata di voti sparsi nei cinque continenti che gli erano mancati.
Un percorso lungo e accidentato il suo, fatto di cambiamenti e conversioni (Msi, An, Pdl e Fli). Gianfranco Fini ha parlato «di un testimone rigoroso della italianità». Un uomo «ascoltato e rispettato dagli avversari e dagli uomini del suo partito che spesso ha sorpreso per quella sua capacità di mantenere fede alla sua visione delle cose e al contempo al mutare delle necessità politiche imposte dai tempi».
FILO ATLANTICO E FILO AMERICANO. Rimase in An dopo la fine dell'Msi, voltò duramente la faccia a Berlusconi, fu filo atlantico e filo americano. Andò a Cefalonia, lui ragazzo di Salò, per onorare chi aveva creduto e difeso la Patria contro i nazisti. «Migliaia di ragazzi, quando tutto era perduto, pensarono di voler salvare la Patria da una durissima rappresaglia arruolandosi volontari», spiegò nel 2001.
Un uomo ricco di contraddizioni, ma che l'ultima volta che ha votato ha raccolto l'applauso di tutta l'Aula di Montecitorio perché il problema che l'ha guidato - e questo gli è stato riconosciuto - è stato ricordare sempre quei giovani morti evocati da Pavese e ricercare un senso di condivisione con chi quel sangue l'aveva sparso.

Il ricordo dei politici. Napolitano: «Una persona operosa e di viva passione»

Ignazio La Russa, Mirko Tremaglia, Maurizio Gasparri.

Molti uomini della politica italiana (di qualsiasi colore) si sono stretti attorno alla famiglia Tremaglia. Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha partecipato «con animo commosso al dolore della consorte». Il Capo dello Stato ha ricordato quanti «lunghi anni di impegno nel parlamento italiano e anche nell'Assemblea parlamentare della Nato» ha «condiviso con Tremaglia». Tuttavia le diverse esperienze e posizioni ideali non «impedirono mai di sviluppare rapporti di sincera stima reciproca sul piano umano e nello svolgimento delle nostre funzioni con senso di responsabilità nazionale». Napolitano ha ricordato «la sua sempre viva passione e operosità».
LA RUSSA: «HA COMBATTUTTO PER L'ITALIANITÀ». Per Ignazio La Russa, Tremaglia «ha legato il suo nome al diritto di voto degli italiani all'estero». È riuscito «a rendere onore a chi come lui ha fatto dell'italianità un motivo d'orgoglio».
«Per tutti coloro che hanno vissuto la storia della destra», ha affermato il sindaco di Roma, Gianni Alemmano, «è stato un esempio di amore per l'Italia, di senso istituzionale». Gli italiani «a prescindere dal colore politico, non possono non piangere la sua scomparsa».
Il ministro degli Esteri Giulio Terzi ha parlato di «una figura storica che ha espresso e difeso nel modo più alto e significativo i valori dell'Italia positiva, lavoratrice ed orgogliosa di sé».
CASINI: «UOMO SCOMODO». «Di uomini scomodi come Tremaglia», ha ricordato Pier Ferdinando Casini, «interprete di una stagione che non c'è più, la politica sentirà senz'altro una grande mancanza». Secondo Piero Fassino, sindaco di Torino, l'ex Repubblichino è stato «un uomo per bene», che «ha raccolto stima e rispetto anche in chi gli era politicamente distante». Ha vissuto i suoi ideali «con convinzione, passione, generosità».

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