Guantanamo 120110210733
ANNIVERSARI
11 Gennaio Gen 2012 0800 11 gennaio 2012

Dieci anni di Guantanamo

Usa: la prigione cubana aperta nel 2002, fardello su Obama.

  • ...
La base di Guanatanamo a Cuba.

Dopo l’11 gennaio 2002, l’arancione è diventato dall'altra parte dell'Atlantico una metafora dell’orrore. Era questo infatti il colore delle divise dei primi detenuti di Guantanamo, che quel giorno brillavano al sole torrido di Cuba. Uomini strappati dalla stiva di un aereo militare e scortati in processione sotto i mitra dei marine verso un non-luogo che diventò il loro inferno. Privati arbitrariamente della loro libertà, i sospettati di terrorismo vennero imprigionati senza processo né sentenza, incappucciati e rasati.
LA REAZIONE ALL'11/09. Il Pentagono aveva reagito così all’11 settembre, creando un lager considerato necessario per stroncare al Qaeda e i suoi sostenitori.
Dieci anni dopo, di quel progetto restano solo la vergogna e il fardello di critiche e contestazioni che continuano a pesare sulla Casa Bianca.
«Guantanamo bay camp justice», si legge all’entrata della base militare. Oltre il filo spinato dell’enclave statunitense a Cuba, però, la giustizia non è mai stata di casa.

In 10 anni, 779 prigionieri. I reclusi oggi sono 171

Detenuti al Camp Delta di Guanatanamo.

Secondo i dati di Amnesty International, dei 779 prigionieri - tra cui 21 bambini - che sono passati dalle celle di Guantanamo, solo in sei hanno avuto un regolare processo concluso con una condanna.
Gli uomini ancora reclusi sono 171, e provengono da 23 Paesi diversi. A 89 di loro non è stato ancora consentito rientrare in patria, nonostante abbiano ottenuto il rilascio, mentre altri 46 non possono lasciare la prigione, anche dopo che i giudici militari hanno decretato l’assenza di prove a loro carico, perché considerati troppo pericolosi.
TORTURE DURANTE GLI INTERROGATORI. La maggior parte dei reclusi, poi, ha trascorso mesi o anni in una cella di due metri per due, senza una precisa posizione giuridica, in quanto non si trattava di prigionieri di guerra, né di imputati. E numerose sono state le testimonianze di torture durante gli interrogatori, dai bombardamenti acustici diurni e notturni alle aggressioni con cani inferociti, fino all’inondazione delle celle con escrementi e urine delle guardie.
FALLIMENTO STRATEGICO. «È vero che le condizioni dei detenuti non sono più gravi come ai primi tempi», ha spiegato a Lettera43.it Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia. «Guantanamo però continua a rappresentare un fallimento completo non solo sul piano dei diritti umani, ma anche dal punto di vista dell'utilità strategica di una base in cui dovevano essere rinchiusi coloro che avevano informazioni preziose per la sicurezza degli Stati Uniti nell’obiettivo di sconfiggere il terrorismo islamico».
Amnesty ha ricordato anche che le vittime di torture e detenzioni arbitrarie non hanno avuto nessun risarcimento, né ci sono state sanzioni o condanne per i vertici militari e politici di Washington, che in molti casi hanno autorizzato gli arresti e i metodi utilizzati negli interrogatori.
LA STORIA DI MURAT. È emblematica la storia di Murat Kurnaz, un tedesco figlio di immigrati turchi detenuto per cinque anni a Guantanamo con l’accusa, poi rivelatasi falsa, di avere legami di amicizia che una persona sospettata di aver organizzato un attacco suicida in Pakistan. Kurnaz ha raccontato al New York Times di essere andato nel Paese islamico a studiare il Corano, per avvicinarsi alla religione dopo aver sposato in Germania una connazionale devota.
UN'ODISSEA DURATA CINQUE ANNI. È stato arrestato dalla polizia mentre si trovava su un autobus, consegnato all’intelligence americana e poi trasferito a Kandahar e infine a Guantanamo. Accusato senza prove di essere un membro di al Qaeda, Murat è stato più volte torturato prima di riuscire a dimostrare la sua innocenza grazie a un avvocato del Center for constitucional right e alle pressioni del governo tedesco.
TAGLIE DI 3 MILA DOLLARI. Solo dopo la liberazione ha scoperto che per la sua cattura erano stati pagati 3 mila dollari, la taglia che i funzionari degli Stati Uniti avevano promesso - con il lancio di volantini in Pakistan e Afghanistan - a coloro che fornivano indicazioni utili sui sospetti collaboratori della Rete del terrore.
Se Guantanamo fu voluta e aperta da George W. Bush, va anche detto che sulla sua mancata chiusura e sulla sete di giustizia delle vittime pesano anche le responsabilità dell’amministrazione Obama.
Il 22 gennaio del 2009 Barack Obama firmò un ordine esecutivo nel quale assicurava entro un anno, la chiusura della prigione e con essa la fine dello scempio. La Casa Bianca, però, non andò oltre le buone intenzioni. «Obama ha ereditato la struttura così com’era da Bush», ha ricordato Noury a Lettera43.it, «e si è limitato ad autorizzare la liberazione di qualche prigioniero ogni tanto».

Il braccio di ferro tra Casa Bianca e Congresso

La prigione americana di Guantanamo è stata creata il 12 gennaio 2002 da George W. Bush.

Il 31 dicembre scorso Obama ha firmato il National Defense Authorization Act, legge che in un articolo include, per i prigionieri, la possibilità della detenzione militare indefinita senza processo pur ammettendo di nutrire «serie perplessità» sulla norma.
Su Guantanamo si è consumato un vero e proprio braccio di ferro tra la Casa Bianca e il Congresso. Prima i deputati avevano presentato un provvedimento che vincolava la liberazione di un prigioniero innocente alla presentazione di un certificato di non pericolosità emesso dal ministero della Difesa; e poi attraverso il blocco dei fondi che Obama voleva utilizzare per trasferire i detenuti in altre carceri sul territorio degli Stati Uniti, anche per favorirne il giudizio davanti a tribunali civili.
L'IMPOSSIBILITÀ DI CONTESTARE LA DETENZIONE. Infine il parlamento americano ha spogliato i prigionieri del diritto di contestare la loro detenzione arbitraria nei tribunali, anche dopo il parere contrario della Corte suprema.
Si profila dunque un conflitto tra i poteri dello Stato sulla chiusura di una prigione lager creata da un Paese che sostiene di battersi, fuori dai suoi confini, proprio per la difesa dei diritti fondamentali dell'uomo.
Guantanamo resta così una macchia indelebile nella storia recente degli Stati Uniti e Obama, a un anno dalle elezioni, ha incassato un altro duro colpo nel cammino verso la riconferma alla Casa Bianca.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Correlati
Potresti esserti perso