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IL CASO
4 Febbraio Feb 2012 0713 04 febbraio 2012

Lega: Rosi, nostra signora del Sinpa

Maroniani su Mauro e il Sindacato padano.

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Una manifestazione del Sinpa davanti alla Regione Lombardia.

Il Sinpa è Rosi Mauro. E Rosi Mauro è il Sinpa. Una storica identificazione tornata alla luce con la guerra all'interno del Carroccio tra Cerchio magico - i fedelissimi bossiani di cui esponente di punta è proprio Mauro - e i maroniani.
Da tempo, infatti, si sussurra che dopo aver bacchettato il tesoriere Francesco Belsito, autore degli investimenti in Tanzania, tra gli obiettivi di Roberto Maroni impegnato nella battaglia per la leadership ci sia anche una rivoluzione del Sindacato Padano e la stessa Rosi, la sua Lady di ferro.
IL MISTERO DEL SINDACATO. L’ente di cui la vicepresidente del Senato è a capo da oltre un decennio rappresenta del resto un mistero anche per molti esponenti di spicco del partito del Nord. Quanto costa? Quanti tesserati conta? E, soprattutto, quanto è utile? Tutte domande a cui l’ala maroniana del Carroccio vorrebbe finalmente dare una risposta, ma il percorso non è facile.
Il Sinpa, negli anni, si è creato una certa fama per l’alone di mistero da cui è circondato. Ottenere dati ufficiali sembra impossibile, anche in una situazione già di per sé complicata come quella relativa ai sindacati italiani, che su molti aspetti non sono soggetti ad alcun tipo di controlli ufficiali e possono, quindi, fornire cifre con una certa disinvoltura.
L'INTERROGAZIONE DEL 2006. Per trovare un numero relativo al Sinpa bisogna rispolverare una vecchia interrogazione parlamentare, datata 19 novembre 2006, firmata da Lorenzo Bodega e Roberto Cota. Destinatario era l’allora ministro ai Rapporti con il parlamento Vannino Chiti.
«OLTRE 350 MILA ISCRITTI». Nella premessa del testo, che chiedeva conto dell’esclusione del rappresentante del Sinpa dal Cnel, i firmatari spiegavano che «il Sindacato Padano è un'organizzazione sindacale di carattere nazionale, regolarmente costituita e strutturata in nove Regioni e in più di 30 Province, iscrivente oltre 350 mila lavoratori dipendenti, il cui numero risulta essere in continuo aumento».
UNA SIGLA NAZIONALE SENZA I NUMERI. Oltre 350 mila tessere insomma, non tantissime per un «sindacato di carattere nazionale». L’Ugl (il sindacato di destra), tanto per fare un raffronto, negli ultimi rapporti Censis ne segnalava in totale circa 2 milioni. Inclusi, però, i pensionati. Numeri attorno ai quali era sorta per di più una polemica per i sospetti che fossero gonfiati. Sospetti che, se non altro, nessuno può nutrire sul Sindacato Padano: quando i numeri non sono pubblici, nessuno può sognarsi di accusare che siano in veritieri.

Il nodo della rappresentatività

Umbero Bossi e Rosi Mauro.

A prescindere da quanti siano i lavoratori tutelati dal sindacato della Lega, i problemi di rappresentatività sono forse la grana più ricorrente in cui il sindacato si è imbattuto negli anni. L’inciampo più celebre è stato quello già citato della rappresentanza nel Cnel, il Consiglio nazionale dell’Economia e del Lavoro.
IL COLPO FALLITO AL CNEL. Nel 2005 il Sindacato Padano era riuscito, non senza l’apporto dell’allora ministro per il Lavoro Roberto Maroni, a spuntare un seggio nell’organismo che racchiude esponenti delle forze sociali, piazzando con parecchio entusiasmo il piemontese Alessandro Gemme al posto di un rappresentante della Cgil. La Cgil però si era immediatamente attivata per fare ricorso al Tar del Lazio e, un anno dopo, il giudice aveva estromesso Gemme dal Consiglio, riassegnando il seggio al sindacato allora guidato da Guglielmo Epifani. Motivo della sentenza? Il Sinpa non era stato giudicato rappresentativo a livello nazionale.
UN POSTO ALL'OSSERVATORIO. In Piemonte, nel 2010, un altro episodio aveva suscitato una certa perplessità: su insistenze dell’assessore regionale leghista Elena Maccanti, il Sinpa aveva ottenuto un seggio nell’Osservatorio sulla riforma amministrativa, un ente tecnico incaricato di monitorare gli effetti della legge Bassanini. Non un incarico particolarmente prestigioso, ma comunque di dubbia rilevanza per un sindacato del quale il consigliere regionale di Sinistra ecologia e libertà, Monica Cerutti, non aveva «mai sentito parlare prima».

La Lady di ferro padana nel Sinpa dal 1990

Avvolte nel mistero, poi, ci sono anche le vertenze che dovrebbero essere il pane quotidiano di ogni organizzazione che tutela i lavoratori. C’è chi sostiene che la bacheca dei trofei del Sinpa sia tristemente vuota, ma la macchina guidata da Rosi Mauro fa di tutto per mostrarsi combattiva. Negli ultimi mesi, per esempio, Mauro ha dichiarato guerra alla Milano Servizi, cooperativa che si occupa di logistica nei magazzini Bmw di Dolcé (Verona), accusata dai padani di aver licenziato senza spiegazione i dipendenti tesserati al Sinpa.
L'AGIOGRAFIA DI ROSI. Scorrendo il corposo archivio di Sinpa Informa, il periodico del sindacato, non sono però molti gli episodi simili resi pubblici. L'agile mensile è in effetti più che altro una monografia sul segretario generale Rosi Mauro, che appare in ogni singola pagina, mese dopo mese, anno dopo anno, con foto, interviste e commenti. Rosi spazia dalla situazione del sindacato a quella della politica nazionale fino a snocciolare opinioni sullo stato della Lega Nord. Un’altra testimonianza, se mai ce ne fosse bisogno, di come la Lady di ferro del Carroccio e il Sinpa siano un’unica entità.
LE VOCI DI ROTTURA CON MAGRI. Rosi, del resto, è nel sindacato fin dai suoi albori. C’era alla sua nascita, il 31 maggio 1990, registrata davanti a un notaio con il nome di Sindacato autonomista lombardo.
Allora il responsabile era Antonio Magri, che rimase in carica per anni prima di essere sostituito proprio dall’attuale segretario generale. Passaggio di consegne che coincise con la trasformazione del Sindacato autonomista lombardo in Sindacato Padano.
Si sussurra, poi, che tra Magri e Mauro i rapporti non siano dei migliori. Vuoi perché il primo cominciò la carriera politica prima della seconda, lasciandole in eredità il sindacato, vuoi perché la seconda soffiò la leadership del Sal al primo.
UNA POLTRONA CHE TRABALLA. Ricostruzioni sempre smentite, in un senso o nell’altro. Anche se a parlare, forse, restano i fatti. Nel 1999 Mauro divenne segretario generale di quello che ormai è ufficialmente il Sinpa, e da allora la sua guida dell’organismo non è mai stata in discussione. Almeno fino a oggi. Almeno fino alla guerra di Maroni e la resa dei conti con i cerchisti.

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