Stefania Craxi Tangentopoli 120217194314
MANI PULITE
20 Febbraio Feb 2012 1307 20 febbraio 2012

Tangentopoli, nessuna «guerra civile»

La lettura di Stefania Craxi, dopo 20 anni, rischia di incrementare il revisionismo storico.

  • ...
Stefania Craxi davanti al manifesto del dibattito organizzato dalla Fondazione Bettino Craxi.

Non vi è dubbio che, dopo 20 anni, una rilettura meditata, e dunque scevra da ogni emotività e soggettività della vicenda Tangentopoli, sia doverosa.
E allora sembra del tutto legittimo rileggere quel periodo del nostro recente passato mettendone in rilievo i lati che non sono stati chiariti. Come mi pare abbiano fatto, con equilibrio, alcuni protagonisti e osservatori.
Tra i quali non inserirei Stefania Craxi (di cui, naturalmente, va rispettato il coinvolgimento appunto emotivo), che parlando di «guerra civile» ha fornito una lettura di Tangentopoli del tutto acritica e fuorviante.
NON FU «GUERRA CIVILE». Passi che il sentimento possa prevalere sulla ragione, e allora le parole possono anche venire modificate, per cui l’aggettivo “latitante”, per dirne uno a caso, può diventare “esule”. Ma oltre non si può andare. Parlando di «guerra civile», Stefania Craxi ha compiuto un’opera di revisionismo del tutto gratuita.
Che ricorda quella pervicacemente sostenuta, ormai da decenni, da Ernst Nolte, capostipite e guru del revisionismo storico che, contro ogni logica, e in buona parte deformando la realtà degli avvenimenti, insiste nel sostenere che fascismo e stalinismo abbiano avuto lo stesso valore (anzi, che il primo fu, né più né meno, un sottoprodotto del marxismo senza il quale non sarebbe nato). Che il fascismo nacque come reazione al comunismo, come “difesa” dei valori occidentali contro il rischio di aggressione dei barbari orientali. E che tra le due Guerre, insomma, l’Europa si trovò a combattere una guerra civile.

Per la storiografia di destra, il fascismo fu solo una reazione al bolscevismo

Molti storici e politologi (Giorgio Galli, per esempio, tanto per fare un nome a noi vicino) hanno ampiamente smontato questa tesi
Che però fu sostenuta, non a caso, dalla storiografia di destra e, prima ancora, da molti protagonisti di parte (cioè fascisti). Un esempio? Secondo Maurice Bardèche, intellettuale collaborazionista francese, il fascismo rappresentò una sorta di «reazione di salute pubblica», con cui i popoli europei avrebbero cercato «di difendere la loro libertà contro il bolscevismo».
E Léon Degrelle, leader del fascismo belga tra le due Guerre, e ancora oggi “icona” per la destra radicale di mezzo mondo, nel suo testamento morale scrisse: «Quest’immane guerra civile ci è toccata affrontarla, specialmente quando il comunismo si scagliò verso i nostri Paesi occidentali, deciso a tramutare l’Europa insanguinata del 1940-41 nel suo boccone preferito».
Non voglio certo enfatizzare l’uscita di Stefania Craxi, paragonandola a queste interpretazioni storiografiche ben più significative e importanti. In questo senso, l’intervento della figlia dell’ex leader socialista potrebbe anche passare inosservato e lo ribadisco - proprio per il suo coinvolgimento diretto nella vicenda - addirittura compreso.
REVISIONISMO PERICOLOSO. Vi è però il rischio che questo giudizio sulla vicenda di Tangentopoli possa costituire un ulteriore tassello di quel subdolo quanto pericoloso processo di revisionismo storico che da molti anni (grosso modo, e non a caso, dallo sdoganamento politico dei post-fascisti dell’ex Alleanza nazionale) sta pervadendo la nostra memoria storica.
Se ne potrebbero citare molti esempi: dal tentativo di riabilitazione dei repubblichini di Salò come eroi della patria alla lettura del tutto decontestualizzata della tragedia delle foibe, fino al al tentativo di forzare la mano (peraltro quella della storia) modificando i testi storici scolastici, che poi vuol dire modificare i fatti, cioè il nostro passato. E, allora, prevenire è meglio che curare.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Correlati
Potresti esserti perso