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DENTRO IL PALAZZO
11 Aprile Apr 2012 2130 11 aprile 2012

E ora le scope di Maroni sono pronte per Boni

Il repulisti di Bobo nella Lega colpirà anche il consigliere lombardo. Maroniano, ma vicino a Bossi e al Trota.

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Roberto Maroni e Davide Boni.

Ha ottenuto le dimissioni di Renzo Bossi dal consiglio regionale lombardo, certo. E “vede” già i prossimi obiettivi, che si materializzeranno a breve con i “cartellini rossi” pronti a essere distribuiti dal consiglio federale della Lega. Ma quando ha detto che le «pulizie di primavera sono appena cominciate», Roberto Maroni non pensava soltanto alle espulsioni di Rosi Mauro, che ha rifiutato di dimettersi dalla vicepresidenza del Senato, e di Francesco Belsito, l’ormai ex tesoriere azzoppato dalle inchieste della magistratura.
BOBO PRONTO A LIQUIDARE BONI. No. L’ex ministro dell’Interno sa che la base, a cominciare dalla sua corrente dei “barbari sognanti”, pretende che le scope agitate idealmente nella notte di Bergamo arrivino a pulire anche quegli angoli oscuri del Carroccio che adesso sembrano un po’ più lontani dall’occhio del ciclone.
Nella cerchia ristretta di Bobo, infatti, più d’uno è disposto a scommettere che il leader in pectore si sia messo in testa di affrontare – «e molto presto» - anche il dossier che riguarda Davide Boni, il leghista presidente del consiglio regionale lombardo sotto inchiesta per corruzione.
In fondo, è la stessa richiesta che alcuni esponenti del cerchio magico, tipo Paola Goisis, gli hanno fatto pervenire a mo’ di polemica, convinti che Boni sia ancora archiviabile tra i maroniani di stretta osservanza. «Se la linea che abbiamo scelto è quella che deve lasciare anche solo chi è sfiorato da un’inchiesta», parole della Goisis, in prima fila la settimana scorsa tra i contestatori di Maroni a via Bellerio, «pure Boni deve lasciare l’incarico».
IL CONSIGLIERE MARONIANO MA VICINO A BOSSI. Parole che, anche se Goisis non lo sa, “Bobo” sottoscriverebbe in pieno. Come riassumono alcuni maroniani di rango, «Boni non solo non è dei nostri. Ma era addirittura il tutor del Trota, che nel consiglio regionale lombardo non faceva un passo senza consultarsi con lui».
Non solo. Il presidente del Consiglio regionale lombardo, che tra l’altro è sempre stato più vicino a Roberto Calderoli che a Maroni, prima dello scandalo che l’ha travolto un mese fa era il protagonista (ignaro?) di un piano che Umberto Bossi in persona stava per mettere a punto.
Stando al progetto bossiano, di cui ha scritto un mese fa il quotidiano Europa, Boni era la carta che il Senatur avrebbe giocato al congresso federale della Lega lombarda – nel puzzle del Carroccio è una postazione chiave – per annullare ex ante la sfida tra il maroniano Matteo Salvini e il cerchista Marco Reguzzoni. Un’altra partita persa dall’Umberto. Questa, però, prima ancora di essere giocata.

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