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DENTRO IL PALAZZO
19 Aprile Apr 2012 2111 19 aprile 2012

E ora Passera vira verso il Partito della Nazione

L'ex banchiere, sempre più vicino a Casini, ha già cominciato la

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Corrado Passera, ministro allo Sviluppo.

Quando Pier Ferdinando Casini ha dichiarato in diretta tivù a Otto e mezzo che «nel Polo della Nazione ci saranno anche i ministri del governo Monti», in realtà aveva in mente un nome su tutti. Quello di Corrado Passera.
Sono finiti in tempi in cui valeva la profezia di Roberto Maroni, convinto già da novembre che fosse Silvio Berlusconi il king maker che avrebbe benedetto la corsa alla premiership dell’ex numero uno di Intesa San Paolo.
Adesso, come persino Angelino Alfano ha confidato ad alcuni deputati amici, «Passera è entrato nell’orbita di Pier. Anche perché», è stato il ragionamento che il segretario del Pdl avrebbe svolto un paio di settimane fa, «Casini s’è reso conto che o trova un punto di mediazione con Fini e Rutelli. O, in caso contrario, il Terzo Polo morirà ancora prima di nascere, visto che ciascuno andrà per i fatti suoi».
BERLUSCONES ALL'ATTACCO DI PASSERA. Fondata o meno che sia la previsione di Alfano, una cosa è certa: nulla di quello che si muove attorno a Passera è più come prima. Il ministro dello Sviluppo economico, arrivato nella squadra dei Professori con il marchio (lo stesso, tanto per fare un esempio, di Antonio Catricalà) di “berlusconiano”, adesso è diventato il principale obiettivo dei berluscones. Che, creando ad arte il teatrino sulle frequenze tivù di Mediaset, gli danno indifferentemente del «ministro mediocre» (Fabrizio Cicchitto) e del «prete che sbaglia messa» (Fedele Confalorieri), oppure lo accusano di intelligenza col nemico e «di trattare col Pd» (Paolo Romani).
Ma mentre il Pd rimane fedele alla strategia di considerare Passera un avversario, e per questo lo ignora, l’unico che adesso difende il ministro dello Sviluppo economico – non a caso – è proprio Casini.
Il 18 aprile l’altro, mentre il governo stava mettendo a punto un’agenda per la crescita stroncata sul nascere dal Pdl («La situazione è negativa. E le slide di Passera sono insufficienti», Maurizio Gasparri dixit), l’ex presidente della Camera si faceva carico di mettere a verbale che è vero, «nessuno ha la bacchetta magica». Ma, parola di Casini, «Passera sta lavorando».
MA IL MINISTRO FA GIÀ CAMPAGNA ELETTORALE. Già, sta lavorando Passera. Eccome. Dopo i primi tre mesi in seconda fila, assente da una scena dominata da Elsa Fornero, il ministro dello Sviluppo economico si muove come se fosse in campagna elettorale.
L’altro giorno, ospite di Lucia Annunziata a In mezz’ora, ha stigmatizzato tutte le forzature (a cominciare da quelle di “Elsina”) sull’articolo 18. Poi s’è lasciato andare a una serie di messaggi spot, sfruttando la conferenza stampa con Monti l’altro a Palazzo Chigi.
I costi dell’energia? «Dobbiamo far di tutto perché la bolletta scenda». I debiti che la pubblica amministrazione ha con le aziende private? «C’è la disponibilità delle banche ad anticipare 20-30 miliardi di debiti, che possono fare la differenza». La benzina alle stelle? «Si valuterà se tornare parzialmente indietro sulle accise».
Passera, insomma, si muove come un politico navigato che “vede” all’orizzonte le elezioni. Magari anticipate a ottobre, come sperano anche i falchi del Pdl. E l’abito del Polo della Nazione sembra cucito su misura per lui.
Da un Casini lesto ad annunciare che l’esperienza dell’Udc è ormai arrivata al canto del cigno. E che le cariche del partito saranno azzerate il 20 aprile. Poche ore dopo, e sicuramente non è una coincidenza, l’iniziativa con cui Beppe Pisanu ha annunciato un documento che si propone di andare «oltre il Pdl».

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