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PROFILI
22 Giugno Giu 2012 1903 22 giugno 2012

Un guru friulano per il Cav

Volpe Pasini mente di Rosa tricolore.

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Diego Volpe Pasini.

Lo hanno definito il nuovo guru politico di Berlusconi, mentre i detrattori si sono spinti a bollarlo come «il nuovo Valter Lavitola». Sicuramente Diego Volpe Pasini, mente del documento di otto pagine per lanciare La Rosa tricolore - sottotitolo «Un progetto per vincere le elezioni politiche 2013» - pubblicato da L'Espresso il 21 giugno, sicuramente è un personaggio eclettico e, di sicuro, attivo.
UN UOMO DOTATO DI INIZIATIVA. Non c’è iniziativa che non abbia organizzato, manifestazione di centrodestra a cui non abbia aderito, movimento che non abbia contribuito a fondare. Non stupisce, quindi, che ci sia il suo zampino dietro il documento che ha spiazzato i vertici pidiellini con la candidatura choc a premier di Matteo Renzi.
Meno chiaro, invece, è come l'ex consigliere comunale di Udine sia arrivato fino a palazzo Grazioli. Alcune voci raccontano che sia stato introdotto nella cerchia del Cav proprio da Vittorio Sgarbi.

Sos Italia e la crociata contro l'Islam

Vittorio Sgarbi e Diego Volpe Pasini.

Comunque sia, il contributo al lancio della Rosa tricolore è solo l'ultima fatica di Volpe Pasini. La sua frequentazione con la politica risale al 1996 quando fondò il partito Sos Italia per «tutelare i diritti dei cittadini consumatori e difendere le tradizioni proprie della civiltà dell’Occidente».
AFFINITÀ CON IL CENTRODESTRA. L'adesione alla coalizione di centrodestra fu quindi automatica perché, parole sue, «la più adatta a difendere l’identità e le radici occidentali».
Una linea alla quale Volpe Pasini si è mantenuto coerente negli anni. Tanto che oggi i suoi punti di riferimento sono papa Benedetto XVI, l’ex presidente del Senato Marcello Pera e il giornalista Magdi Allam.
CONTRO GLI IMMIGRATI. Dalle parole e dagli ideali ai fatti. Il leader di Sos Italia si è distinto anche per le azioni anti-immigrati. Note le sue battaglie contro le moschee, i centri islamici e anche i campi rom abusivi. «Ci opponiamo a ogni tentativo di modificare le nostre leggi in favore di tradizioni e usanze islamiche», si leggeva nel manifesto di Sos Italia. Per fugare ogni dubbio ha fondato pure un'associazione anti islamica italiana, la No Islam.
Le sue crociate però hanno spaziato anche in altri campi. E le sue posizioni non si sono sempre rivelate intonate con il pensiero di destra.
Volpe Pasini si è battuto per esempio per il diritto all'eutanasia ma anche per la «liberalizzazione» del porto d'armi.
LA BATTAGLIA PER ELUANA. Degno di nota il suo impegno per il caso Englaro. Quando Eluana fu trasferita a Udine non perse tempo e fondò il Movimento per la libertà di scegliere, creato per sollecitare una legge che permettesse di interrompere l'alimentazione e l'idratazione assistita. «Eluana rappresenta il sacrificio in nome della libertà di poter scegliere», disse l'ex consigliere. «È una donna simbolo. La battaglia vinta da Eluana attraverso suo padre segna un fatto epocale».
PORTO D'ARMI PER TUTTI. Dopo aver promosso un referendum per l’abrogazione della legge Merlin, i suoi sforzi si sono concentrati per la liberalizzazione del porto d’armi e per una campagna per la cancellazione del principio di eccesso di legittima difesa.
In puro stile sceriffo mise una taglia da 100 mila euro su Unabomber e offrì il patrocinio legale gratuito a due carabinieri di Sassuolo (Modena) accusati di aver picchiato un immigrato.
Nel rutilante mondo di Volpe Pasini si trova insomma tutto (o quasi) il repertorio della destra.

Le ire di Haider e di Fallaci

Oriana Fallaci.

Questo friulano nato a Roma nel 1961, oltre al partito Sos Italia, ha lasciato sul suo cammino parecchie creature politiche. Nel 2001 depositò il marchio del Partito liberal popolare in Europa con Haider. Però il leader nazionalista della Carinzia non la prese molto bene. Anzi, minacciò querele contro chiunque usasse il suo nome «a fini di propaganda politica nelle elezioni politiche e amministrative in Italia».
LE MINACCE DI ORIANA. Ma non gli andò meglio con Oriana Fallaci che per lui si scomodò personalmente. Nel 2006 la scrittrice fiorentina diffidò pubblicamente chi «sfruttava» il suo nome. «Un certo signor Diego Volpe Pasini», denunciò, «si è detto determinato a presentare per le prossime elezioni politiche una lista che coinvolge e sfrutta cinicamente il mio nome».
«POLITICA LERCIA E AMBIGUA». Per questo la signora aveva definito l’operazione «frutto della politica lercia e ambigua che sta affliggendo l'Italia» minacciando azioni legali.
Gli strali della scrittrice non impressionarono il temerario politico. Ormai il movimento L’Italia con Oriana era fondato. Volpe Pasini si limitò a rispondere alla sua ispiratrice: «Se avessimo paura delle querele come potremmo affrontare i musulmani?».
Non tutte le relazioni politiche di Volpe Pasini sono state tormentate. Nel 2003 il suo grande amico Sgarbi sostenne la sua candidatura alla carica di sindaco di Udine alle elezioni comunali. Il risultato però fu misero così come il secondo tentativo nel 2008 quando ottenne solo il 4%.

La delega comunale e il successivo arresto

Diego Volpe Pasini e il sindaco di Udine Furio Honsell.

Il vero salto di qualità arrivò nel 2008 quando Volpe Pasini fu nominato responsabile della sicurezza di Udine. A sceglierlo era stato il sindaco di centrosinistra, Furio Honsell, che gli aveva affidato la delega al termine dei lavori del primo consiglio comunale. «Voglio una città sicura», aveva dichiarato con piglio deciso il nuovo sceriffo friulano. «Dobbiamo rispondere subito alle richieste dei cittadini che hanno paura, e creare un network per la sicurezza tra il centro e gli altri quartieri».
La scelta si rivelò poco felice. Poco tempo dopo la nomina infatti il primo cittadino si trovò a dover giustificare l’arresto di Volpe Pasini, finito in carcere per mancato pagamento degli alimenti alla moglie e al figlio. La condanna a quattro mesi si ridusse a 10 giorni di reclusione.
LA SENTENZA DI DIFFAMAZIONE. Il suo casellario giudiziale riporta anche una sentenza di diffamazione aggravata nei confronti Mario Lizzero, deputato del Partito comunista morto nel 1993.
Volpe Pasini aveva dato all’esponente del Pc friulano «la responsabilità politica del massacro di Porzûs» suscitando le ire degli eredi. Per questo fu condannato a pagare una multa di 1.500 euro, oltre che al risarcimento dei danni al figlio, Luciano Lizzero, e all’Associazione nazionale partigiani d’Italia.
Senza contare, dulcis in fundo, l'accusa risalente al 2006 di aver falsificato le liste elettorali presentate alla Camera e al Senato a sostegno del suo movimento. Il reato, poi, fu prescritto. Ma nel suo cursus honorum politico sono rimaste le 1.511 firme «disconosciute».

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