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D'Alema pronto al divorzio con Bersani per arrivare al Colle

Il presidente del Copasir continua a sostenere la candidatura alla premiership del segretario Pd. Ma sa che solo un bis di Monti a Palazzo Chigi gli aprirebbe la strada verso il Quirinale. Così il 'lider Maximo" già pensa a come mollare il collega di partito.

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Pier Luigi Bersani e Massimo D'Alema (foto Ansa)

Se l’aspettava, Pier Luigi Bersani. E infatti l’aveva pure messo in conto. Ma quando il primo luglio ha letto la lunga intervista che Massimo D’Alema ha rilasciato a Dario Di Vico del Corriere della Sera, raccontano i deputati a lui vicini, il segretario del Pd non è riuscito a trattenere il suo disappunto.
SGARBO AL SEGRETARIO PD. L’endorsement del presidente del Copasir a Mario Monti, oltre all’iscrizione 'manu dalemiana' del premier alla famiglia del centrosinistra europeo, rappresenta una linea che non collima affatto con quella del leader del Pd.
Che al contrario, confortato da alcuni sondaggi che danno in picchiata la popolarità del governo presso il «popolo del centrosinistra», sta cercando a fatica di seguire una strada stretta che ha pochi margini di manovra: sostenere lealmente l’esecutivo, certo, sgombrando il campo dall’opzione del voto anticipato; ma, contemporaneamente, prendere per quanto è possibile le distanze dalle sue misure che, soprattutto a pochi mesi dalle elezioni, sono a dir poco impopolari.
Stare col governo senza starci, insomma.
Con l’intervista del 2 luglio, invece, D’Alema ha scelto di posizionarsi in un altro pacchetto di mischia. Che, riassumono i bersaniani, «è più quello di Veltroni e Letta che non quello di Pier Luigi».
Lo stesso che punta a privilegiare un’alleanza con Pier Ferdinando Casini a scapito dell’accordo col tandem Nichi Vendola-Antonio Di Pietro, che comunque rimane in cima ai desiderata del segretario e dei suoi. Domanda: perché?
E qui si passa alla ridda di voci, veleni e sospetti che da qualche giorno anima le chiacchierate del piano nobile della sede nazionale del Pd al Nazareno. Dove dentro la segreteria di Bersani più d’uno ha cominciato a fare i conti col gioco dell’oca che prenderà il via nella prossima primavera.
D'ALEMA, OBIETTIVO QUIRINALE. Lo schema che le malelingue attribuiscono – a ragione o a torto – a D’Alema suona più o meno così, come lo racconta un autorevole dirigente del partito vicino al segretario. «Massimo adesso punterà le sue fiches sul cavallo Monti. Perché sa benissimo che, se Monti si avvicina a un bis a Palazzo Chigi, la via del Quirinale sarà spianata per uno col suo profilo, che viene “da sinistra”. Come fu quando al governo tornò Romano Prodi».
Ma «se invece le elezioni garantiscono a Bersani i numeri per diventare premier, a quel punto la legislatura inizierebbe con una corsa a tre per il Colle. Monti favorito, Casini in subordine e Prodi come outsider».
Nel terzetto di papabili, tutti pescati fuori dal recinto degli ex ds, ovviamente il nome di D’Alema non ci sarebbe.
E in fondo è questo, almeno a sentire le malelingue del Pd, che porterà le strade di Massimo e Pier Luigi a separarsi. Non alle primarie, in cui il presidente del Copasir si schiererà col segretario. Ma dopo le elezioni del 2013. E solo nel caso in cui il porcellum non dia al centrosinistra la maggioranza per governare il Senato. E il Paese.

2 Luglio Lug 2012 2015 02 luglio 2012
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