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Favia a Grillo: «Non pago per comparire in tivù»

Il consigliere: «Non ho usato fondi, nessuna scomunica da M5s».

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Giovanni Favia.

Beppe Grillo non si sarebbe spiegato bene, per lo meno sul chi e come si sarebbe assicurato la presenza a trasmissioni televisive pagando.
O, per lo meno, il consigliere del Movimento 5 stelle dell'Emilia Romagna, Giovanni Favia, ha negato di averlo fatto e di essere stato scomunicato.
«CAPISCO CHE GRILLO SI SENTA ATTACCATO». Questa la replica di Favia alle parole del leader del M5s: «Avrei preferito che Grillo nel suo comunicato spiegasse meglio la questione. Capisco che si senta attaccato, ma non ho fatto un utilizzo illegale dei finanziamenti della regione».
Il consigliere ha parlato il 16 agosto ai microfoni di Radio Monte Carlo riguardo alla vicenda delle interviste a pagamento su emittenti locali bolognesi che vedono coinvolti consiglieri regionali, tra cui quelli M5s.
Grillo aveva infatti scritto sul suo blog: «Pagare per andare in televisione per il Movimento 5 stelle é come pagare per andare al proprio funerale, anche se è certamente lecito».
E in un altro post sottolineava che da mesi i media «spargono menzogne e diffondono odio su di me e sul Movimento», cui «nulla è perdonato, soprattutto l'onestà».
«HO DATO IO LE INFORMAZIONI PER L'INCHIESTA». Ma a detta di Favia, Grillo si sarebbe dovuto esprimere con più criterio, così come i giornali: «Sono stato io a dare a Repubblica le informazioni da cui hanno tirato fuori il finto scoop rilanciato in queste ore».
L'inchiesta del quotidiano sarebbe partita proprio da una denuncia del gruppo regionale M5s: «Il Pd utilizza gli spazi per la comunicazione istituzionale per fare campagna elettorale, noi sospendiamo la nostra partecipazione alle trasmissioni a ridosso delle competizioni elettorali. Sono invitato tutte le settimane nelle trasmissioni dei media nazionali ma non ci vado. Non partecipo ai talk show, non mi interessa apparire».

«Valutiamo se smettere di fare interviste»

Favia lo ha spiegato allo stesso leader del Movimento per telefono.
«Ci siamo sentiti due volte telefonicamente», ha detto, «il giorno in cui è scoppiato il caso e dopo il post sul suo blog. La prima volta si è messo a ridere della campagna mediatica, non ha dato un giudizio sulla vicenda, non mi ha detto fate bene o smettete. Nella seconda, mi ha spiegato che il suo post voleva ribadire la linea del movimento a livello di principio».
Il consigliere si è dichiarato d'accordo con lui e i due hanno iniziato a discutere della possibilità di «interrompere di fare queste interviste. Io gli ho risposto che sicuramente ne avremmo parlato con la base e avremmo deciso con i cittadini che seguono la nostra attività».
«NESSUN PROBLEMA TRA ME E GRILLO». Di una cosa Favia si è detto certo: «Problemi tra me e Grillo non ce ne sono. Se qualcuno spera di vedermi indebolito o incrinato se lo può scordare. Sono stato messo in mezzo io, e ci sto. Ho le spalle larghe e sono abituato a questi colpi. Tra pochi giorni il polverone passerà».

16 Agosto Ago 2012 1500 16 agosto 2012
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