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IDEE CERCASI
18 Agosto Ago 2012 0800 18 agosto 2012

Politici, caccia al filosofo

Da Hobbes di Maroni al think tank del Cav.

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Il segretario federale della Lega Nord Roberto Maroni.

L'ultimo è stato uno straordinario Bobo Maroni in vena di uscite ferragostane. Il segretario della Lega ha paragonato lo Stato centrale al Leviatano, figura mitica creata dal massimo teorico dell'assolutismo, Thomas Hobbes.
ZAIA E LA «RIFONDAZIONE PADANA». Il segretario federaledel Carroccio ha seguito così la scia di Luca Zaia, presidente della Regione Veneto appassionato citazionista, che nel 2010 animò una «rifondazione padana» in salsa no global. Contro la tecnica - il male del mondo - Zaia proponeva il ritorno all'agricoltura e alla terra. Richiamando pensatori poco ortodossi per un partito di centrodestra come Simone Weil, Zygmunt Bauman, Carlo Levi, Pier Paolo Pasolini e Jean Jacques Rousseau.
Fuori dal Carroccio, sempre lo scorso Ferragosto, è rimbalzato in Rete un tweet del sindaco di Napoli: «Le idee dominanti sono quelle delle classi dominanti», ha cinguettato Luigi De Magistris. Citazione firmata Karl Marx.
SE I POLITICI RISCOPRONO LA TEORIA. Sono gli ultimissimi esempi della tendenza in atto in una politica confusa e infelice: la ricerca disperata di maître à penser.
Con poco potere fattuale, e un credito culturale che scende, pare, senza rimedio, i politici riscoprono la teoria. Sarà sincera ricerca di fondamenti o voglia di fare un po' di namedropping filosofico? Non è ancora chiaro, per ora bisogna limitarsi a registrare i fatti.

Il pensatoio del Cavaliere a Villa Gernetto

Come l'incontro di Silvio Berlusconi con un panel di economisti, studiosi, politici e politologi organizzato a Villa Gernetto quasi un mese fa da Antonio Martino.
Il tasso di elaborazione si alzerebbe anche nel Pdl, insomma, tanto più che a ottobre è previsto un bis. Anche se finora non è chiara la questione fondamentale, cioè se il Cav torni o meno in campo.
BERSANI CERCA (E TROVA) MAURIZIO FERRARIS. Per il Pd, poi, si assiste a un ritorno alle origini colte del vecchio Pci.
Se l'ex segretario Walter Veltroni, nonostante tutte le inquietudini (politiche civili e 'romanzesche'), rischia di passare alla storia come lo sdoganatore del film Giovannona Coscialunga, Pier Luigi Bersani ha raccolto nella sede del partito un buon numero di intellettuali: tra gli altri lo storico Miguel Gotor, la politologa Nadia Urbinati e, attenzione, Maurizio Ferraris, cioè il portabandiera della nuova tendenza realista della filosofia contemporanea.
IL MANIFESTO DI GIANNINO. Alla lista bipartisan si deve aggiungere anche il successo dell'appello liberista pubblicato dall'economista Oscar Giannino: il famoso «partito anti tasse». Che non sarà un vero e proprio partito, ma di consensi ne raccoglie anche tra i politici: da Benedetto della Vedova e Mario Baldassarri (Fli) a Nicola Rossi (gruppo misto, presidente dell'Istituto Bruno Leoni).
L'APPELLO DI VENEZIANI. Ma anche la destra purista si muove.
Dal tracollo di Futuro e libertà in poi ha fatto sensazione, e polemica, la proposta «Torniamo a Itaca» di Marcello Veneziani con cui lo scrittore ha invitato dirigenti e simpatizzanti del Pdl, della Destra e di Fli a uno scatto d'orgoglio. Per «non morire grillini ma neppure montezemoliani». Appello non privo di accrediti culturali.

Da Jovanotti a Fiorella Mannoia: i cantanti impegnati

Lorenzo Jovanotti.

A quanto pare la crisi ha messo in moto la caccia al «filosofo salvapartito» (come ha scritto di recente L'Espresso). E pensare che fino a qualche anno fa per salvare le sorti politiche e guadagnare consensi si cercavano disperatamente il cantante, il regista o l'attore.
Alle primarie del Pd del 2007, Enrico Letta si era detto soddisfatto dell'appoggio ricevuto dai Nomadi e da Raoul Casadei.
LA LETTERA APERTA DI MANNOIA. Due anni dopo, a entrare nel dibattito politico era stata Fiorella Mannoia che, con una lettera aperta, aveva invitato Gianfranco Fini a lasciare Berlusconi e compagnia per inaugurare un nuovo corso dei conservatori italiani. «Onorevole Fini» aveva scritto l'interprete del Cielo d'Irlanda, «io non lo so, ma la prego, se lei è davvero in buona fede, ci aiuti a venirne fuori. Si liberi della sua attuale coalizione, vada avanti, formi un partito conservatore di gente onesta, e ce n’è tanta che non si riconosce in questa destra, con la quale si possa dialogare in maniera democratica e civile, come in tutti i Paesi europei».
JOVANOTTI E LA SCUOLA PUBBLICA. Nel 2011, infine, sul sito del Pd si trovavano entusiatiche recensioni al disco di Jovanotti, che contraccambiava con editoriali sulla scuola pubblica in linea con l'orientamento del partito.
Per non parlare dei Pantheon democratici e aennini, di cui si discuteva molto a fine anni 2000, popolati rispettivamente da De Andrè, Bob Marley e Vasco Rossi, e da Mogol, Battisti e Pavarotti.
DILIBERTO: «DR. HOUSE È DEI NOSTRI». Anche cinema e televisione fino a una manciata di anni fa erano bacini a cui attingere. Nel 2007, per esempio, Oliviero Diliberto aveva assicurato con un certo orgoglio: «George Clooney e Dr. House sono dei nostri».
Insomma, per un certo periodo della storia italiana sembrava che nessun partito potesse fare a meno di un cantante di riferimento. Ora a quanto sembra tocca al filosofo.
Corsi e ricorsi storici.

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