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L'INTERVISTA
27 Agosto Ago 2012 1817 27 agosto 2012

«Renzi non è un signor sì»

Reggi spiega perché sostiene il sindaco di Firenze.

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Chi si aspetta una campagna elettorale giocata tutta sull'anti-bersanismo rimarrà deluso. Già, perché quella di Matteo Renzi alle primarie del Pd sarà fatta soprattutto di programmi e proposte. E che andrà «oltre Bersani, ma anche oltre Monti».
Ad assicurarlo è Roberto Reggi, 49 anni, ex sindaco piddino di Piacenza, cattolico e di sinistra, cui Renzi ha affidato la gestione politica del suo tour elettorale che attraverserà l'Italia a partire dal 13 settembre.
I PROF E LA «POLITICA DEGLI ANNUNCI». «La credibilità del Professore è preziosa per il Paese ed è qualcosa di cui, anche dopo le elezioni, non si potrà fare a meno», dice Lettera43.it Reggi che circa 10 anni fa riuscì a strappare la città emiliana all'establishment ex-diessino dei Bersani e dei Migliavacca. «Ma anche questo governo si è perso nella politica degli annunci. Sulle valorizzazioni immobiliari, per esempio, non c'è stato nessun atto concreto, così come sulle misure per lo Sviluppo».
UNA PROMOZIONE A METÀ. Lo stesso discorso vale per le politiche cosiddette dell'equità: bene la riforma del lavoro e delle pensioni, male le non-misure sulla rendita e sui patrimoni finanziari.
Reggi, politico navigato cresciuto all'ombra dell'associazionismo cattolico, troppo giovane per essere un ex Dc, di sinistra ma non radicale, sa bene che la politica è arte del compromesso.
«BERSANI MARTORIATO DALLE CORRENTI». «Non condanno l'esistenza di correnti all'interno del partito, io stesso sono 'un lettiano' e fiero di esserlo», spiega. «Ma il problema del mio partito è che lo scontro tra le fazioni si è fatto talmente aspro che Bersani ne è rimasto martoriato. Non è libero di scegliere, e non può dire parole chiare, impegnato com'è a tenere insieme un equilibrio impossibile tra i mille pezzi del Pd».



DOMANDA. A sentirla verrebbe da dire che la campagna elettorale di Renzi sarà all'insegna del né con Monti né con Bersani.
RISPOSTA. Il nostro progetto è dar voce a una classe politica e amministrativa che si è fatta le ossa nelle amministrazioni locali, sul territorio, alle prese con i problemi complessi e reali delle persone.
D. Come il partito dei sindaci voluto da De Magistris. Potrebbe esserci un'alleanza tra il renzismo e il sindaco arancione?
R. Il dialogo è aperto a tutti, ma con ogni rispetto per De Magistris, bisogna avere alle spalle una lunga esperienza di amministrazione per ambire a governare un Paese.
D. Lo stesso non vale per il governo Monti?
R. Anche in questo esecutivo non ci sono ministri con esperienza di amministrazione. Detto questo, il premier ha dato un contributo di credibilità prezioso per il Paese che sarebbe folle sprecare dopo le elezioni.
D. Anche per voi il faro è la politica del rigore?
R. L'attenzione ai conti pubblici è stata salvifica per il Paese. Ma sullo sviluppo e sulle misure per la crescita siamo ancora a livello degli annunci.
D. A cosa si riferisce?
R. Penso, per esempio, al tema delle dismissioni immobiliari: hanno detto che vogliono vendere 20, 25 miliardi di euro all'anno. Bene. Ma quali sono gli atti concreti per dar seguito a questa dichiarazione d'intenti?
D. Ce lo dica lei...
R. Nessuno. Altro tema sul quale il governo è stato deludente è proprio quello delle amministrazioni locali, considerate ancora solo fonte di sprechi. Siamo fermi al federalismo demaniale. Troppe parole, pochi fatti.
D. Lei critica non tanto sul lavoro di Monti, quanto quello di Passera.
R. Condividiamo e sosteniamo a linea del rigore, ma bisogna anche dire che per quanto riguarda lo sviluppo in questi mesi non è stato fatto nulla di concreto. A cominciare dalla politica energetica.
D. Passera ha annunciato un piano nazionale a riguardo.
R. Vedremo. So solo che lo scorso dicembre Passera parlò di aggregazione tra multiutility, disse che si sarebbe adoperato per la creazione di una società del Nord. A oggi siamo ancora solo alle dichiarazioni.
D. Sulla riforma delle pensioni e del lavoro il governo Monti ha fatto bene?
R. Sì ma ci si aspettavano anche misure di sacrifici per l'altra parte del Paese.
D. Quale parte?
R. Si è intervenuti sui lavoratori dipendenti, bene. Analogamente, però, si sarebbero dovute chiedere una certa disponibilità anche ad altri soggetti economici e una maggiore efficacia nel contrasto all'evasione, soprattutto nel recupero dei capitali evasi all'estero. Tutte azioni che non ci sono state.
D. Siete favorevoli all'introduzione della patrimoniale?
R. Di questo parlerà Renzi al momento opportuno. Per ora dico solo che la nostra proposta non è quella che circola nel Pd.
D. Perché ha deciso di appoggiare il sindaco di Firenze alle primarie e non il segretario del suo partito?
R. Perché Renzi è libero di decidere, Bersani no. È martoriato da correnti che lo hanno immobilizzato. Fa fatica anche a dare risposte chiare e univoche. Troppi veti incrociati nel Pd.
D. Anche sulla legge elettorale il Pd non sta tergiversando meno del Pdl.
R. Sono convinto che la volontà di cambiarla non ci sia da nessuna parte, neanche nel mio partito. Piacciono a tutti le liste bloccate.
D. E le alleanze dichiarate dopo il voto?
R. Da ex sindaco dico che programmi e alleanze vanno resi noti prima del voto, in modo tale che i cittadini possano sapere cosa scelgono e nel caso mandare a casa chi non ha rispettato i suoi impegni.

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