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CENSURE
19 Ottobre Ott 2012 1200 19 ottobre 2012

Pechino, spazi d'opinione

A poco più di due settimane dall'inizio del congresso del Partito comunista si torna a parlare di libertà di pensiero.

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da Pechino

Il Politburo cinese.

Nonostante manchino poco più di due settimane dall'inizio del XVIII congresso del Partito comunista cinese, il governo sembra concedere più spazio alla libertà di opinione.
IL CASO DEL FUNZIONARIO REN JIANYU. Negli scorsi giorni molta stampa cinese, anche quella più vicina al Partito, si è scagliata contro la decisione da parte degli organi di partito di condannare alla detenzione in campo di lavoro del 25enne funzionario di villaggio, Ren Jianyu. I quotidiani ufficiali tra cui il Global Times, costola del Renmin Ribao, quotidiano ufficiale del Pcc, e il Beijing News hanno criticato l'atteggiamento delle autorità e hanno invocato una maggiore apertura sulla libertà di opinione.
DUE ANNI DI LAVORI FORZATI. Il giovane infatti è stato arrestato e condannato a due anni di lavori forzati per aver diffuso su internet messaggi che volevano la caduta della dittatura del Partito. Un sentimento che in altre epoche avrebbe procurato a Ren, commenta oggi il quotidiano di Hong Kong South China Morning Post, «un duro trattamento, se non la totale indifferenza, da parte dei media cinesi».
UNA CENSURA ANACRONASTICA. Eppure la scorsa settimana un editoriale del Global Times, si leggeva una forte critica alla persecuzione dei crimini di pensiero.
«È preoccupante che nella Cina moderna persone siano ancora punite per aver espresso un pensiero critico. La condanna per espressioni d'opposizione era una tradizione politica che prevaleva in molti Paesi prima del XX secolo». «È anacronistico», conclude il Global Times, «e va contro la libertà di parola e le leggi che vigono oggigiorno».

Solo una sapiente strategia mediatica

La libertà d'espressione è ancora limitata.

Li Datong, ex giornalista del China Youth Daily, licenziato per il suo impegno contro la censura, ha dichiarato al South China Morning Post, che il clamore suscitato dall'affaire Ren sarebbe solo una mossa opportunistica dell'informazione ufficiale. In primo luogo la vicenda riguarderebbe la municipalità di Chongqing, e rientrerebbe nell'opera di demonizzazione del principino decaduto Bo Xilai. D'altra parte rifletterebbe il peso sempre più crescente dell'informazione attraverso microblog, come Weibo, social network estremamente diffuso tra i giovani cinesi, simile a Twitter.
IL RICORDO DI ZHAO ZIYANG. Tuttavia ci sono altri segnali che la pressione della censura sul diritto di critica si stia allentando. Alcune decine di persone si sono radunate ieri a Pechino per ricordare il 93esimo compleanno di Zhao Ziyang, a poca distanza da casa sua nel distretto di Wangfujing.
Zhao è stato capo del Partito comunista cinese durante le proteste di Piazza Tiananmen e poi era caduto in disgrazia, subito dopo le manifestazioni del 1989, con l'accusa di avere introdotto idee troppo liberali all'interno del Partito. Zhao aveva soprattutto appoggiato, contro gran parte dell'establishment politico cinese, il movimento studentesco.
UNA SPERANZA DI CAMBIAMENTO. Qualcuno tra i presenti ha auspicato tuttavia che «nuova generazione di leader possa portare avanti lo spirito riformista di Zhao». Altri invece, riporta il South China Morning Post, hanno preferito ricordare che il Partito su Zhao ha sempre mantenuto un ostinato silenzio. Zhao è rimasto in isolamento per più di 16 anni e dopo la sua morte molte iniziative organizzate per ricordarne la figura sono state impedite dalle autorità.
Tra poco più di due settimane, proprio a pochi passi da casa di Zhao Ziyang, inizierà il XVIII congresso del Pcc. Cambierà qualcosa forse nell'atteggiamento del prossimo governo nei confronti della censura? Per un altro dei presenti alla commemorazione, quella del Partito continua e continuerà ad essere «una dittatura» e che «la nuova generazione di leader dovrà essere molto diversa dalle precedenti per ripristinare la fiducia della gente nel partito».

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