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IL PERSONAGGIO
22 Ottobre Ott 2012 1450 22 ottobre 2012

Serra, il ribelle della finanza

Chi è il finanziere vicino a Renzi.

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Davide Serra, umero uno della società di asset management Algebris Investments e sostenitore di Matteo Renzi.

Lo hanno definito di volta in volta il Beppe Grillo della finanza internazionale, il giovanotto che combatteva contro gli stanchi vecchi del salotto buono dell’economia italiana, il fustigatore impertinente di banchieri olandesi.
Ma Davide Serra, 41 anni, laurea in Economia alla Bocconi e master a Lovanio in Belgio, numero uno della società di asset management Algebris Investments, forse non si era mai arrabbiato così tanto come in questi giorni che lo hanno visto emergere dal silenzioso mare degli squali dei mercati globali e lo hanno precipitato nella piccola e rumorosa arena dei galli da combattimento della politica italiana.
CAUSE CONTRO BERSANI E CORSERA. Prima la causa annunciata contro Pier Luigi Bersani per l’attacco del segretario del Partito democratico in relazione a uno dei fondi di Algebris, che ha sede alle Isole Cayman.
Poi la querela e contro-querela con il Corriere della Sera per lo stesso motivo: accuse e sospetti sulla limpidezza fiscale delle attività finanziarie di Serra.
Insomma, una tempesta in un bicchiere d’acqua all’ombra delle primarie del centrosinistra. Un putiferio scatenato dalla cena del sindaco di Firenze Matteo Renzi con il bel mondo dei banchieri e dei finanzieri, galà organizzato al Four Season di Milano proprio da Serra.

Carriera in Morgan Stanley e amicizie nel mondo bancario italiano

Il ministro dello Sviluppo Corrado Passera.

Residente oggi in Gran Bretagna da 17 anni, l’allora 30enne economista Serra entrò nel 2001 in Morgan Stanley e fece subito carriera, scalando posizioni su posizioni in un quinquennio che lo condusse a diventare direttore generale e capo degli analisti bancari.
La carriera venne punteggiata di premi e riconoscimenti per le sue abilità di valutazione dei mercati. E in quegli anni trascorsi dentro il gruppo americano, Serra iniziò a frequentare anche i grandi nomi del mondo bancario italiano, da Matteo Arpe (che ancora era in Capitalia) ad Alessandro Profumo (Unicredit), passando per l’allora gran capo di Intesa Corrado Passera.
L’attuale ministro dello Sviluppo economico ancora in queste ore non ha lesinato lodi sperticate al giovane finanziere «amico» di Renzi, tanto che qualche maggiorente del Pd lo ha accusato di indebita invasione di campo nel dibattito interno agli sfidanti per le primarie.
DAL 2006 LA SFIDA ALLA FINANZA MONDIALE. Nel 2006 Serra decise tuttavia che era il momento di spiccare il volo. E con il francese Eric Halet lanciò Algebris Investments.
Già nel primo anno la sua creatura passò da circa 700 milioni a quasi 2 miliardi di dollari gestiti, con un guadagno del 40%.
Intanto il giovane Davide, nomen omen, iniziò a sfidare i Golia del mondo bancario e finanziario internazionale.
Il 2007 fu l’anno dell’attacco all’olandese Abn Amro, colosso plurisecolare con i piedi d’argilla. Serra arrivò con il suo hedge fund (e con il legame forte vantato con il fondo Tci di Chris Hohn) e in assemblea degli azionisti si alzò e parlò, prendendo moralmente a schiaffi l’amministratore delegato Rijkman Groenink.
Dopo qualche mese, questi si dimise e il consorzio di tre banche guidato Royal Bank of Scotland, appoggiato da Serra, lanciò l’Opa, compiendo la più importante scalata bancaria d’ogni tempo.
ATTACCO AI SALOTTI DEL CAPITALISMO. Il 2008, invece, fu l’anno in cui le cronache italiane più si occuparono di Serra.
Il moloch da abbattere stavolta si chiamava Generali e l’attacco del rottamatore neo-renziano stavolta si indirizzò contro l’allora presidente, il banchiere francese Antoine Bernheim, che al tempo aveva 84 anni, più del doppio del 37enne rider italiano.
Serra spedì una lettera a Banca d’Italia e Isvap in cui contestava la lista presentata dai Benetton per il collegio sindacale. In sostanza, diceva la missiva, come poteva lo stesso soggetto essere azionista dominante del socio di maggioranza (ossia Mediobanca) e determinare chi avrebbe dovuto controllare l’operato dei manager scelti dalla maggioranza dei soci?
La battaglia stavolta fu persa da Serra sul piano concreto, ma il forte impatto simbolico rimase. Il giovanotto, infatti, aveva scosso brutalmente le liturgie che animavano i paludati salotti buoni del capitalismo di relazione nostrano.

Per Renzi è l'alleato per governare la complicata finanza internazionale

Matteo Renzi.

Tornando all’oggi, è proprio per questo che Renzi lo apprezza. Per la sua capacità di sparigliare.
I due Gian Burrasca agitano le acque dei rispettivi campi d’azione. Per dare un’idea, in coppia hanno più o meno l’età di Silvio Berlusconi e addirittura qualche anno in meno di un dinosauro del mondo bancario come Giovanni Bazoli.
Il sindaco di Firenze, tra l’altro, ha bisogno di accreditarsi in certi ambienti per rispondere a chi manifesta scetticismo sulla sua capacità di governare, se mai gli capiterà in futuro, fenomeni complessi come la finanza internazionale. E Serra gli è subito sembrato l’uomo ideale cui agganciarsi.
IL FIUTO PER RIBASSI E GUADAGNI. Il golden boy dei mercati, dal canto suo, ha un fiuto portentoso per i ribassi e per i margini di guadagno.
Solo nel 2011, infatti, la strategia di credito Algebris ha permesso di raggranellare 800 milioni di dollari.
Intanto, però, dal quartiere londinese di Mayfair, Serra osserva la tempesta nel bicchiere d’acqua che ha contribuito a scatenare in Italia. E forse sogna già di tornare a nuotare tranquillo nell’oceano di squali della finanza mondiale.

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