IL PERSONAGGIO
12 Novembre Nov 2012 0911 12 novembre 2012

Michaela, la vestale di B

Chi è l'amazzone Biancofiore.

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La pidiellina bolzanina è una cattolica praticante. E ha lottato per rendere obbligatorio per legge il crocefisso nelle scuole.

Il più grave difetto che è in grado di trovare a Berlusconi è che «è troppo buono». Più di questo non possiamo chiedere alla «bionda caterpillar» (così la chiamò Silvio, l’amor suo) Michaela Biancofiore (guarda la photogallery) con l’acca davanti alla a, perché è mezza tedesca (è nata a Bolzano 42 anni fa).
LA SANTANCHÈ ALPINA. Cattolicissima - vuole per legge i crocifissi nelle scuole e le radici cristiane nella Costituzione europea, e se non siete d’accordo vi mena - e nordicissima, facile all’infervorazione malgrado l’adattamento a climi rigidi, Michaela è la pia venuta dal freddo e la vestale del puro culto berlusconiano. Una Santanchè in versione alpina.
L'ODIO PER GLI EX AN. Sotto i tailleur e nel tacco 15 nasconde (in modo malcelato) un odio viscerale verso gli ex An, secondo lei corpi estranei al credo forzista, perché «hanno portato un modo di fare politica a noi forzisti sconosciuto; per noi la politica è sempre stata fondata sul merito e non sulla clientela, sull’amico dell’amico, sulle correnti, che a lungo andare hanno scavato il Pdl nella pancia».
GLI SCONTRI CON GASPARRI. Memorabili i suoi scontri con Maurizio Gasparri, «uno che da Aosta a Lampedusa cerca di mettere sempre e comunque un suo uomo, senza badare se è bravo». Da coordinatrice del Pdl in Alto Adige gli è arrivata addosso come una valanga: «Non gli do del fascista solo perché il termine è desueto. È un autoritario. Un arrogante. Un violento. Uno che se sei donna tende soltanto a denigrarti. Di me è arrivato a dire cose indicibili. Che ero instabile psicologicamente, che prendevo psicofarmaci. E certo, sei donna? Allora sei isterica».
SEMPRE CONTRO TUTTI. Psicologicamente instabile, lei? Chissà com’è venuta in mente a Gasparri una cosa del genere. Alcuni nel Pdl sostengono che sia in grado di litigare anche con se stessa e minacciarsi una querela, ma finora non è successo.
L’altro giorno si è scagliata contro Ignazio La Russa che l’avrebbe offesa. «Le uniche arti ben conosciute di La Russa sono la violenza verbale, l’insulto, il trivio e il livore, note da via della Scrofa a via dell’Umiltà passando per il ministero della Difesa!», ha sbottato Biancofiore.
In compenso diventa un’arpa quando parla di Silvio Berlusconi, per lei secondo solo a Nostro Signore.

In prima linea per difendere Silvio

Michaela si iscrisse a Forza italia a 22 anni, «folgorata da quest’uomo affascinante, l’unico in grado di cambiare le sorti del Paese». Uno dei «grandi leader mondiali assieme al Dalai Lama». Il quale recentemente si è però permesso di ridere del Cavaliere. Biancofiore l’ha messo a posto tipo soldato cinese. «Rida, rida pure, però Berlusconi l’ha sempre aiutato», ha detto alla Zanzara su Radio24. «Pensi al Tibet e alla pace nel mondo, perché si deve occupare di Silvio? Questi uomini hanno tutti paura che torni». Anche il Dalai Lama, insomma, teme che Berlusconi torni.
IL MEGA MANIFESTO. Ma è fatta così, Michaela, si lascia prendere facilmente dalla passione politica e magari va sopra le righe. Come quando guidò la campagna elettorale del centrodestra in Alto Adige, organizzando un’adunata in piazza del tribunale a Bolzano, e fece issare un mega manifesto (con Berlusconi) di 39 metri per 13. Un po’ grandino, le fecero osservare.
Nella lunga attesa della telefonata del presidente, non presente, qualcuno rumoreggiò dalla piazza, subito zittito dalla leonessa delle nevi con un «basta, segaioli!».
COME UNA DEA KALÌ. In un altro manifesto per promuovere il primo congresso del Pdl in Alto Adige Biancofiore si fece ritrarre con tre mani: due appoggiate sui candidati alla Provincia autonoma e una su Berlusconi. Esuberante anche in questo.
Ora di Berlusconi dice sempre che è «un grande uomo». «Ha 10 milioni di voti miei», assicura lei forse dopo un grappino di troppo.

La carriera politica cominciata grazie a Frattini

Michaela Biancofiore e il suo primo mentore politico, Franco Frattini.

Amazzone berlusconiana, in principio fu però «la lunga coscia di Frattini in Alto Adige». Fu con lui, infatti - forse conosciuto in coda a uno skilift - che cominciò la sua carriera politica.
Da ministro della Funzione pubblica, nel 2001 la chiamò come «consigliere per le autonomie locali e per il coordinamento dei Servizi di informazione e sicurezza». E poi ancora, da ministro degli Esteri, la prese come consigliere per le Autonomie locali.
NEL 2005 L'APPRODO IN PROVINCIA. Finalmente nel 2005 Biancofiore venne eletta. Non in parlamento ma nel Consiglio provinciale di Bolzano. Fu lì che presentò un disegno di legge per incentivare l’acquisto di nuovi tagliaerba al fine di ridurre l'inquinamento atmosferico (Pm10) originato dalle attrezzature per il giardinaggio.
UN TRICOLORE IN OGNI MASO. Lo stesso anno, si racconta, avanzò una proposta riguardante la collocazione del tricolore su ogni maso (i tipici villini rurali sudtirolesi) nella provincia di Bolzano. Sempre nel 2005 Enzo Biagi la chiamò «biondona», commentando la fotografia che la ritraeva accanto all'allora premier Berlusconi mentre lui mostrava il dito medio alzato durante un comizio in Piazza Vittoria in città. Un altro momento topico della carriera politica di Biancofiore.

Gli scivoloni in italiano e storia

Michaela Biancofiore con gli ex ministri azzurri Strefania Prestigiacomo e Michela Vittoria Brambilla.

Fuor di politica, il suo mestiere è quello non meglio precisato di «imprendittice del settore wellness». Mentre sugli studi siamo più precisamente informati: diploma di istituto magistrale preso con 60/60.
LA PADRONANZA DELLE EMAIL. Su italiano, storia e cultura generale italiana (lei che difende l’italianità) spesso però fa cilecca. Sarà colpa del biliguismo. Nel curriculum sfoggia, tra le doti, una «perfetta padronanza dell’uso delle email», come se fosse difficile. Meno preparata pare però sugli accenti, come raccontò Gian Antonio Stella: «Un florilegio di 'dò', 'stà', un 'pò' nei suoi scritti».
LO SVARIONE SU COPERNICO. In un congresso di Forza Italia nel 2002 fece divertire tutti con una serie di svarioni micidiali. Elencando gli italiani che hanno fatto grande la cultura italiana, «fondante di tutta la civiltà occidentale», ci mise dentro oltre a Dante, Leonardo, Michelangelo e ovviamente Berlusconi, anche Copernico, che sfortunatamente però era polacco.
Contestualmente si avventò contro i tirolesi contrari al restauro del fascista monumento alla Vittoria di Bolzano, dicendo che era «assurdo attaccarlo solo perché è stato costruito dai fascisti», altrimenti si doveva pure «abbattere il Vittoriano». Che però fu costruito una quarantina d’anni prima del fascismo, e vabbè.
UNA SINTASSI FANTASIOSA. Ha attribuito La volpe e l’uva di Esopo a Fedro, ma va detto che ha fatto le magistrali non il classico. Favolosa la sintassi di un suo discorso: «Lo voglio raccontare agli altoatesini con quella mia sincerità sconcertante che mi rende un politico, una politica sui generis; l'elemento di disomogeneità col sistema, il soggetto avulso dalle logiche della spartizione delle poltrone e dunque la speranza di una politica trasparente fra quanti, tanti, e li ringrazio tutti, mi hanno voluto esprimere la preferenza».
ODIATA E «SCANZONATA». È proprio per questa sua schiettezza che molti la vogliono «distrutta, annientata, denigrata, scanzonata». Scanzonata? Mah. Accuse che le arrivano dai nemici, gente infida, che si comporta - disse sempre lei nella sua lingua - come «amantidi religiose». Amantidi (della rivoluzione berlusconiana) e religiose, un po’ come lei.

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