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Feltri: «Confesso, Grillo mi tenta»

Berlusconi-Bersani, il giornalista sceglie il M5s.

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Ci sono le transenne fuori dal portone di via Negri 4, nel centro di Milano. Il palazzo ospita la sede de Il Giornale, il quotidiano fondato nel 1974 da Indro Montanelli, che è di proprietà di Paolo Berlusconi dal 1992.
Per entrare è necessario passare dalla porta posteriore, in via Meravigli. Sul muro della galleria che conduce all’ingresso, buia nonostante il sole, è stato appoggiato un lenzuolo bianco con una scritta rossa: «Direttore sei grande non mollare».
Il direttore è Alessandro Sallusti, alla guida del quotidiano dal settembre 2010. La storia è nota e ha fatto molto discutere: gli agenti della Digos lo hanno arrestato in redazione il 1 dicembre per evasione dagli arresti domiciliari a seguito della condanna per diffamazione aggravata.
FELTRI GIORNALISTA D'ALTRI TEMPI. Al terzo piano, negli uffici di direzione, la mattina del 4 dicembre c’è soltanto Vittorio Feltri, editorialista de Il Giornale da dicembre del 2010 dopo esserne stato direttore per due volte, la prima nel 1994 e la seconda nel 2009.
Sulla scrivania la vecchia Lettera 22 con cui scrive i suoi articoli, un computer spento tenuto come un soprammobile con il monitor rivolto verso la finestra, un iPad con il quale da sei mesi ha imparato a usare Twitter, il social network in 140 caratteri che ha conquistato pure il papa.
Da qualche settimana si mormora - nemmeno troppo a bassa voce - che Feltri, 69 anni compiuti a giugno, si sia stancato delle mura di via Negri e voglia tornare a Libero, il quotidiano che ha fondato nel 2000 a Milano, controllato dalla famiglia Angelucci e diretto da Maurizio Belpietro, che Lettera43.it aveva anticipato.

DOMANDA. Allora direttore, che cosa c’è di vero nel suo ritorno a Libero?
RISPOSTA. Ma nulla, sono solo pettegolezzi per me molto dannosi.
D. Perché?
R. Ho un contratto quadriennale con la società che edita Il Giornale.
D. E quando scade?
R. Tra due anni e mezzo.
D. Eppure c’è chi giura che lei sia pronto a lasciare…
R. Sono solo supposizioni che nascono da un equivoco.
D. Quale?
R. Alcuni giorni fa Libero ha messo in prima pagina un articolo a mia firma, ma io non ne sapevo niente. Nessuno me lo ha chiesto.
D. Come è andata?
R. Avevo scritto un trattatello sulle ragioni del successo della letteratura erotica per il mensile Monsieur diretto da Franz Botré. A Belpietro è piaciuto e Libero lo ha ripubblicato.
D. E quindi?
R. L’articolo partiva dalla prima pagina e solo se si arrivava all’interno si capiva che era un ripubblicazione e non un originale. È stata una scorrettezza da parte di Botré, al quale ho chiesto di non dare più i miei articoli a Libero.
D. Tutto qui?
R. Per quel che mi riguarda sì. Il resto sono fandonie, come quelle di chi ha detto che dietro al mio ritorno a Libero ci sarebbe l’intercessione di Melania Rizzoli, deputato del Popolo della libertà, presso gli Angelucci.

La rottura con Berlusconi

L'ex premier Silvio Berlusconi.

D. Invece, dietro al suo presunto ritorno a Libero, c’è chi dice ci sia una rottura con Silvio Berlusconi. Fantasie anche queste?
R. Penso che Berlusconi si è appannato come politico, ma questo non significa che sono arrivato alla rottura con lui.
D. E cosa significa?
R. Che non mi piace il suo zigzagare sul torno e non torno in campo. E che bisogna essere oggettivi: Berlusconi non è più quello del 1994 e non ha più nemmeno la forza che aveva nel 1998. Non è una mia opinione, che non conta nulla, ma è quello che pensa la gente.
D. L’opinione pubblica non è più dalla sua parte?
R. No, da tempo.
D. Per quale motivo?
R. Ha fatto una serie di errori grossolani.
D. Per esempio?
R. Pensare di mettere in mano la rivoluzione liberale a socialisti come Giulio Tremonti, Maurizio Sacconi e Fabrizio Cicchitto. Sono tutti stimabili, per carità, ma non sono adatti a quel ruolo.
D. Ha sbagliato anche la scelta di Angelo Alfano come delfino?
R. Non faccio altri nomi, ma diciamo che le scelte del personale politico da presentare alle elezioni nelle liste Pdl sono state discutibili.
D. A cosa si riferisce?
R. Penso soprattutto alla candidature delle donne: quelle brave sono state penalizzate perché non si sa se siano lì per i loro glutei o per le loro capacità di amministrare il Paese.
D. Crede che molte siano lì per i glutei?
R. Beh per Nicole Minetti candidata al Consiglio regionale delle Lombardia mi sembra un fatto quasi accertato, ma non è possibile che un presidente del Consiglio abbia gestito un intero condominio di mi…, pardon, ragazze disponibili.
D. Fa il moralista?
R. Per carità, chissenefrega. Tutti lo fanno, ma non puoi pensare di giocare a San Siro con le luci accese e pretendere anche la Ola da parte dei tifosi. Ci vuole discrezione.
D. Le Olgettine sono state il colpo mortale per il Cav?
R. Sono state un bel colpo dopo le lettere della moglie, Veronica Lario, che nessuno ha dimenticato. E dopo Casoria.
D. Si riferisce al compleanno di Noemi Letizia?
R. Ma certo, io a Casoria non ci andrei nemmeno a prendere un caffè, figuriamoci al compleanno di una quasi minorenne.
D. Sono tutti errori umani. Politicamente cosa ha sbagliato Berlusconi?
R. Non ha mantenuto le promesse del '94. E ha lasciato che il partito si disunisse: molti sono scappati, sono disorganizzati, non possono affrontare delle primarie in queste condizioni.
D. Pensa che non si faranno le primarie del centrodestra?
R. Macché. Sono più i candidati degli elettori, forse fra tre anni se ne può riparlare, ma adesso proprio no. Il Pdl non ha mai fatto nemmeno un vero congresso.

La tentazione di Grillo

Beppe Grillo.

D. Sembra inevitabile una sfida tra Berlusconi e Pier Luigi Bersani. Chi voterà?
R. Ho la tentazione di votare Beppe Grillo.
D. Perché?
R. Per sfasciare tutto, scardinare questo sistema che è sempre uguale a se stesso.
D. In che modo?
R. Un centinaio di grillini in parlamento nella prossima legislatura possono garantire un bell’effetto Zelig e dare un po’ di sveglia.
D. Su cosa?
R. Per esempio, sulla legge elettorale e sulla riforma della Costituzione. Sono due nodi irrinunciabili.
D. Avrebbe votato Matteo Renzi se il sindaco di Firenze avesse vinto alle primarie Pd?
R. Per me Renzi è il vero vincitore, il tempo gli darà ragione. Bisogna solo aspettare.
D. Il futuro è di Renzi quindi?
R. Di Renzi oppure di uno come lui, che ha fatto un salto in avanti lasciando dietro di sé i vecchi schemi della politica italiana. Di sicuro il futuro non è di Bersani e Berlusconi.
D. Come lo spiega?
R. Semplice: sono il passato e buona parte delle difficoltà che oggi vive la gente sono anche colpa loro.
D. Lei, che ha sempre votato centrodestra, cambierebbe per uno come Renzi?
R. Ho votato centrodestra perché è sempre stato meno peggio della sinistra. Ma sono stato anche di sinistra.
D. Quando?
R. A 18 anni. Ero socialista. Ma ho cambiato idea quasi subito, come sempre.
D. Perché?
R. In realtà sono un anarchico. Mi interesso e mi avvicino a un movimento politico per lavoro, di solito, e poi quando lo conosco bene lo mollo. Mi è sempre successo così. Mi stanco subito.

Il Corriere della Sera o un altro giornale

Ferruccio De Bortoli, direttore de Il Corriere della Sera.

D. Le è successo così anche per i giornali in cui ha lavorato?
R. Qualche volta.
D. Ma non torna a Libero.
R. No, non voglio più fare il direttore.
D. Nemmeno del Corriere della Sera?
R. Non scherziamo. Il mondo dei giornalisti si divide ancora tra chi lavora al Corriere della Sera e chi vorrebbe lavorarci. Io ci sono stato per 15 anni: mi stavano per offrire quella direzione nel 1996, ma alla fine non è accaduto.
D. Come andò?
R. Scelsero Ferruccio De Bortoli. Luca Cordero di Montezemolo mi propose la poltrona di direttore a settembre del 1996, la Fiat era sotto scacco da parte della magistratura. Ma tre mesi dopo arrivò De Bortoli e la magistratura tacque per sempre.
D. Fonderebbe un altro giornale?
R. Sì e ho già il nome, ma non posso dirlo. Non l’ho ancora registrato.
D. Sempre area centrodestra?
R. Direi non progressista, per raccogliere tutti gli italiani che non si riconoscono in quell’area. Non c’è una distinzione così netta tra destra e sinistra.
D. In che senso?
R. Quando ero di sinistra, in gioventù, avevo pensieri di destra, e mi è capitato sempre nel corso della vita.
D. Sempre fazioso?
R. Siamo tutti faziosi, l’uomo non è obiettivo, è sciocco crederlo, siamo tutti influenzati da studi, letture, frequentazioni.
D. Torniamo al giornale: di carta o digitale?
R. Non so usare il computer, non potrei mai fare un giornale digitale perché non controllo il mezzo tecnologico. Sono tagliato fuori. Anche se mi rendo conto che quando vado in edicola trovo un prodotto vecchio.
D. In che senso?
R. Compro il quotidiano e mi vien da dire: mi dà quello di oggi? Perché mi sembra già quello di ieri.
D. E allora perché comprarli?
R. La motivazione è chi scrive. Le firme.
D. Quali?
R. Piero Ostellino, Angelo Panebianco, Marco Travaglio. Faccio alcuni nomi, poi gli altri si offenderanno.
D. Nessuna donna?
R. Mi piace Laura Laurenzi e poi mia nuora, Annalena Benini.

La scoperta di Twitter

Il profilo Twitter di Feltri.

D. È diventato un esperto di Twitter. Come ha fatto?
R. Uso l’iPad, ma so fare tre cose, non riesco a battere su questi tasti.
D. L’iPad lo ha comprato lei o è stato un regalo?
R. In realtà ne ho due. Il primo è stato un regalo di Belpietro, lo tengo a casa. Qui in ufficio ne ho un altro, così non li porto in giro.
D. E al social network che cinguetta quando ci è arrivato?
R. Sei mesi fa. Mi hanno detto che c’erano tutti i direttori dei giornali e ci sono entrato. Poi è diventata un’abitudine. Mi diverte. Anche se all’inizio non ne capivo l’utilità.
D. In che senso?
R. Scrivere gratis mi sembrava assurdo.
D. Pensi che lo fa per quasi 40 mila follower, i suoi seguaci.
R. Son tanti, e c’è un po’ di tutto anche dei gran maleducati.
D. Twitter è di sinistra, non lo sapeva?
R. Ma figuriamoci.

5 Dicembre Dic 2012 1030 05 dicembre 2012
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