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Pdl, la vittoria dei filo-montiani

Monti acclamato leader dei moderati.

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Il premier Mario Monti con Angela Merkel a Bruxelles il 13 dicembre 2012.

Il Pdl, o buona parte di esso, ha tirato un sospiro di sollievo. Con la momentanea resa di Silvio Berlusconi, ora i filo-montiani sono liberi di appoggiare la candidatura di Angelino Alfano senza essere costretti ad abbandonare il partito.
«Ci fa piacere che il presidente Berlusconi sia giunto alle nostre stesse conclusioni: ci vuole un nuovo centrodestra guidato da Monti o, in alternativa, dal segretario». Così uno dei promotori di Italia popolare, la manifestazione della corrente montiana (cioè ex-alfaniana) del Pdl che si terrà domenica 16 dicembre a Roma, ha commentato il susseguirsi degli eventi delle ultime ore.
I POPOLARI EUROPEI PER MONTI. La giornata europea con l’intero Ppe - e Angela Merkel in persona - a chiedere la candidatura a Monti (per la prima volta presente a un incontro politico), endorsement ribadito anche dal Cavaliere, ha rafforzato questa tesi. Cioè quella di una grande coalizione di centrodestra che comprenda anche i moderati (Pier Ferdinando Casini e Luca Cordero di Montezemolo) guidato dal Professore, ma senza la Lega e con Berlusconi in disparte.
Un rassemblement che cerchi di opporsi alla vittoria annunciata della coppia Bersani-Vendola. Obiettivo che, guarda caso, coincide con quello del Ppe e, se si guarda in casa nostra, della Cei.
LA TRUPPA ANTI-CAV. Il piano è in campo da tempo e coinvolge buona parte dello stato maggiore del partito berlusconiano. O, almeno, tutti quelli che si sono schierati con Alfano a sostegno delle primarie. Gaetano Quagliariello, Fabrizio Cicchitto, Maurizio Lupi, Franco Frattini, Giuliano Cazzola, Maurizio Sacconi, Adolfo Urso, Andrea Augello, Gianni Alemanno, Mariastella Gelmini, solo per dirne alcuni.
«Berlusconi ha deciso di ritirare la propria candidatura quando ha capito di avere sondaggi sfavorevoli, di non avere l’appoggio della Lega e di avere tutto il partito contro», racconta a Lettera43.it un filo-montiano.

Le resistenze dei più prudenti: in ballo i posti in lista

Un entusiasmo che, però, non è condiviso da tutto il partito. La strategia ancora nebulosa dell'ex capo del governo preoccupa una fetta di parlamentari. Il timore è che il Predellino, pronto a dividersi in ex Forza Italia ed ex An, possa ancora scindersi tra più o meno montiani (sempre domenica è previsto l'incontro le Primarie delle idee organizzato da Giorgia Meloni e Guido Crosetto).
LA TRATTATIVA DI BRUNETTA. L'obiettivo è scongiurare che la manifestazione Italia popolare, alla quale parteciperà anche Alfano, sancisca la spaccatura. Per questo alcuni pidiellini, tra cui Renato Brunetta, per tutto il giorno hanno discusso soluzioni alternative. Si dice che l'ex ministro della Funzione pubblica abbia incontrato diversi parlamentari (si fanno i nomi di Gelmini, ma anche di Laura Ravetto e Nunzia De Girolamo) per proporre un documento alternativo e magari dar vita a una sorta di contro manifestazione.
POLTRONE DA CONTRATTARE. All'interno del partito, infatti, i più prudenti stanno invitando alla moderazione gli ultras montiani. Anche perché in gioco ci sono i posti in lista che, se si dovesse realizzare una coalizione dei moderati, dovrebbero essere contrattati con Casini, Fini e Montezemolo.

La strategia di accerchiamento con Europa e Cei

Silvio Berlusconi.

I vertici filo-montiani del Pdl, però, vanno avanti per la loro strada. E non si sono mossi da soli. Da quando Berlusconi ha iniziato la guerra a bassa intensità nei confronti del segretario, gli uomini dello stato maggiore del partito hanno cominciato a organizzarsi per frenare la sua ricandidatura. E a cercare sponde esterne. Trovandone di importanti.
LA BENEDIZIONE DI PPE E CATTOLICI. Innanzitutto, grazie ai buoni contatti di Frattini, nel Ppe. I cui vertici si sono apertamente schierati contro l'ex premier. E poi nei sacri palazzi che stanno al di là del Tevere. Gli elogi al lavoro del governo Monti del presidente della Cei, Angelo Bagnasco, del direttore dell’Osservatore Romano, Gianni Maria Vian, di alcuni alti prelati della segreteria vaticana e, in ultimo, di Comunione e liberazione non sono arrivati a caso.
A quel punto Berlusconi ha capito di essere solo, senza coperture politiche nemmeno da parte di chi (la Chiesa) in passato l’aveva sempre sostenuto.
L'ASSE CON CASINI E MONTEZEMOLO. Così, forte degli appoggi italiani e internazionali, una larga parte del Pdl ha preso coraggio sfidando apertamente il Cavaliere. E schierandosi con Alfano e con Monti. «Una grande coalizione di centrodestra con un forte progetto politico in grado di rendere la vita difficile a Bersani e Vendola si può costruire solo andando oltre Berlusconi», ha confermato un altro filo-montiano del Predellino. «E su questo si sta lavorando. Se poi il timone lo prende Monti, a quel punto Casini e Montezemolo non potranno più sottrarsi».

Silvio ha giocato d'attacco evitando (per ora) la scissione del partito

Luca Cordero di Montezemolo e Pier Ferdinando Casini.

Pare averlo capito anche Berlusconi che, per non essere messo in minoranza, il 12 dicembre alla presentazione del libro di Bruno Vespa ha aderito a questo schema. Insomma, per non venire sconfitto dai nemici interni l’ex premier se li è fatti amici. Anticipandoli. Ed evitando così una spaccatura immediata nel Pdl. Che, con la candidatura del Cav a Palazzo Chigi, sarebbe stata inevitabile e dolorosa.
I montiani infatti, almeno secondo i ben informati, avevano già pronto un duro documento contro il presidente, che lo avrebbe di fatto messo in minoranza nel suo stesso partito.
AUGELLO: «PRONTI A CANDIDARE ALFANO». «Ora occorre un nuovo grande progetto politico di centrodestra per costruire una proposta da mettere subito in campo per le elezioni», ha osservato il senatore Andrea Augello, uomo forte del Lazio vicino ad Alemanno. «Sarebbe stato meglio fare le primarie per rendere più forte la candidatura di Angelino, ma va bene lo stesso. Domenica lanceremo la sua candidatura e presenteremo un documento con i punti del nostro programma».
I FAN DEL PROF: DA ALEMANNO A LUPI. Alfano, in realtà, è la seconda scelta. Perché l’uomo ideale da schierare contro la sinistra resta Monti. E in queste ore l'hanno ribadito un po’ tutti. «Monti può aggregare tutti i moderati, è la nostra carta vincente», ha messo in chiaro Alemanno. «Il premier è il leader ideale del nuovo centrodestra», gli ha fatto eco Roberto Formigoni. «Se il Prof si candida, tutti facciano un passo indietro, anche Alfano», ha assicurato Maurizio Lupi.
IN ATTESA DEL SÌ DI MONTI. E infine è arrivato anche il Cav. «Monti sia il riferimento dei moderati», ha insistito Berlusconi, che poi ha sottolineato come «il Ppe vuole evitare la vittoria della sinistra in Italia».
Così tutti i pezzi del puzzle sembrano andare a posto. Ne mancano solo due: la resa definitiva di Berlusconi. E il sì del Professore. Che, sono certi in Via Dell’Umiltà, arriverà presto.

13 Dicembre Dic 2012 1942 13 dicembre 2012
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