Oscar Giannino 121231164242

Maroni-Giannino prove di alleanza

I punti di incontro. E un ostacolo: Tremonti.

  • ...
Oscar Giannino.

Perso l’asse con il centro montiano, Oscar Giannino guarda al Nord. Fino all’ultimo il giornalista promotore di Fermare il declino ha sperato che la sua proposta politica potesse rientrare nella lista civica che sosterrà l’agenda Monti. Invece, dopo la rottura con Montezemolo, è arrivata anche l’indisponibilità del premier di dialogare con i promotori del manifesto turboliberista.
LO SGUARDO AL NORD LEGHISTA. L’unico fronte di dialogo ancora disponibile per i sostenitori di Fid resta quello con la Lega Nord. «Vedremo quello che alla fine faranno i vari Maroni, Tosi e Salvini» ha commentato sibillino Giannino. Intanto il giornalista ha annunciato la presentazione della lista di Fare per fermare il declino, per la quale sarà il capolista in più circoscrizioni.
È sott’inteso che la decisione dipenderà dalle alleanze e in particolare quella storica tra la Lega e Berlusconi. Per ora il partito di Maroni ha detto ancora una volta di «no» all’accordo con il Pdl guidato dal Cavaliere. E questo aprirebbe uno spiraglio all'avvicinamento tra Giannino e Maroni.
UN POLO LIBERAL FEDERALISTA. L’unione delle due forze darebbe origine a «un nuovo polo di stampo liberale federalista», come lo ha definito un esponente di Fid per il quale però l'obiettivo sarà «di difficile realizzazione».
Anche se Fare per fermare il declino ha presentato un programma in dieci punti che introduce il tema di un «vero federalismo», in linea con la macroregione del Nord proposta da Maroni.
UN BACINO ELETTORALE PIÚ AMPIO. Ma i punti di interesse che potrebbero portare a una alleanza fra le due forze politiche non finiscono qui.
I numeri degli ultimi sondaggi attestano la Lega intorno al 6% a livello nazionale.
Fermare il declino, invece, può vantare numeri significativi ottenuti in pochi mesi: 48 mila aderenti, 21 mila volontari, circa 400 comitati locali e un gradimento nei sondaggi del 2,5 %.
Se a questo si aggiunge il successo che ha riscosso il movimento antideclinista nelle regioni del Nord, dove è riuscito a riempire molti teatri, si capisce perché un’alleanza sarebbe tutt’altro che malvista.

Due forze politiche, un bersaglio comune: la Lombardia

Roberto Maroni, segretario della Lega Nord.

Al centro dei pensieri ci sono soprattutto le prossime elezioni in Lombardia e la candidatura di Roberto Maroni alla presidenza della Regione.
Finora i turboliberisti di Fid non hanno preso posizione, nonostante un altro candidato al Pirellone, Gabriele Albertini, abbia più volte provato a coinvolgerli nella sua campagna civica.
FID NON HA UN SUO CANDIDATO. Il movimento guidato da Giannino ha presentato per la regione Lazio l’imprenditrice Alessandra Baldassari, ma non ha un nome per la Lombardia. Si era parlato dell’ipotesi di coinvolgere un ex assessore della giunta Albertini, Salvatore Carrubba, ma non c’è stata alcuna conferma.
In caso di apparentamento con la Lega, Fid sosterebbe in toto la campagna del Carroccio per la conquista del Pirellone. E considerato che per Maroni governare la Lombardia «è la madre di tutte le battaglie», il sostegno di Fid non sarebbe sgradito.
TREMONTI UNICO LIMITE. I limiti di una alleanza tra Maroni e Giannino sono altrove. Il vero ostacolo, infatti, è rappresentato dalla lontananza incolmabile tra i principi di Fid e Giulio Tremonti, promotore di un manifesto che è stato sottoscritto dallo stesso Maroni.
Gli antideclinisti hanno sempre criticato senza mezzi termini le politiche del governo Berlusconi, in particolare quelle messe in atto dall’allora ministro dell’Economia.
«Per ora un accordo tra noi e i leghisti è in salita, i tempi sono stretti» ha commentato un esponente di Fid, ma il capitolo non sembra del tutto chiuso.
In caso contrario la soluzione più probabile per gli aderenti al movimento di Giannino rimane quella di una corsa solitaria, davvero difficile.

4 Gennaio Gen 2013 0800 04 gennaio 2013
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Correlati
Potresti esserti perso