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CENTRODESTRA
22 Gennaio Gen 2013 1845 22 gennaio 2013

Pdl, il posto in lista costa 25 mila euro

Fissato il prezzo per l'elezione col Cav.

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L'ex premier Silvio Berlusconi.

Ogni elezione ha un prezzo. Per il Popolo della libertà la cifra per avere un seggio alla Camera o al Senato è di 25 mila euro.
Non è un segreto che le casse del partito di Silvio Berlusconi siano quasi vuote. E la prospettiva delle elezioni politiche è stata quindi l’occasione per ottenere un’iniezione di liquidità attraverso i candidati.
CHIESTE LE QUOTE ARRETRATE. Innanzitutto la segreteria nazionale ne ha approfittato per controllare la morosità degli eletti del Pdl e chiedere loro i pagamenti arretrati. Infatti era diventata prassi diffusa che molti parlamentari e consiglieri regionali berlusconiani 'dimenticassero' di pagare le quote mensili al partito. Si tratta di 800 euro per ogni eletto a Montecitorio o Palazzo Madama, che scendono a 500 per i consiglieri regionali e per gli eurodeputati.
Nel 2011 dalle casse del Pdl sono però mancati ben 4 milioni di euro, attesi dagli eletti e mai arrivati.
Con una nota ufficiale, l’ufficio di presidenza del partito aveva messo nero su bianco che i potenziali candidati in attesa di riconferma avrebbero dovuto essere «in regola con la contribuzione mensile al partito per l’intera durata della legislatura».
IL PAGAMENTO IMMEDIATO. Il primo passo è toccato agli uffici regionali che hanno verificato i mancati pagamenti. Quindi l’aspirante candidato è stato messo davanti al fatto compiuto: se non avesse provveduto a versare la somma arretrata, la sua speranza di essere eletto si sarebbe arenata.
Ma dopo aver sanato il debito con il Pdl, l'inserimento in lista non era ancora certo. Restava da superare un altro parametro oneroso.

Un versamento di 25 mila euro per i piani alti delle liste

Maurizio Bianconi, tesoriere vicario del Pdl.

La seconda richiesta ha parificato tutti i candidati che aspiravano a un posto in parlamento. Per essere certi di essere messi in lista era necessario versare 25 mila euro.
La procedura era semplice: per firmare l’accettazione della candidatura bisognava presentarsi con un documento d’identità in una mano e un assegno intestato al Pdl nell'altra.
L’IPOTESI DI RESTITUZIONE. Tuttavia è stato obbligato a versare i soldi solo chi è stato collocato nella parte alta delle liste, ovvero la zona che prevede la quasi certa elezione. E in caso di mancato arrivo in parlamento, niente paura, in via dell'Umiltà hanno preso tutte le precauzioni del caso: «Il Pdl provvederà a restituire la somma».
I potenziali eletti del partito di Berlusconi dovrebbero essere circa 150 che tradotto significa oltre 3,7 milioni di euro di incassi. Una boccata d’ossigeno per le casse del partito.
Insomma, i patti per la candidatura blindata ai tempi del Porcellum sono chiari, e l’investimento è tutto per la campagna elettorale.
PRELIEVO COATTO PER TUTTI. Finora gli aspirati deputati e senatori che non si impegnavano economicamente in campagna elettorale non erano colpevolizzati, adesso il contribuito è obbligatorio. «Finalmente anche le veline ci hanno aiutato a pagare le spese», ha commentato un dirigente del partito.
Infatti questa riscossione coatta ha colpito tutti indistintamente. Dai big ai nomi meno noti, dai fedelissimi berlusconiani alle amazzoni sono stati tutti coinvolti. E il tesoriere vicario Maurizio Bianconi può tirare un sospiro di sollievo.

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