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Bulgaria, la rivolta dei cittadini contro la casta e l'austerity

Sofia, sommossa dei cittadini contro il carovita.

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Tutto è cominciato a metà febbraio, con le palle di neve lanciate contro il ministro dell'Economia Delyan Dobrev, che aveva tentato di discutere con un gruppetto di 500 persone infuriate per il rincaro delle bollette energetiche.
Ma in Bulgaria dalle palle di neve è scaturita una slavina. In pochi giorni i manifestanti si sono moltiplicati e, in decine di migliaia, hanno circondato fisicamente il palazzo del parlamento di Sofia chiedendo a gran voce la testa del primo ministro, il conservatore Boyko Borisov.
LA RIVOLTA DEL POPOLO. Nemmeno dopo averle ottenute, il 20 febbraio, i manifestanti si sono calmati. Perché la Cenerentola dell'Unione europea, adagiata sul lato orientale dei Balcani, al confine con la Grecia e ad appena 500 chilometri in linea d'aria dall'Italia, ribolle.
L'ultima escalation di violenza è avvenuta nella notte del 26 febbraio, a Plovdiv, dove sconosciuti hanno dato fuoco alla sede regionale del fornitore elettrico austriaco Evn, domato solo alle prime luci dell'alba.
I SALARI PIÙ BASSI D’EUROPA. Ma le bollette della luce sono solo il pretesto, la punta di un malcontento che ha gonfiato negli ultimi mesi prima il disincanto e poi la rabbia verso i politici.
Un pretesto tuttavia più che comprensibile, se si pensa che dall'inizio del 2013 il costo per l'elettricità è raddoppiato. E lo stesso fanalino di coda riguarda la media dei salari, ferma a 400 euro mensili: buona parte del reddito di un bulgaro se ne va per pagare luce e riscaldamento.
LA RABBIA CONTRO LE POLITICHE UE. Sul banco degli imputati sono finiti i tre grandi gruppi privati che detengono il monopolio del servizio di fornitura, tutti stranieri, i cechi Cez ed Energo-Pro e l'austriaco Evn, accusati di aver creato un cartello che ha manipolato i costi garantendo ampi margini di profitto.
I manifestanti ne hanno chiesto la nazionalizzazione, sostenuti dall’opposizione socialista e dell'estrema destra, auspicando così la retromarcia su una delle riforme (la privatizzazione dei servizi energetici) introdotta nel 2004 per ottemperare ai criteri di Bruxelles per accedere all'Unione europea. Ma il passo dai consorzi energetici ai palazzi della politica è stato breve.

La furia contro l’austerity e la politica corrotta

Così la protesta si è gonfiata, trascinando tutti e tutto nella sua corrente distruttiva e mettendo in conto a Borisov e al suo governo anche le politiche di austerità adottate per fronteggiare la crisi economica e di bilancio, la corruzione che pervade l'amministrazione pubblica, l'insicurezza alimentata dal proliferare della criminalità organizzata.
LE DIMISSIONI OBBLIGATE. Uno sfogo improvviso e tumultuoso, accompagnato da violenze di piazza e scontri con le forze dell'ordine, che ha reso praticamente inutili i tentativi del premier di resistere al suo posto.
Dopo una notte di guerriglia urbana, con un bilancio di 14 feriti e 25 arresti, il 20 febbraio Borisov si è presentato di fronte alle telecamere per rassegnare le dimissioni: «Restituiamo alla gente il potere che ci aveva dato, non voglio governare un Paese in cui la polizia deve picchiare i manifestanti».
LA FURIA CONTRO LADRI E CORROTTI. Un tentativo di recupero in extremis, in vista di possibili elezioni anticipate in estate dopo la formazione di un governo a termine.
Ma la piazza inferocita non sembra disposta a concedere altro margine al politico che, ancora pochi mesi fa, in visita a Berlino era stato portato ad esempio dalla cancelliera Angela Merkel per la sua tenacia nell'applicazione dei dettami dell'austerity.
Come ha riferito l’Osservatorio Balcani e Caucaso, domenica 24 febbraio, per nulla paghi dello scalpo di Borisov, decine di migliaia di manifestanti (25 mila secondo la polizia, 90 mila secondo gli organizzatori) hanno nuovamente percorso le strade della capitale innalzando cartelli che chiedevano di «spazzare via chi ha derubato la Bulgaria».

La delusione per le speranze tradite con l’ingresso in Europa

La posta in gioco è cambiata: non basta più l'intervento del gestore pubblico dell'energia per moderare i prezzi delle bollette e neppure la caduta del governo.
I GIOVANI SENZA FUTURO. I manifestanti non chiedono di tornare alle urne ma che si formi un governo di programma, con un'agenda poco politica e molto concreta: adozione del sistema elettorale maggioritario, sospensione dei processi contro gli utenti in debito con i consorzi energetici, pubblicazione dei contratti con le stesse compagnie, inserimento di rappresentanti popolari negli organi di controllo.
Povertà, disoccupazione e mancanza di prospettive, soprattutto fra i giovani, la generazione che avrebbe dovuto beneficiare dei nuovi orizzonti aperti dall'ingresso nell'Unione Europea, hanno innescato la miccia della protesta contro la casta.
Dalle piazze bulgare emerge una rabbia anti sistema che coinvolge tutti i partiti tradizionali ma che non ha ancora trovato i suoi nuovi punti di riferimento.
LA PIAZZA CONTRO LE ISTITUZIONI. Uno dei politici che oggi tiene in mano il delicato cerino è il presidente della Repubblica Rosen Plevneliev: è stato sonoramente fischiato quando ha provato a dialogare con la folla, che gli ha impedito di parlare.
L'odio per le istituzioni non è mai stato così forte, i cappi sfilano accanto ai cartelloni e alle bandiere nazionali durante i cortei, la magistratura è accusata di non fare il proprio dovere e difendere chi si è approfittato della Bulgaria negli ultimi 20 anni. Una situazione quasi preinsurrezionale che i politici non sembrano in grado di gestire.
L’AGENDA DEI MANIFESTANTI. In parlamento si discute infatti su come formare un governo elettorale, affidato magari allo stesso partito conservatore di Boyko Borisov (nel frattempo ricoverato sotto stress in ospedale per un innalzamento di pressione), mentre le opposizioni premono per andare di corsa alle urne, nella speranza che gli elettori sfoghino lì il loro malcontento premiando le loro liste.
Ma la protesta, spontanea, caotica e inarrestabile, non sembra voler mollare: pur priva di punti di riferimento politici, ha definito tutta un'altra agenda e non ha intenzione di mollare la piazza.

28 Febbraio Feb 2013 0601 28 febbraio 2013
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