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POLEMICHE
11 Marzo Mar 2013 1235 11 marzo 2013

Ungheria, approvate modifiche a Costituzione

Cambiati 22 articoli. Proteste popolari contro limiti a libertà civili.

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Il primo ministro ungherese, Viktor Orban.

Il parlamento ungherese, controllato dal partito nazional populista Fidesz, ha approvato le modifiche costituzionali volute dal governo di Viktor Orban. Cambiamenti che limitano i poteri dell'Alta Corte e le libertà civili.
Con 265 sì, 11 no e 33 astensioni sono passati le modifiche ai 22 articoli, che hanno provocato diversi richiami Ue e proteste popolari contro le limitazioni delle libertà civili e dei poteri della Corte costituzionale.
SOCIALISTI FUORI DALL'AULA. Prima del voto i socialisti, e cioé il maggiore gruppo di opposizione in Parlamento, sono usciti dall'aula, protestando contro il fatto che una mozione presentata per rinviare il voto finale non fosse neppure stata ammessa al voto. Gli 11 'no' sono arrivati dai verdi e dai democratici. Dal gruppo degli estremisti di Jobbik, tre hanno votato a favore, uno contro, gli altri si sono astenuti.
ORBAN: «ALLA GENTE IMPORTA PIÙ DELLE BOLLETTE». Intanto, Orban, quello che pensa lo ha detto all'inizio della seduta: «La gente si preoccupa delle bollette, non della Costituzione», promettendo di ridurle ulteriormente, il premier ha attaccato una sentenza che dà ragione alle società erogatrici di gas, che hanno fatto ricorso ai tagli, imposti per legge, del 10% delle bollette.
Uno degli articoli approvati toglie alla Corte costituzionale la facoltà di pronunciarsi in merito al contenuto della legge fondamentale - e quindi alle modifiche odierne - e annulla la validità dei verdetti precedenti della Corte: così vengono cancellati 22 anni di giurisprudenza costituzionale. L'ex presidente della Repubblica Laszlo Solyom ha lanciato un appello dalle pagine del giornale Nepszabadsag, chiedendo al presidente della Repubblica di non firmare i provvedimenti: «È la fine della costituzionalità, dello stato di diritto in Ungheria; mancano i contrappesi di governo e Parlamento».
BYPASSATI MOLTI VERDETTI DELLA CORTE. Con le modifiche approvate l'11 marzo vengono bypassati molti verdetti precedenti della Corte: limitando l'indipendenza della giustizia, accordando la facoltà di spostare a piacere i processi, permettendo la criminalizzazione dei senzatetto, riducendo l'autonomia delle università e la libertà dei laureati (obbligati a lavorare per 10 anni in Ungheria nel caso in cui abbiano usufruito di borse di studio statali). Anche i diritti dei conviventi vengono indeboliti: la famiglia riconosciuta dalla legge è quella unicamente costituita dal matrimonio tra un uomo e donna. Ora la parola passa al capo dello stato Janos Ader (un fedele di Orban), oggi in visita ufficiale a Berlino per incontrare il suo omologo Joachim Gauck e la cancelliera Angela Merkel. Potrebbe esercitare il suo veto, non firmando le modifiche, ma rinviandole ad un controllo costituzionale della Consulta. Gli analisti dubitano però che abbia intenzione di farlo.

L'Ue: «Preoccupazione»

L'Ue ha reagito subito. Gli emendamenti alla Costituzione ungherese approvati l'11 marzo «destano preoccupazione per il rispetto dello Stato di diritto, delle leggi Ue e degli standard del Consiglio d'Europa», hanno sottolineato in una dichiarazione congiunta il presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso, e il segretario generale del Consiglio d'Europa, Thorbjorn Jagland. Le due istituzioni hanno intenzione di condurre un dettagliato esame degli emendamenti, anche se sarebbe stato opportuno che questo fosse stato fatto prima del voto del Parlamento: «Ci attendiamo che le autorità ungheresi», hanno osservato Barroso e Jaglandsi, «si impegnino a collaborare con le istituzioni europee per discutere le preoccupazioni che gli emendamenti suscitano per quanto attiene alla loro compatibilità con i principi, valori e le leggi europee».
FISCHI DAVANTI AL PARLAMENTO. Davanti al Parlamento di Budapest i manifestanti hanno accolto con fischi la notizia del voto. Per la sera dell'11 marzo, una manifestazione di protesta è indetta sulla piazza davanti al palazzo della presidenza della Repubblica. La polizia, prima ha chiuso la piazza, poi ha consentito il raduno dei manifestanti.

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