Jorge Mario Bergoglio 130313210705

Il pontefice Bergoglio e la tensione con la Casa Rosada

Il rapporto gelido di papa Francesco con i Kirchner.

  • ...
Il papa Francesco I.

Gesuita, uomo di profondo rinnovamento per la Chiesa e grande oppositore della dinastia Kirchner.
Se l’America Latina esulta per l’ascesa dell’argentino Jorge Mario Bergoglio al soglio pontificio, le parole meno convinte sono arrivate proprio dalla presidenta Cristina, succeduta al marito Nestor alla guida del Paese nel 2007.
LA FREDDEZZA DI CRISTINA. In un messaggio affidato a Twitter nella sera di mercoledì 13, e poi inviato anche al neoeletto papa Francesco, la pasionaria peronista ha auspicato per il nuovo pontificato «la giustizia, l'uguaglianza, la fraternità e la pace nel mondo».
Un tiepido tentativo di conciliazione, rafforzato dalla scelta di presenziare alla cerimonia di insediamento, che nasconde un decennio di relazioni tutt’altro che felici tra Bergoglio e la coppia presidenziale.
L’UOMO DELLE OPPOSIZIONI. Asperità, polemiche a viso aperto e persino incontri mancati hanno costellato la convivenza ai vertici - della diocesi di Buenos Aires l’uno, dell’Argentina l’altro - tra il papa e il defunto Nestor, che arrivò a chiamare il pontefice «il vero rappresentante dell’opposizione» al governo.
Pesavano le parole di Francesco sul «debito sociale, immorale, ingiusto e illegittimo» causato dalla politica economica argentina, di cui Nestor era l’ispiratore. Ma anche «l’esibizionismo e gli annunci stridenti» con cui il presidente, nel momento di enormi difficoltà per l’Argentina travolta dal default del 2001, presentava le proprie scelte.

La critica contro le politiche economiche di Nestor

Nestor Kirchner, ex presidente argentino.

Nel 2005 Nestor si rifiutò di assistere al Te Deum officiato da Bergoglio nella cattedrale di Buenos Aires; la celebrazione venne sospesa, e il portavoce dell’allora arcivescovo tuonò: «Non esistono rapporti tra la Chiesa e il governo». L'annuncio affatto velato di una rottura tra Stato e Chiesa molto rituale nei Paesi sudamericani (tanto che sullo stesso pontefice si sono addensate ombre per la vicinanza alla dittatura di Videla).
Poco tempo dopo, convinto che l’arcivescovo fosse direttamente coinvolto con i progetti dell’opposizione politica per rovesciarlo, l’allora presidente disse: «Dio è di tutti, ma attenzione che il diavolo è dappertutto, in quelli che portano pantaloni come in quelli che indossano sottane».
DIRITTI UMANI VIOLATI. Un attacco così diretto che alla morte del capo di Stato, e dopo aver esitato a lungo prima di decidere di officiare la cerimonia funebre, Bergoglio commentò duramente la sua amministrazione, imputandole pesanti responsabilità nella poverezza diffusa del Paese e dalla mancanza di giustizia sociale.
«I diritti umani non siano solo violati dal terrorismo, dalla repressione, dagli omicidi ma anche da strutture economiche ingiuste che creano ampie ineguaglianze», affermò papa Francesco.
Affondando l'illusione della Casa Rosada di aver creato un nuovo peronismo argentino.

Lo scontro con Cristina sui diritti gay

La presidentessa Argentina Cristina Kirchner.

I toni non si sono abborditi troppo nemmeno quando alla Casa Rosada è arrivata Cristina, eletta con un enorme indice di gradimento: il 45% di consensi, a 20 punti di distanza dallo sfidante.
Nel 2009, il pontefice mise in guardia il Paese dal «rischio di omologazione del pensiero», un chiaro riferimento alle imposizioni di quello che all’epoca già si chiamava kirchnerismo: governo forte, minima tolleranza del dissenso, populismo diffuso. Aggiunse, da gesuita votato alla povertà e abituato a vivere a contatto con gli ultimi, un’accusa pesante: «Da anni il governo non si fa carico della gente». Affermazione intollerabile per la presidenta abituata ai bagni di folla.
LA MARCIA CONTRO LE UNIONI GAY. Ma il punto massimo dello scontro tra i due - le cui relazioni tuttavia non sono mai state così tese come quelle con il marito - è arrivato quando la presidenta nel 2010 decise di legalizzare le unioni omosessuali e si schierò apertamente per i diritti dei gay.
Bergoglio si mise personalmente a capo di una marcia di protesta e mandò un messaggio a tutti i sacerdoti del Paese richiamandoli al «bene inalterabile del matrimonio e della famiglia».
Perse quella battaglia. Ma, tre anni più tardi, ha vinto quella come massimo rappresentante della Chiesa. E ora anche la pasionaria Cristina dovrà fare i conti con il nuovo potere di Francesco, destinato a incrociare ancora le sorti del governo argentino.

13 Marzo Mar 2013 2310 13 marzo 2013
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Correlati
Potresti esserti perso