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CONTRASTI
19 Marzo Mar 2013 2254 19 marzo 2013

Dellai capogruppo, Scelta civica si spacca

Malumori di Italia Futura. Critiche a Monti.

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Lorenzo Dellai.

È bagarre all'interno di Scelta civica dopo la decisione di affidare a Lorenzo Dellai la presidenza del gruppo alla Camera.
Se al Senato c'era stata uninanimità di giudizi sulla figura dell'ex pidiellino Mario Mauro, Dellai ha vinto portando con sè una spaccatura: è stato, infatti, scelto con 30 voti su 45, pari a due terzi dei consensi.
MALUMORI DI ITALIA FUTURA. Le 13 schede bianche della componente di Italia Futura,che avrebbe preferito consegnare la guida del gruppo ad Andrea Romano, e le due schede nulle raccontano di un malessere che è stato esternato proprio da uno dei deputati montezemoliani.
«Siamo furibondi», ha detto, «Italia Futura è la componente di maggioranza e avrebbe dovuto ottenere la presidenza di almeno uno dei due gruppi, che invece sono andati a due cattolici: l'ex Pdl Mauro e l'ex Margherita Dellai».
TENTATIVO IN EXTREMIS. Non è bastato il tentativo in extremis di Andrea Romano - direttore di Italia Futura, in pole position insieme a Dellai per la presidenza - di fare un passo indietro per far emergere il nome dell'economista bocconiana Irene Tinagli, montezemoliana appena eletta in parlamento per Scelta civica. La spaccatura nel partito tra l'anima cattolica (rafforzata dagli otto deputati e dai tre senatori dell'Unione di centro) e quella montezemoliana è rimasta.
MONTI IN DISCUSSIONE. In crescita anche il malumore verso Mario Monti (che non ha preso parte alla riunione a Montecitorio e in serata ha festeggiato i suoi 70 anni a Milano con la famiglia) che, dopo la contestata gestione della vicenda delle presidenze delle Camere, sembra confermare una linea di non gestione diretta del partito da lui stesso voluta. «Sembra che non gli importi altro che della partita per andare al Quirinale», ha affermato un senatore di Scelta civica, «dovrebbe contribuire a creare la coesione che assolutamente non c'è e invece non lo fa».
LA SMENTITA DEL PROF. In serata, tuttavia, fonti vicine al Prof hanno smentito questa versione, rimandando alle parole del premier che, il 18 marzo, aveva spiegato di non puntare al Quirinale e, proprio per questo, di essere sceso in campo come leader politico.

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