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IL NODO QUIRINALE
2 Aprile Apr 2013 0800 02 aprile 2013

Prodi potrebbe essere l'asso di Bersani per il Colle

L'ipotesi per non perdere il Quirinale.

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Romano Prodi e Pier Luigi Bersani.

Lo stallo del governo non gli ha lasciato spazio per l'ottimismo. Ma il leader del Pd ha da subito fatto sapere che non aveva alcuna intenzione di mollare la presa. L'impegno non sarebbe venuto meno, e con esso neppure i numerosi tentativi (finora tutti andati a vuoto) di formare un esecutivo a guida Pd.
LA NOMINA DEI 10 SAGGI. Ma visto che l'accordo non si vede neppure all'orizzonte e che ora Giorgio Napolitano ha deciso di procedere per altre vie con la nomina dei dieci saggi pronti a discutere di questioni cruciali, ora l'interesse di Pier Luigi Bersani pare spostarsi altrove.
Su quel Colle che nelle ultime settimane era sembrato essere l'argomento più caro anche al suo eterno rivale Silvio Berlusconi.
PRIORITÀ: NOMINA DEL CAPO DELLO STATO. Ora anche il segretario del Partito democratico pare essere convinto: «La priorità ora è l'elezione del presidente della Repubblica» dice. E fra le sue parole fa intendere che la nomina al Colle permetterebbe poi di avere sul tavolo nuovi argomenti per spingere verso un governo di cambiamento. E, soprattutto, che chiariranno come «le ipotesi delle larghe intese o di un nuovo esecutivo tecnico retto da una strana maggioranza sono impraticabili».
CREARE UNA DISTANZA CON IL PDL. Così Bersani, come ha rivelato il Corriere della Sera, starebbe pensando di 'usare' la nomina del nuovo presidente della Repubblica per rilanciare e uscire dall'angolo. E anche prendere le distanze dal Pdl. Perché un capo dello Stato di rottura nei confronti di Berlusconi scriverebbe la parola fine sul tormentone delle «grandi intese», come su quello di un governo modello Monti.

Ridare l'onore al centrosinistra

Il segretario del Partito democratico Pier Luigi Bersani.

E in quest'ottica il nome che pare possa avere la meglio sembra essere quello di Romano Prodi: sarebbe l'uomo giusto al posto giusto (anche se si parla pure di Stefano Rodotà e Gustavo Zagrebelsky).
Fra le cerchie del Pd, infatti, sono in tanti a pensare che l'ex premier dell'Ulivo potrebbe ridare l'onore al centrosinistra e l'incarico a Bersani.
NESSUNO VUOLE BRUCIARE LE TAPPE. Ma per ora nessuno vuole bruciare né tappe né nomi: la parola d'ordine resta prudenza.
Anche perché Berlusconi pare essere già sul piede di guerra. E ha dimostrato di non aver accettato di buon grado neppure la scelta di Napolitano di procedere con la nomina dei 10 saggi. Tutte scelte che, a suo avviso, servono «a prendere tempo e rendere impraticabile la strada delle elezioni in estate» e rischiano di «metterci fuori dai giochi sul Quirinale».
IL CAV E L'ANSIA DA COMPLOTTO. Il Cavaliere è convinto di essere al cospetto di «una trappola» e come i bersaniani guardano con un certo sospetto Enrico Letta, Massimo D'Alema e Matteo Renzi, perché pensano che stiano lavorando di sponda con il Quirinale, per dare vita a un governo che non sia presieduto dal segretario, così lui teme che riparta dentro il Pdl il tentativo di parricidio. «Se c'è qualcuno che nel centrodestra pensa di approfittarne per mettermi da parte, sta facendo male i suoi calcoli, perché io rovescio il tavolo», è il ritornello che più di un suo interlocutore si è sentito ripetere da Berlusconi.
LE RIFLESSIONI SPECULARI DI BERSANI. Sarà un caso, ma pare siano le stesse riflessioni (traslate certo su una diversa posizione politica) che sta portando avanti anche lo stesso Bersani. Sempre più convinto che per rimanere a galla deve andare avanti deciso. Propositivo. E non assecondare invece chi all'interno del partito vuole prendere tempo e, magari, sfruttare l'allungarsi dei giorni per lavorare all'insaputa del segretario su una candidatura al Quirinale che non guardi solo a sinistra.

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