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Gran Bretagna, al voto amministrativo boom degli indipendentisti

Il partito euroscettico Ukip al 26% alle regionali. E i Tories: «Dobbiamo fare come loro».

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Il leader dello Ukip Nigel Farage beve una pinta di birra in un pub di Londra, nel giorno della vittoria alle regionali.

Gli euroscettici dilagano in Gran Bretagna. Il voto per le elezioni amministrative inglesi del 2 maggio si è trasformato in un avvertimento per la politica nazionale e per il continente. Il partito per l'Indipendenza del Regno Unito (United kingdom indipendence party, Ukip) ha guadagnato in media il 26% dei consensi e si candida a diventare la terza forza del Paese.
La posta in gioco del voto erano 2.300 seggi, il controllo di 35 enti locali e anche l'elezione di un parlamentare nel collegio elettorale di South Shields, lasciato vacante dal dimissionario David Miliband, fratello di Ed, segretario dei labouristi. Per il leader dello Ukip, Nigel Farage, i risultati hanno superato le più rosee aspettative: alla vigilia aveva previsto tra il 15 e il 20% dei consensi.
LIBDEM: MENO 100 SEGGI. A farne le spese sono stati soprattutto i Lib Dem, gli alleati europeisti del premier David Cameron, usciti dal voto letteralmente annichiliti.
Ma l'appeal del partito anti sistema minaccia anche i conservatori - che hanno perso due contee - e preoccupa anche la sinistra finora in ascesa.
Nel Lincolnshire, i Tories hanno perso il controllo del consiglio, mentre lo Ukip ha guadagnato16 seggi. E anche nella cittadina tradizionalmente rossa di South shields, il partito per l'indipendenza del Regno Unito ha incassato il 24% dei voti.
«Cambieremo la politica inglese», ha annunciato trionfante Farage, sfoggiando uno dei suoi più beffardi sorrisi. Gli indipendentisti non solo ora puntano alle elezioni europee del 2014, ma guardano anche al voto nazionale del 2015.

I dirigenti europei? «Killer della democrazia»

Nigel Farage.

Il risultato dello Ukip è il migliore mai raggiunto da un partito quarto nelle preferenze dalla Seconda guerra mondiale in poi. Fondato nel 1993, come reazione al trattato di Maastricht e alla nascita dell'euro, lo Ukip ha guadagnato consensi sulla scia della crisi dell'Eurozona e delle sciagurate politiche di austerity messe in campo dall'Ue per arginarla. Tanto da riuscire a portare a Strasburgo, nel 2009, 13 deputati.
L'EUROPA DELLA LIBERTÀ. Farage, numero uno della formazione, spregiudicato ex agente di brokeraggio 49enne, è vicepresidente dell'«Europa della Libertà e della Democrazia», lo stesso gruppo in cui siedono gli eurodeputati della Lega Nord, i «Veri Finlandesi», i nazionalisti slovacchi e gli integralisti ultracattolici polacchi e Magdi Allam con il suo movimento «Amo l'Italia». Tutti uniti contro l'oligarchia europea e «il gruppo di persone sconosciute che governa il continente», come la definiscono gli indipendentisti inglesi sempre pronti a dare spettacolo.
Nel 2010, durante il dibattito sulla crisi irlandese, l'eurodeputato dello Ukip Godfrey Bloom ha dato del fascista al socialista Martin Shulz e lo ha salutato con un «Ein Volk, ein Reich, ein Führer» (Un Popolo, un reich, un Fürher) guadagnandosi la cacciata dall'aula tra le proteste e e gli occhi sbigottiti degli studenti in visita.
«ROMPUY, MA LEI CHI È?». Lo stesso Farage non va per il sottile (guarda il video contro Giorgio Napolitano e Mario Monti).
Memorabile l'attacco al presidente del Consiglio Ue Herman Von Rompuy: «Ma lei chi cavolo è? Chi la conosce? Chi l'ha votata? Lei è un silenzioso killer che sta ammazzando la democrazia in Europa».
Nell'ultima seduta sulla crisi di Cipro ha ribadito il concetto, dando al commissario europeo Olli Rehn del «criminale comune».

  • Nigel Farage attacca il presidente del Consiglio Ue Herman Von Rompuy.

«Non raccogliamo voti solo a destra: siamo il partito dell'opposizione»

I manifesti dello Ukip

Sul loro sito gli indipendentisti inglesi si definiscono libertari e non razzisti. Un modo per rispondere a chi li accusa di xenofobia, data la loro abitudine a viaggiare al confine tra politicamente scorretto e vero razzismo, pur ripudiando gli estremismi tipici del compagno di banco in Europa Mario Borghezio.
A pochi giorni dal voto, il ministro della Giustizia Ken Clark aveva accusato i membri dell'Ukip di essere dei «clown». Oggi tuttavia sarebbe difficile ripeterlo.
«Non raccogliamo voti solo a destra», ha esultato a caldo la segretaria Lisa Duffy, proponendo il partito come l'opposizione a tutti gli schieramenti.
LA PROTEZIONE DELLE FASCE DEBOLI. Lo Ukip, in effetti ha fatto il salto di qualità, dopo aver raccolto poco o niente alle elezioni politiche del 2010. Il merito è di richieste nette e una campagna a doppio taglio. Meno tasse (uno dei cavalli di battaglia l'abolizione dell'imposta di successione) e aiuti sociali a pensionati e alle famiglie. Ma anche stop agli ingressi degli extracomunitari e investimenti per nuove carceri e più sicurezza.
I Tory del premier David Cameron sono stati costretti a rincorrere, adottando una politica che scoraggia le entrate nel Paese di romeni e bulgari, limitando l'assicurazione sanitaria e soprattutto proponendo un referendum sulla permanenza nell'Unione europea per il 2017. Strano epilogo per i conservatori: nel 2006, infatti, Cameron - allora europeista - definiva gli indipendentisti «pazzi e schizzati».
L'ASSE CON JOHNSON. Il sindaco di Londra Boris Johnson, invece, li corteggia e ne esalta i tratti comuni: «Sono politicamente scorretti e anti tasse, dimostrano che il Labour perderà», ha detto il primo cittadino, dato come vero sfidante del primo ministro.
Alle prossime politiche lo Ukip potrebbe insomma sorprendere tutti. E negli ambienti vicino a Downing Street hanno iniziato a capirlo.
Il partito «enuncia chiaramente quello che la gente vuole sentirsi dire» ha commentato il vicepresidente dei Tory. Per poi aggiungere: «Noi dobbiamo fare lo stesso. Abbiamo 26 mesi di tempo».

3 Maggio Mag 2013 1210 03 maggio 2013
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