Andreotti Kohl 130507100858
LA MEMORIA
7 Maggio Mag 2013 1000 07 maggio 2013

Berlino edulcora il ricordo di Giulio Andreotti

Il presidente e la frase sulla Riunificazione.

  • ...

da Berlino

Giulio Andreotti con Helmut Kohl.

L'immagine dell'Italia politica in Germania è stata per lunghi decenni incarnata da Giulio Andreotti. Inevitabile dunque che la notizia della morte del sette volte presidente del Consiglio abbia occupato uno spazio di riguardo sulla maggior parte dei quotidiani tedeschi del 7 maggio. Lunghe ricostruzioni storiche, ampie biografie, un po' di aneddoti sulla vita di un uomo che, nonostante un carattere schivo e riservato (o proprio per questo) aveva fatto parlare di sé fino a poco più di un ventennio fa.
Non è comparsa invece alcuna ricostruzione su un passaggio in cui l'esperienza politica di Andreotti, nel 1989 premier per la penultima volta, si è intrecciata con l'evento più importante della storia tedesca del Dopoguerra: la riunificazione.
LA FRASE TAGLIENTE SULLE DUE GERMANIE. Curiosamente nessun ricordo e nessun commento su una frase, pronunciata nel 1984, che pure è rimasta scolpita come un colpo di spada nella memoria collettiva dei tedeschi: «Amo così tanto la Germania che ne vorrei due». Erano i mesi convulsi in cui, caduti il Muro di Berlino e il regime di Erich Honecker, Helmut Kohl e Hans-Dietrich Genscher correvano contro il tempo ma con il vento della storia in poppa per assicurare tutte le toppe diplomatiche al sogno di generazioni della Germania post-bellica.
Fu una fase in cui, ottenuto il via libera da Washington e assicuratasi la collaborazione interessata dell'Unione Sovietica (riunificazione in cambio di generosi finanziamenti al sistema traballante di Michail Gorbaciov) restava soltanto da tranquillizzare i riottosi partner europei. In realtà era una partita dall'esito scontato, tanto forte era la corrente dei cambiamenti epocali.
MITTERAND CERCAVA L'ALLEANZA DI FERRO. Margaret Thatcher batteva inutilmente i pugni sul tavolo, François Mitterrand provava a strappare in cambio un'alleanza di ferro in chiave europea (scaturirà da qui l'accelerazione sull'Unione e la nascita dell'euro), l'Italia poteva opporsi con ancora meno strumenti. Ma quella frase di Andreotti riesumata gelò Helmut Kohl che pensava di contare sull'appoggio del partito europeo alleato di più lungo corso: la Democrazia cristiana.
UNA RICOSTRUZIONE MOLTO DEBOLE. Nulla di tutto questo è invece apparso nelle ricostruzioni dei quotidiani tedeschi e resta da capire se si tratta di un nervo rimasto scoperto a distanza di oltre 20 anni o se le nuove generazioni di cronisti abbiano tutte la memoria corta. Sono prevalse invece biografie generali sulla vita politica di Andreotti, prive in verità di grande originalità. «Un tattico scaltro e un uomo di potere», ha scritto la Frankfurter Allgemeine Zeitung, «il politico più importante della Democrazia cristiana, la cui figura ha diviso l'Italia. Per i suoi avversari è stato uno dei politici più corrotti del Paese, per i sostenitori l'uomo che ha salvato lo Stato dalla presa del potere dei comunisti. Gli amici lo descrivevano come un politico colto e riservato, diligente e discreto. La sua immagine ha oscillato fra quella del divo Giulio e di Belzebù».

Il legame storico fra la Cdu e la Dc

Margaret Tatcher e Giulio Andreotti.

Sulla falsariga anche le biografie della Süddeutsche Zeitung e della Welt, con il racconto della sua lunga e controversa carriera di uomo di governo e dei misteri d'Italia, dalla vicenda Pecorelli al caso Moro fino ai rapporti con Michele Sindona e Licio Gelli, e la storia delle accuse di rapporti con la mafia siciliana sfociata nel processo a Palermo dopo la caduta della prima Repubblica e la fine del suo potere.
Oltre alla dimenticanza della vicenda legata alla riunificazione, è mancata nella stampa tedesca un'adeguata ricostruzione dei rapporti fra Germania e Italia che possono leggersi anche attraverso lo stretto legame fra i due partiti democristiani (Cdu e Dc) che hanno costituito i pilastri della rinascita democratica dopo il nazifascismo e la seconda guerra mondiale: a dispetto dei 51 governi della prima Repubblica italiana e dei 16 della Bunderepublik nello stesso arco temporale, la storia democristiana tedesca dei 40 anni successivi alla guerra deve essere raccontata attraverso i nomi di Konrad Adenauer, Ludwig Ehrard, Kurt Georg Kiesinger ed Helmut Kohl. Per quella italiana potrebbe anche bastare il solo nome di Giulio Andreotti.
IL SISTEMA DELLA PRIMA REPUBBLICA. L'unico sforzo di originalità lo ha compiuto l'Handelsblatt che ha inquadrato la morte di Andreotti negli sviluppi politici italiani attuali: «Il sistema della prima Repubblica basato sui compromessi politici sembrava essere stato definitivamente superato dopo lo scandalo di Mani Pulite lasciando spazio a una contrapposizione bipolare fra destra e sinistra», ha osservato il quotidiano economico, «ma la cosiddetta seconda Repubblica non ha funzionato e il governo Monti prima, quello Letta oggi si sono basati sull'unione delle componenti più moderate e sull'esclusione di quelle più estreme. Così, proprio nel momento della sua morte, il sistema andreottiano sembra tornare in vita. La speranza è che il nuovo premier Letta abbia trovato almeno un compromesso reale e durevole, perchè un completo ritorno del modello Andreotti sarebbe devastante per l'Italia».

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Correlati
Potresti esserti perso