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LA SVOLTA
9 Maggio Mag 2013 1000 09 maggio 2013

Germania, addio ai compagni

La Spd vuole lasciare l'Internazionale.

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da Berlino

Sigmar Gabriel, segretario del Spd.

Addio compagni, o quasi. La Spd, il partito socialdemocratico tedesco ha avviato la fase di sganciamento dall'Internazionale socialista, l'organizzazione mondiale che raggruppa 168 partiti e movimenti di ispirazione socialista e laburista ricca di storia ma, a detta dei tedeschi, povera di prospettiva.
Sarà, come ha scritto la Süddeutsche Zeitung, un commiato a rate. Per il 2013, la Spd ha ridotto drasticamente il proprio contributo annuale, portandolo da 100 mila a 5 mila sterline inglesi e ha stabilito di limitare la propria presenza negli organismi al ruolo di semplice osservatore. Per il momento un'uscita ufficiale non è in programma, ma dovrebbe trattarsi solo di diplomazia e di tempo.
NUOVA FORMAZIONE INTERNAZIONALE. Il 22 maggio, a Lipsia, i socialdemocratici tedeschi hanno intenzione di dare vita a una nuova organizzazione internazionale inevitabilmente destinata a far concorrenza all'Internazionale.
Il nome, Alleanza progressista, lascia intendere qualcosa delle novità che la dovrebbero caratterizzare: «Vorremmo costruire un nuovo network che possa realizzare quel che l'Internazionale socialista non è evidentemente più in grado di fare», ha detto il segretario della Spd Sigmar Gabriel, «una piattaforma di dibattito socialdemocratico che agisca in una cornice globale».
All'appuntamento di Lipsia, che potrebbe rappresentare il momento fondativo di una nuova era della socialdemocrazia mondiale, sono attesi rappresentanti di 50 Paesi.

L'organizzazione è nata nel 1889 e nel 1914 la prima crisi

L'Internazionale socialista è nata nel 1889, ma da tempo sta vivendo una profonda crisi.

Non è però la prima volta che l'organizzazione, erede della Seconda internazionale fondata a Parigi nel lontano 1889, entra in crisi per colpa di Berlino. Nel 1914, proprio la Seconda internazionale venne sciolta a causa del supporto fornito dal partito socialdemocratico tedesco alla Prima Guerra mondiale.
Nel 1919 venne superata a sinistra dalla Terza internazionale (il Comintern), fondata da Lenin a Mosca per raggruppare i partiti comunisti nel mondo e sostenere la rivoluzione proletaria mondiale.
L'ULTIMA RIFORMA NEL 1951. Fu solo nel 1947, dopo la Seconda Guerra mondiale, che i socialisti tornarono a unirsi a Zurigo. E nel 1951, nel congresso di rifondazione di Francoforte, l'organizzazione prese la forma definitiva che ha conservato fino a oggi, assumendo il nome di Internazionale socialista.
La sede centrale è a Londra e la Spd vi ha svolto sempre un ruolo centrale, culminato con la presidenza per 16 anni del suo leader storico Willy Brandt, dal 1976 al 1992, anno della sua morte.
IL PD FUORI DAI SOCIALISTI. Per quanto riguarda l'Italia, l'unico partito a farne parte attualmente è quello socialista, giacché il Partito democratico non vi ha aderito, nonostante i Democratici di sinistra (che invece erano presenti) eredi del Pci avessero considerato questo approdo una sorta di legittimazione del loro percorso di fuoriuscita dal comunismo.
Ma non è sempre stato così: nel 1947 il partito socialista di Pietro Nenni non venne ammesso per i suoi legami troppo stretti con il Pci. Le posizioni anti-sovietiche e filo-occidentali furono il pilastro dell'Internazionale rinata dopo la guerra e così a farne parte fin dall'inizio fu il Psdi di Giuseppe Saragat: il Psi vi entrò solo dopo essersi sganciato dai comunisti.

Le tensioni per la presenza dei partiti diventati autoritari

Il presidente dell'Internazionale socialista è l'ex premier greco Georgios Papandreou.

Le insofferenze dei tedeschi riguardano l'oggi, non il passato e si prolungano da molti anni. L'influenza dell'Internazionale sui partiti membri non è più da tempo quella dell'epoca della rivoluzione dei garofani del 1974, quando l'organizzazione riuscì a mobilitare tutto il mondo socialista a sostegno dei democratici portoghesi e, almeno a livello europeo, ha subito la prepotente crescita del ruolo del Pse.
Da anni si susseguono contrasti per la presenza di partiti nati socialisti, ma trasformatisi in forze autoritarie, come in Messico, o in pilastri di dittature, come in Africa settentrionale: nel 2011, a seguito delle Primavere arabe, sono stati espulsi il Rcd tunisino di Ben Ali e il Ndp egiziano, più tardi la stessa sorte è toccata al Fronte popolare ivoriano.
FINE DELLA VOCE DI LIBERTÀ. «L'Internazionale socialista non è più una voce di libertà», ha tuonato ancora Gabriel, «ma bisogna anche obiettivamente riconoscere che manca di un posizionamento chiaro sui temi oggi all'ordine del giorno: negli ultimi anni non è giunta una sola voce sugli eccessi dei mercati finanziari e non ha prodotto alcun contributo sulle sfide globali contemporanee».
E Hans-Jochen Vogel, storico segretario della Spd, ha messo la pietra tombale: «Purtroppo l'Internazionale è diventata muta».
IL DISIMPEGNO DEI LABOURISTI. Il declino appare dunque inarrestabile. Tanto più che dall'inizio del 2013 anche i laburisti inglesi hanno ridimensionato la propria presenza al ruolo di osservatori, adducendo motivazioni di ordine etico e auspicando la nascita di un nuovo network delle forze progressiste.
L'attenzione è tutta centrata sull'appuntamento di Lipsia e sulla nuova creatura che la Spd prova a far nascere. E se la spinta alla disgregazione sarà inarrestabile, toccherà curiosamente all'attuale presidente dell'Internazionale socialista, l'ex premier greco Georgios Papandreou, chiudere i battenti.

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