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Lega nord, Maroni non si libera dell'eredità di Bossi

Il segretario alle prese col passato.

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Umberto Bossi e Roberto Maroni.

La Lega 2.0 non riesce a liberarsi dei suoi fantasmi. Nelle ultime settimane è stato Umberto Bossi, simbolo per eccellenza dei picchi più alti e degli abissi più profondi raggiunti dal movimento, a tenere inchiodato Roberto Maroni a un passato che molti vorrebbero mettere da parte.
IL TIRA E MOLLA TRA BOBO E UMBERTO. Lo scontro tra il vecchio e il nuovo segretario sembra un eterno tira e molla fatto di attacchi, minacce di espulsione e risposte a base di pernacchie.
La corda, hanno fatto capire diversi dirigenti leghisti negli ultimi giorni, potrebbe spezzarsi a breve se il Senatùr non accetterà di sedersi in panchina. O quantomeno di abbandonare la strategia kamikaze che, secondo i maroniani, è la vera causa del crollo di voti del partito.

La Lega 2.0 non riesce a emanciparsi dal passato

Matteo Salvini e il presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni.

Anche senza le costanti rappresaglie di Bossi, però, la Lega maroniana continua ad avere difficoltà a emanciparsi da simboli e feticci.
IL REPULISTI (ANNUNCIATO) DI MARONI. Dopo il congresso dello scorso luglio, fonti accreditate avevano più volte ribadito l’intenzione di Maroni di chiudere con il passato in modo concreto, liberandosi per esempio della costosissima sede di via Bellerio a Milano. E mettendo fine alle varie attività «imprenditoriali» tanto care a Bossi: da Miss Padania alla vendita di biciclette verdi, dalla possibile chiusura del quotidiano di partito alla cancellazione del raduno di Pontida.
Fatto sta che, in larga parte, questi cambiamenti non ci sono stati.
LA BASE NON ABBANDONA PONTIDA. La vendita della costosa e sovradimensionata sede di Milano, per esempio, si è rivelata una sorta di missione impossibile. Gli Stati Generali del Nord fortemente voluti da Maroni giungeranno quest’anno alla seconda edizione, ma il vero ritrovo leghista rimane il pratone di Pontida, pur ripulito da barbe verdi e corna vichinghe.
La parola «Padania» appare a macchia di leopardo nella geografia leghista: cancellata dalla denominazione del gruppo al parlamento (da Lega nord Padania a Lega nord e autonomie), è ancora ben impressa sulla testata dell'omonimo quotidiano di partito.
L'IDEA DI UN NUOVO SINDACATO. Anche i progetti più ambiziosi hanno dovuto fare i conti con la realtà. Dopo l'ultimo congresso si era affacciata la proposta di dare il via a un nuovo sindacato del Nord, più rappresentativo e presente del SinPa di Rosy Mauro.
Una sorta di vendetta finale contro l’epurata lady del Cerchio Magico, ma anche un modo per dimostrare come la nuova Lega avrebbe preso più sul serio certi impegni nei confronti dei cittadini.
Progetto rimandato a data da destinarsi.

Alberto da Giussano traballa: il simbolo potrebbe cambiare

Il sindaco di Verona Flavio Tosi.

Oggi a traballare, come ha anticipato Il Giornale, potrebbe essere addirittura il simbolo elettorale: l’Alberto da Giussano con spada e scudo che campeggia sulla scritta «Padania».
Liberarsi del guerriero di Legnano, però, è più facile a dirsi che a farsi. Proprio come per le altre icone della vecchia religione bossiana.
IL RISCHIO DI IMPLOSIONE. C’è chi vuole evitare, per esempio, che il passaggio a un nuovo simbolo apra ulteriori scontri con i fedelissimi del Senatùr, che potrebbero sfociare in una disputa legale. «Il simbolo è del partito, ne dispone il segretario federale», spiega un dirigente di via Bellerio a Lettera43.it. «Ma sarebbe meglio evitare di prestare il fianco a nuove polemiche autodistruttive, visto che c’è chi non aspetta altro».
LA RETE DI LISTE CIVICHE. Il progetto di cambiare identità del resto va di pari passo con la creazione dell’infrastruttura di liste civiche già sperimentata in Veneto da Flavio Tosi e alle Regionali lombarde da Maroni, con risultati ancora altalenanti. Bisognerà aspettare il 2014 per capire se la strada imboccata è quella giusta.
Insomma, in attesa del compimento della tanto attesa «rivoluzione barbara», la simbologia leghista continua a rimanere quella del passato.

18 Giugno Giu 2013 1954 18 giugno 2013
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