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IL RITRATTO
8 Luglio Lug 2013 1101 08 luglio 2013

Mario Mauro, profilo del ministro amante degli F35

Il titolare della Difesa visto da Perna.

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Il ministro della Difesa Mario Mauro.

In carica da poco più di due mesi, il ministro della Difesa, Mario Mauro, è già innamoratissimo delle Forze Armate. La sindrome è identica a quella dei suoi predecessori di destra e sinistra: Antonio Martino, Arturo Parisi, Ignazio La Russa.
Pare infatti che il ministero della Difesa sia un gioiellino che funziona a meraviglia e si resti conquistati dall’efficienza tanto rara nella burocrazia.
LA BATTAGLIA DEL MINISTRO. Avrete notato che il ministro Mauro non sorride mai e dice cose scontate con l’aria di affermare verità filosofiche. La sola volta che lo si è visto (in tivù) quasi euforico è stato quando il Consiglio superiore della Difesa ha deciso definitivamente che l’Italia comprerà i 90 aerei F35.
La riunione che si è svolta il 3 luglio, presieduta dal Capo dello Stato, è stata un successone del ministro e delle Forze Armate che hanno sventato l’attacco della sinistra parlamentare contraria all’acquisizione dei cacciabombardieri Lockheed destinati ad ammodernare la nostra aviazione militare. Mauro si è battuto per l’acquisto con accenti veementi alla Italo Balbo.
LE DICERIE SULLA NAIA DI MAURO. La cosa curiosa per questo ministro così a suo agio tra le stellette è che, appena insediato, era corsa voce che in gioventù avesse rifiutato il servizio militare, preferendogli quello civile.
La diceria era nata nel suo ambiente, quello di Comunione e liberazione, dove forse un certo pacifismo ha scambiato lucciole per lanterne.
IN SERVIZIO AL REGGIMENTO COL DI LANA. Infatti, non c’era niente di vero. Il ministro, dopo la laurea in Filosofia alla Cattolica di Milano, fece la sua brava leva all’età di 26 anni nel 60esimo reggimento di fanteria Col di Lana, concludendo il servizio con il grado di caporal maggiore.
Anche io sono caduto nell’equivoco e in un articolo scrissi che Mauro era stato renitente. Lo ricordo per mostrare un lato insospettato del ministro che a un primo sguardo, ma anche al secondo e terzo, sembra un gran barbogio. Scrissi, dunque, l’idiozia.
Mauro, per smentirmi, non mandò una lettera indignata minacciando tuoni e fulmini, ma spedì al giornale, senza commenti, una sua foto in divisa tra commilitoni. Un piccolo capolavoro di comunicazione che fa intravedere nel ministro un senso dell’ironia che, ahimè, la sua faccia crepuscolare non esprime mai.

Da Foggia a Milano. E poi direttamente in Europa

Mario Monti con Mario Mauro.

Nonostante sia in pista da un quindicennio, Mauro è poco noto agli italiani perché è sempre stato nell’Ue. Nato 51 anni fa a San Giovanni Rotondo, cresciuto a Foggia e traslocato a Milano, Mauro è legato da decenni a Roberto Formigoni e fa parte del mondo dongiussaniano.
L'AMICIZIA CON FORMIGONI. Attraverso il Celeste, è approdato, nel 1999, a Forza Italia e si è legato a Silvio Berlusconi di cui è stato fiduciario fino a pochi mesi fa. Con Antonio Tajani, ha rappresentato il berlusconismo a Strasburgo dove debuttò nel 1999 con il primo dei suoi tre mandati di europarlamentare. Suo compito era tenere i collegamenti con il gruppo del Ppe, i Dc europei, cui il Pdl appartiene. Tanto bene ha fatto che, nel 2009, fu candidato alla presidenza dell’europarlamento, dopo esserne stato uno dei vicepresidenti. Mancò l’obiettivo per un soffio.
LA LUNA DI MIELE COL CAV. Sempre eccellenti i suoi rapporti con il Cav. In pieno caso Ruby, mentre mezzo mondo dava in alti lai per le imprese d’alcova del vivace ultra 70enne, il devoto Mauro si espose in sua difesa. Con altri chierichetti del Pdl - Formigoni, Lupi, Sacconi solo per citarne alcuni - sottoscrisse una lettera aperta che fece rumore. Era rivolta ai cattolici cui chiedeva, evangelicamente, di non giudicare e «non cadere nella trappola del moralismo e della gogna mediatica».
L'AVVICINAMENTO A MARIO MONTI. Questa cavalleresca amicizia si è infranta nell’autunno 2012 quando il Pdl, esasperato dalla sua insipienza, volle liberarsi di Mario Monti.
L’Ue, che lo considerava un proprio uomo, la prese male e anche in Mauro scattò un riflesso ipereuropeista, più forte dell’antico legame. Intriso di spirito brussellese, si infuriò appena seppe che il Cav voleva ricandidarsi. «Tragico errore», disse dimentico del passato. E gli diede del populista, antieuropeo, accusandolo di «avere molto detto e poco fatto».
LO SGAMBETTO A B. DURANTE IL SUMMIT PPE. Fu lui a guastare la rentrée di Berlusconi, dopo un anno di assenza, al summit Ppe organizzato a Bruxelles il 14 dicembre 2012. Il Cav pregustava di essere al centro della scena ma Mauro fece di colpo apparire il premier Monti che, nulla avendo a che fare col Ppe, non avrebbe dovuto essere lì. Il Professore ammaliò (era ancora ai suoi tempi d’oro) e il Cav fece tappezzeria.
IN SENATO CON LISTA CIVICA. Lo scherzetto anticipava il distacco di Mauro dal Pdl (gennaio 2013) e il suo passaggio nella Lista civica di Monti. Con lui è stato eletto il 24-25 febbraio senatore e oggi lo rappresenta al governo. I rapporti con Berlusconi sono rotti ma - si dice - non distrutti.
Il ministro ha un unico cruccio. Sposo felice di Giovanna Belardinelli, pure lei foggiana e dottoressa in Matematica; padre orgoglioso di Francesca Romana e Angelo; figlio affettuoso dell’anziano papà, ex presidente dell’Azione cattolica di Foggia, della mamma insegnate e fratello amorevole della sorella che vive a Padova, ha invece sul groppone Mauro, il fratello maggiore.
IL FRATELLO MILITANTE DI SEL. Mauro Mauro, infatti, dirazzando dalle pie consuetudini familiari, è nientemeno che un ultrasinistro, militante di Sel e vendoliano dichiarato. Uno insomma, che gli F35, tanto amati dal fratello, glieli farebbe ingoiare.

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