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Sentenza Mediaset: le exit strategy di Berlusconi

Il 30 luglio la Cassazione decide. Il Cav cerca soluzioni.

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Silvio Berlusconi.

Il conto alla rovescia è ufficialmente partito e la data cerchiata di rosso sul calendario è quella del 30 luglio, quando la Cassazione dovrà decidere se confermare la frode fiscale a carico di Silvio Berlusconi.
Se venisse confermata la sentenza di colpevolezza della Corte d’appello di Milano, l’ex premier sarebbe condannato a quattro anni di reclusione (di cui tre però coperti da indulto) e all’interdizione per 5 anni dai pubblici uffici.
LE RIPERCUSSIONI DELLA DECISIONE. L’ipotesi è stata fin qui scongiurata a parole dai suoi fedelissimi e dagli avvocati. Ciò nonostante s’inizia a pensare alle ripercussioni che avrebbe la decisione.
Innanzitutto il senatore Berlusconi decadrebbe dalla carica, ma per far cessare il suo mandato parlamentare servirebbe il voto di Palazzo Madama. Inoltre gli sarebbe impossibile candidarsi nella prossima legislatura. Insomma sarebbe cancellato di fatto dalla politica italiana.
Lettera43.it ha ipotizzato quali potrebbero essere gli scenari più o meno credibili per il dopo condanna, dalla sua resa alle porte di San Vittore alla sopravvivenza del Pdl fino all’abbandono dell’Italia.
In preparazione alla sentenza ogni ipotesi è plausibile.

Il Cavaliere sceglie l’esilio preventivo all’estero

Flavio Briatore.

Qualcuno potrebbe fare i paragoni con Bettino Craxi ad Hammamet e parlare di latitanza. In realtà Berlusconi potrebbe scegliere un allontanamento strategico ma non eclatante.
In fondo la parola fuga non piace a nessuno, meglio utilizzare il termine esilio volontario e preventivo.
UNA LOCALITÀ PARADISIACA. Magari Berlusconi potrebbe scegliere qualche località paradisiaca come quella di Coral Bay ad Antigua. È lì che l’ex premier possiede ancora le ville nella President Bay, come è stata ribattezzata la zona in suo onore dagli abitanti locali. Nonostante l’impegno a venderle le costruzioni sono ancora di sua proprietà, così come quella alle Bermuda.
Oppure potrebbe preferire un clima più rigido e chiedere ospitalità all’ex moglie per ritirarsi nella villa a S-Chanf, in Svizzera.
IL RESORT DI BRIATORE IN KENYA. In alternativa l’amico Putin dovrebbe essere pronto ad accoglierlo, così come Flavio Briatore potrebbe aprirgli le porte del suo resort in Kenya. Queste ultime due mete però sono molto improbabili dal momento che Berlusconi possiede un patrimonio immobiliare che gli consente di spaziare in posti di sua proprietà.

Fattibilità: media

Il governo va avanti e il Pdl sopravvive al suo padre-padrone

Silvio Berlusconi.

Nonostante la sempre temuta crisi dell’esecutivo di Enrico Letta, non è detto che il destino del Cavaliere sia per forza legato alla stabilità governativa.
Ecco quindi che in questo fantasmagorico scenario Letta e i suoi ministri potrebbero prendere atto della condanna e proseguire come se nulla fosse cambiato.
L'IPOTESI DEL VOTO ANTICIPATO. Al netto dei falchi berlusconiani e delle loro minacce, una sorte analoga potrebbe riguardare anche il Pdl. C’è chi ha già annunciato che la condanna in Cassazione si trasformerebbe nel voto anticipato. Per esempio il capogruppo Pdl alla Camera, Renato Brunetta, ha detto che in quel caso «la parola non potrebbe che tornare al popolo sovrano».
LO SPAURACCHIO DELLE CORRENTI. Eppure nell’interesse della salvezza generale, i pidiellini potrebbero scegliere di lasciare il padre-padrone al suo destino e proseguire il loro percorso politico. Magari separandosi in tante correnti ma provando a sopravvivere al loro creatore e dimostrando una volta per tutti che l’eredità politica berlusconiana non era fine a se stessa.

Fattibilità: bassa

Berlusconi si consegna spontaneamente in carcere

Silvio Berlusconi e nel riquadro, Simone Furlan.

Questa è l’ipotesi più fantasiosa di tutte. Per come l’abbiamo conosciuto finora, Berlusconi ha sempre preferito combattere nelle aule di tribunale e in politica piuttosto che deporre le armi. Una resa plateale, quindi, sarebbe un vero colpo di teatro dalle conseguenze imprevedibili.
PER LA GIOIA DEL RIVALE DI PIETRO. L’abbandono del Cavaliere sconfitto porterebbe a caroselli ancora più fragorosi di quelli che hanno accompagnato le ultime sue dimissioni da presidente della Consiglio, provocherebbe gli ululati di gioia di chi come Antonio Di Pietro vive aspettando solo quel momento da anni.
FURLAN E L'ESERCITO DI SILVIO. Viceversa ci sarebbe chi dalla parte opposta manifesterebbe in suo favore. L’esercito di Silvio fondato dall’imprenditore veneto Furlan è nato proprio per questo e non a caso nell’ultima manifestazione davanti ai cancelli di Arcore uno striscione recitava «Sempre con te», sott’inteso perfino a San Vittore.
Un gesto di capitolazione plateale avrebbe le ripercussioni maggiori sulla politica. Infatti è improbabile che in questo caso i ministri berlusconiani del governo Letta verrebbero richiamati all’ordine e l’esecutivo non supererebbe la débâcle.
Altrettanto duro sarebbe il colpo per il Pdl, rimasto senza una guida e in preda alle varie anime contrastanti.

Fattibilità: bassissima

Il capo dello Stato gli concede la grazia

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, visto di spalle.

Finora il capitolo della grazia è stato affrontato in maniera preventiva. Già prima della sentenza, infatti, il quotidiano Libero ha invitato Napolitano a concedere un provvedimento di clemenza nei confronti di Berlusconi.
LO SDEGNO DI NAPOLITANO. Il suggerimento è stato accolto con sdegno dal Quirinale, che ha parlato di «speculazioni» che dimostrano «analfabetismo e sguaiatezza istituzionale».
In effetti si tratta di una pratica non comune e dovrebbe essere lo stesso Berlusconi a farne domanda con tutte le conseguenze del caso.
LE STATISTICHE CONTRO. I numeri però non sono a suo favore. Dal 2006 a oggi su oltre 1.600 domande pervenute sono solo 23 i casi in cui Napolitano ha concesso la grazia.

Fattibilità: bassissima

21 Luglio Lug 2013 0900 21 luglio 2013
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