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LA MISSIONE
25 Luglio Lug 2013 1225 25 luglio 2013

Corea del Nord, la pace impossibile di Razzi

Il senatore ex Idv sogna di riunire Pyongyang e Seul.

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Il senatore del Pdl Antonio Razzi a Palazzo Madama a fianco dell'ex direttore del 'Tg1' Augusto Minzolini.

Non gli è bastato aver salvato il governo di Silvio Berlusconi nel 2010. Adesso Antonio Razzi s'è posto un obiettivo ancor più ambizioso: «Far cadere il 'muro' lungo il 38esimo parallelo».
Mercoledì 24 luglio il senatore del Popolo della libertà è salito su un aereo in direzione Corea del Nord per una missione diplomatica di tre giorni a Pyongyang. E addirittura ha già fissato un incontro con il leader nordcoreano Kim Jong-un.
Al contrario di quanto aveva detto appena tre anni fa per giustificare il cambio di casacca dall'Italia dei valori al Pdl - «Io penso ai cazzi miei, mi serve la pensione» - Razzi ha deciso di reinventarsi come diplomatico, provando a risolvere un conflitto che neppure l'Onu è mai stato capace di sbrogliare.
L'IRONIA DELLA FARNESINA. «Se ci riesci ti daranno il premio Nobel per la pace», ha infatti ironizzato il viceministro degli Esteri Lapo Pistelli, commentando la missione del senatore berlusconiano (il responsabile della Farnesina Emma Bonino e il presidente della commissione Esteri Pier Ferdinando Casini sono stati informati del viaggio).
Eppure Razzi crede di poter dare un importante contributo al riavvicinamento tra le due Coree. «Ci volevo proprio io per promuovere un progetto che dovrebbe portare alla riunificazione», ha fatto sapere il senatore poco prima di imbarcarsi alla volta di Pyongyang.
AL LAVORO DA SEI ANNI. Da dove venga la sicurezza di Razzi, che prima di lasciare l'Italia ha continuato a spiegare di vedere «spiragli di dialogo in Corea», è presto detto. Il segretario della commissione Esteri ha ammesso di occuparsi della questione «da tempo», tanto da aver partecipato «alle missioni nel Paese da sei anni».
Addirittura in passato ha spiegato di aver parlato «in tedesco con Kim Jong-un a Berna», dove il futuro leader della Corea del Nord studiava e Razzi lavorava «come operaio». Anche se poi ha corretto il tiro: «Ci siamo visti, ma non a quattr'occhi. Non sono riuscito a fargli il discorso che volevo».
«L'ATOMICA? NON L'HO VISTA». Per preparare la missione diplomatica, il senatore del partito del Cavaliere s'è visto perfino l'ambasciatore nordcoreano Kim Chun Guk.
Un incontro passato in sordina, dopo le polemiche avvenute a San Benedetto del Tronto, quando a fine giugno il sindaco Giovanni Gaspari aveva invitato proprio il diplomatico di Pyongyang in Comune.
All'epoca l'opposizione della città marchigiana evidenziò come il primo cittadino si fosse dimenticato delle «continue minacce di test nucleari, del regime di censura e violenza e dei campi di concentramento» della Corea del Nord.
Ma niente paura, perché per Razzi si tratta solo di racconti senza fondamento. «La bomba atomica? Io non l'ho vista e non la stanno costruendo», aveva detto il senatore alla trasmissione Le Iene.

La vicenda della compravendita di senatori nel 2010

Razzi insieme con il leader del Pdl Silvio Berlusconi.

Che la missione di Razzi possa essere un successo, per ora, non è dato sapersi. Al momento di certo c'è il viaggio diplomatico del parlamentare Pdl. Una mossa che potrebbe rivalutarlo, dopo lo scandalo della compravendita di senatori a novembre 2010 in cui è stato coinvolto (l'indagine in cui Antonio Di Pietro lo accusa di corruzione è avviata verso l'archiviazione).
A giugno, interrogato dal procuratore aggiunto Francesco Caporale e al pubblico ministero Alberto Pioletti, titolari del fascicolo, il senatore ha spiegato che il passaggio dall'Idv al Pdl, mossa che consentì a Berlusconi di ottenere la fiducia a Palazzo Madama, è stata una decisione «secondo coscienza» e di «non essere un traditore».
'TRADIMENTO' PER LA PENSIONE. In fondo, la vera ragione l'aveva detta lo stesso Razzi: «Per il vitalizio 10 giorni mi mancavano e per 10 giorni mi inculavano. Se si fosse votato il 28 di marzo come era in programma, per 10 giorni non pigliavo la pensione».
Nonostante Razzi abbia ammesso di aver già incrociato Kim Jong-un, alla Farnesina è probabile che qualcuno sia pure preoccupato per ciò che il senatore del Pdl possa dire al presidente nordcoreano.
La memoria dell'ultimo discorso di Razzi a Palazzo Madama è ancora piuttosto viva.
L'IRONIA SULL'INTERROGAZIONE. Il senatore è stato infatti protagonista di una interrogazione, certamente interessante (chiedeva un ammodernamento e l'adeguamento della linea ferroviaria Pescara-Roma), ma che è si è fatta notare per il discorso piuttosto confuso e sgrammaticato di Razzi.
L'interrogazione del senatore ha così fatto in breve tempo il giro della Rete e il parlamentare del Pdl è finito di nuovo ricoperto di insulti.
Tuttavia l'incontro con Kim Jong-un non è detto avvenga per davvero. «È meglio non parlarne troppo, non vorrei che alla fine ci ripensassero», ha già messo le mani avanti Razzi.
Di certo il suo cognome potrebbe essere l'asso vincente per ottenere un'udienza. Anche la passione dei nordcoreani sono altri razzi.

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