Berlusconi: «Sulle dimissioni ho deciso tutto da solo»

Silvio al Pdl: «Voto su Iva e Imu, poi le urne»

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Silvio Berlusconi torna a vestire i panni dell'accentratore, nel tentativo di ricompattare un partito sempre più preda dei malumori interni.
Nell'incontro con i gruppi del Popolo della libertà, andato in scena il 30 settembre a Montecitorio, l'ex premier si è assunto la responsabilità delle dimissioni improvvise maturate dai ministri solo 48 ore prima, rilanciando l'ipotesi di votare i provvedimenti economici in una sola settimana, prima di tornare alle urne. Fermo restando, tuttavia, che la «nostra esperienza di governo è finita»
«Ho deciso da solo nella notte», ha spiegato il Cav tornando sulle dimissioni di massa dei ministri pidiellini, «perché gli italiani non capivano come facevamo a stare al governo con la sinistra dopo che i nostri deputati si erano dimessi». Ma, ha aggiunto, «Forza Italia non è una forza estremista e nessuno mi ha costretto a farli dimettere».
«DOBBIAMO RESTARE UNITI». Il Cavaliere ha poi provato a rasserenare gli animi, gettando acqua sul fuoco delle divisioni interne. «Dobbiamo restare uniti», ha detto, «non dobbiamo dare all'esterno l'impressione che sta dando il Pd: i panni sporchi si lavano in casa». «Quello che hanno fatto i ministri», ha aggiunto, «lo hanno fatto in buona fede, ma abbiamo chiarito tutto».
CICCHITTO MESSO A TACERE. Nessuno spazio al contraddittorio, tuttavia, in un confronto dove l'unico a prendere la parola sarebbe stato proprio Berlusconi. Dopo di lui, l'ex capogruppo Fabrizio Cicchitto (che aveva espresso critiche sulle decisioni prese dal Cav) pare abbia provato a chiedere che venisse aperta una discussione: richiesta respinta dai due capigruppo Renato Schifani e Renato Brunetta.
«SEVERINO RETROATTIVA CONTRO DI ME». Secondo quanto si è appreso, l'ex premier avrebbe poi arringato i parlamentari pidiellini, battendo ancora una volta sul tema della giustizia. «Per allontanarmi dalla vita politica», sono state le parole di Berlusconi, «hanno usato la retroattività della legge Severino, una cosa mai vista. Si tratta di una duplice situazione antidemocratica, se unita alla magistratura politicizzata. In questo modo si vuole eliminare dalla scena il leader dei moderati».
«VOTIAMO IMU E IVA, POI ALE URNE». Infine, un nuovo manifesto programmatico: «Per il bene del Paese assicuriamo che in una settimana votiamo la cancellazione della seconda rata Imu, la legge di stabilità, purché non aumenti la pressione fiscale, la cancellazione dell'Iva e poi torniamo al voto e vinciamo». Anche perché, «siamo contrari a governicchi che si reggono con transfughi e traditori».
È stato trovato pure il tempo per confermare la manifestazione del Pdl in piazza Farnese del 4 ottobre.
La prova del nove però si terrà mercoledì 2 ottobre quando il premier Enrico Letta riferirà alle Camere. Solo allora, infatti, sarà chiara la tenuta dei pidiellini. E la strategia del premier che potrebbe non porre la fiducia per evitare di rimanere bruciato da una bocciatura a Palazzo Madama che metterebbe una pesante ipoteca su una sua eventuale corsa a Palazzo Chigi. Senza contare i paletti di Giorgio Napolitano che difficilmente accetterebbe di sciogliere le Camere senza la riforma della legge elettorale e il voto sulla legge di stabilità.

Le tensioni, tuttavia, paiono essere tutt'altro che stemperate, dato che in serata è andato in scena, a Palazzo Grazioli, un nuovo faccia a faccia tra Angelino Alfano e Berlusconi. Un incontro che i presenti hanno descritto dai toni piuttosto accesi.
A quanto raccontano, il vice premier e la delegazione ministeriale del partito non avrebbero per nulla gradito l'intervento dell'ex capo del governo alla riunione dei gruppi parlamentari.
MANCATO RIDIMENSIONAMENTO DEI FALCHI. Pare, infatti, che l'ex premier avesse in programma annunci sugli assetti della futura Forza Italia, con un riconoscimento all'ormai ex ministro dell'Interno e un ridimensionamento dei cosiddetti falchi, in particolare di Daniela Santanchè.
ALFANO MEDITA L'ABBANDONO. Nulla di tutto questo è, invece, avvenuto tanto che Alfano avrebbe messo sul tavolo anche l'ipotesi di lasciare il partito per dar vita a dei gruppi autonomi pronti a sostenere il governo Letta. Diversi senatori - secondo quanto si è appreso - avrebbero già dato la loro disponibilità, cosi come non è escluso che anche alcuni ministri dimissionari possano essere della partita.

30 Settembre Set 2013 1813 30 settembre 2013
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