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10 Ottobre Ott 2013 1217 10 ottobre 2013

Immigrazione, la lacuna di Beppe Grillo

Dalla battaglia contro lo ius soli alla sconfessione dei due senatori. Il muro del leader M5s.

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Il leader del Movimento 5 stelle, Beppe Grillo.

Una sconfessione in piena regola. A meno di 24 ore dall'emendamento presentato in commissione Giustizia al Senato dai due senatori pentastellati Andrea Buccarella e Maurizio Cioffi che di fatto aboliva il reato di immigrazione clandestina, ecco arrivare il passo indietro del tandem Grillo-Casaleggio.
Il 10 ottobre sul blog i leader del M5s hanno messo i puntini sulle «i» definendo la posizione dei due senatori «del tutto personale». «Non è stata discussa in assemblea con gli altri senatori del M5s», hanno scritto i due, «non faceva parte del programma votato da 8 milioni e mezzo di elettori, non è mai stata sottoposta ad alcuna verifica formale all'interno. Non siamo d'accordo sia nel metodo che nel merito».
«DOTTOR STRANAMORE SENZA CONTROLLO». E poi i toni diventano, come al solito, più aspri: «Il M5s non è nato per creare dei dottor Stranamore in parlamento senza controllo. Se durante le elezioni politiche avessimo proposto l'abolizione del reato di clandestinità, presente in Paesi molto più civili del nostro, come la Francia, la Gran Bretagna e gli Stati Uniti, il M5s avrebbe ottenuto percentuali da prefisso telefonico. Sostituirsi all'opinione pubblica, alla volontà popolare è la pratica comune dei partiti che vogliono 'educare' i cittadini, ma non è la nostra».
«INVITO AGLI IMMIGRATI A IMBARCARSI». Secondo Grillo e Casaleggio l'emendamento non è altro che «un invito agli emigranti dell'Africa e del Medio Oriente a imbarcarsi per l'Italia. Il messaggio che riceveranno sarà da loro interpretato nel modo più semplice: 'La clandestinità non è più un reato'. Lampedusa è al collasso e l'Italia non sta tanto bene. Quanti clandestini siamo in grado di accogliere se un italiano su otto non ha i soldi per mangiare?».

La battaglia di Grillo contro lo ius soli

Il ministro dell'Integrazione Cécile Kyenge.

Una cosa è certa. Grillo non pecca certo di incoerenza. In effetti nel programma elettorale a 5 stelle di politiche dell'immigrazione non c'è traccia. Per ricostruire la posizione del leader su questo punto occorre spulciare i post del blog. E spesso non coincide con quella della sua Base 2.0.
«ARMA DI DISTRAZIONE DI MASSA». Più volte il comico ha definito l'immigrazione «un’arma di distrazione di massa». Uno stratagemma della Casta per distogliere l'opinione pubblica dai veri problemi del Paese. Non solo. Criticando l'imperante linguaggio buonista e politically correct ha definito «un immigrato clandestino un rifugiato alla luce del sole», esattamente come lo «spazzino è un operatore ecologico» e i «ciechi sono non vedenti».
Altro punto dolente del M5s è lo ius soli (sul quale Grillo arrivò a proporre tra le polemiche un referendum) cavallo di battaglia del ministro per l'Integrazione Cécile Kyenge e del presidente della Camera Laura Boldrini.
«IUS SOLI? SENZA SENSO». Anche in questo caso Grillo è stato chiaro. «Lo ius soli in Italia è già un fatto acquisito. A 18 anni si può chiedere la cittadinanza». Ergo, non occorre metter mano alla legge.
Non solo. A inizio 2012 il gran capo pentastellato scriveva sul suo blog: «La cittadinanza a chi nasce in Italia, anche se i genitori non ne dispongono, è senza senso».
Una presa di posizione che non andò giù a molti elettori e attivisti. Come Antonia Dejeu, 40enne mediatrice culturale romena e consigliere di circoscrizione del movimento nel quartiere San Vitale di Bologna, che decise di lasciare il movimento in polemica con il comico. «Continuate così, senza di me signor Grillo», scrisse Dejeu sulla sua pagina Fecebook, «non sopporto più il tuo nome sul logo del Movimento dove milito, fai passare per xenofobi delle brave persone, addio!».
LA FRONDA CONTRO BEPPE. La fronda pro ius soli si è ingrossata col tempo. Tanto che il deputato Manlio Di Stefano si è schierato apertamente contro Grillo: «Parla a titolo personale», ha detto. «Purtroppo il nostro programma è molto carente su alcune tematiche, la politica estera e soprattutto l’immigrazione rientrano certamente tra queste», ha aggiunto Di Stefano. «È così perché siamo una forza giovane e di fatto molte pagine del nostro programma devono ancora essere scritte. Però credo che sia arrivato il momento di coinvolgere i nostri elettori, attraverso la Rete, per sapere cosa ne pensano su questioni come il reato di clandestinità, che io personalmente considero un’aberrazione, o lo ius soli».
LA PROPOSTA DI LEGGE. Non a caso alla Camera è stata presentata una proposta di legge che prevede una versione light di ius soli. La cittadinanza italiana è acquisita da «chi nasce in Italia da genitori stranieri di cui almeno uno sia residente legalmente da non meno di tre anni o da genitori stranieri di cui uno sia nato in Italia e vi risieda legalemente da non meno di un anno». Il primo firmatario, Il pentastellato Giorgio Girgis Sorial, è nato a Brescia da genitori egiziani.

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