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PROFILO
17 Ottobre Ott 2013 0600 17 ottobre 2013

Morando, il consigliere di Renzi

L'ex senatore al fianco del sindaco.

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L'ex senatore Enrico Morando: Matteo Renzi gli ha affidato la stesura di una parte consistente della sua mozione congressuale.

Sognava un Partito comunista finalmente libero dal centralismo democratico e aperto all'Internazionale socialista quando ancora i comunisti italiani seguivano le rotte del Muro di Berlino, e finì in minoranza.
Ha cominciato a disegnare il profilo del Partito democratico, una formazione riformista capace di chiudere con la storia politica del 900 e di fondere liberalismo e socialdemocrazia, quando ancora l'idea di una casa comune tra ex comunisti ed ex democristiani era considerata poco più di un'eresia. Ed è finito in minoranza.
NUOVO SPIRITO DEL LINGOTTO. Ma ora che lo 'spirito del Lingotto' ha ripreso a vivere con Matteo Renzi, Enrico Morando, 62 anni, ex senatore del Pd, migliorista della prima ora, potrebbe veder rovesciato il suo destino e trovarsi, prima volta nella sua storia politica, in maggioranza.
Al politico piemontese, il sindaco di Firenze ha affidato la stesura di una parte consistente della sua mozione congressuale, proprio come nel 2008 aveva fatto Walter Veltroni per scrivere il suo programma di governo.
ANIMA LIBERALE DELLA SINISTRA. Il motivo non è difficile da capire. L'ex senatore democratico ha rappresentato l'anima liberale della sinistra italiana fin dai tempi in cui alla segreteria del Pci - dove Morando ha militato a lungo rivestendo diversi ruoli dirigenziali - c'era Alessandro Natta. E le tesi dell'ala cosiddetta migliorista del partito, di cui l'ex senatore piemontese faceva parte insieme con personaggi del calibro di Giorgio Napolitano, Emanuele Macaluso, Gerardo Chiaromonte, erano patrimonio solo di una piccola minoranza.

La militanza nel Pci e l'adesione all'Internazionale socialista

Ad appena 26 anni, Morando era diventato segretario del Pci provinciale ad Alessandria.

Nato ad Arquata Scrivia, nella 'rossa' provincia di Alessandria, Morando si è laureato in Filosofia all'Università di Genova alla metà degli Anni 70, dedicandosi per un breve periodo al giornalismo, come collaboratore de L'Unità, prima di impegnarsi a tempo pieno in politica.
Nel 1976, a 26 anni, era già diventato segretario del Pci provinciale e 10 anni dopo tentò di rivoluzionare il partito presentando al comitato centrale che precedette il congresso di Firenze del 1986 una mozione dai contenuti a dir poco eretici, che chiedeva il superamento del centralismo democratico e l'adesione del partito all'Internazionale socialista.
LA SVOLTA DEGLI ANNI 90. Mozione finita in minoranza, che pochi anni dopo però, con la caduta del Muro di Berlino e la svolta della Bolognina, fu nei fatti accolta dal Pci che si avviava a diventare Partito democratico della sinistra.
Così descrisse Napolitano il congresso del 1990: «Inizia ufficialmente il momento di transizione verso una grande forza di sinistra democratica con la vocazione riformista, di progresso e di governo».
GLI ELOGI DI ANDREOTTI. Sposato, due figli, Morando è per tutti, per i suoi compagni di partito come per i suoi avversari politici, un «intellettuale sopraffino».
In Transatlantico, tutti ricordano le parole di Giulio Andreotti sull'ex senatore Pd: «Durante le sedute in Senato io in genere leggo e lavoro. Mi interrompo raramente: una delle poche ragioni per cui lo faccio sono gli interventi di Morando, vale la pena di ascoltarli, sempre».
L'ANTICIPAZIONE DEL PD. Dopo la svolta dei primi Anni 90, Morando tornò a terremotare la sinistra italiana nel 2001, sfidando Piero Fassino e Giovanni Berlinguer su chiare posizioni liberalsocialiste al congresso dei Democratici di sinistra di Pesaro.
I liberal chiedevano un profondo rinnovamento del partito e l'apertura ad «altri riformismi» di matrice laica e cattolica. In pratica, la nascita di un nuovo soggetto politico, il Pd. Ma finirono in minoranza, ottenenendo poco più del 4%, e dovettero attendere altri sei anni, il 2007, per vedere concretizzato il loro progetto politico.

Fondatore del think tank Libertà eguale a fine Anni 90

Alle ultime elezioni, Morando ha deciso di non presentarsi.

Ma la spinta verso la nascita di un partito democratico riformista e liberale, Morando aveva cominciato a darla già con l'Ulivo di Romano Prodi e con la nascita nel 1999 dell'associazione Libertà eguale, think tank che ha fondato insieme con Emanuele Macaluso, Sergio Chiamparino, Magda Negri e lo storico dirigente socialista Luciano Cafagna.
Proprio per il suo rapporto di dialogo positivo con il socialismo italiano, Morando è stato spesso criticato da quella parte della sinistra radicale italiana che ha sempre visto in Bettino Craxi solo il volto nero e corrotto di Tangentopoli.
Parlando dei rapporti tra gli eredi del Pci e il leader socialista, nel 2005, Morando disse: «Se siamo entrati nella tradizione del socialismo europeo, è naturale che ci sia anche Craxi tra le nostre radici».
ORA SOSTIENE RENZI. Eletto per la prima volta in parlamento nel 1994, ex «pilastro» della commissione Bilancio di Palazzo Madama, alle ultime elezioni politiche Morando si è autorottamato, rinunciando a candidarsi. Ma non a fare politica.
Molto critico con la bersanizzazione del Pd durante la campagna per le primarie prima e quella elettorale poi, difensore della scelta di Napolitano di dare vita a un governo di larghe intese, ora è uno dei più convinti sostenitori di Renzi nella corsa per la segreteria.
OBIETTIVO: CAMBIARE IL PD. Con questa idea: «Non si può cambiare il Paese se prima non si cambia il Pd», ha spiegato l'ex senatore a Il Foglio.
«E un partito che vuole declinare la sua vocazione maggioritaria, difendere il bipolarismo e avvicinarsi a quota 40% non può dividere i ruoli». Quello di segretario e candidato premier.

* Articolo corretto il 23 novembre 2014. Morando, contrariamente a quanto scritto in precedenza, ha confermato di essere laureato in Filosofia.

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