Paola Severino 131024194427
POLITICA
24 Ottobre Ott 2013 2007 24 ottobre 2013

Legge Severino, le cinque cose da sapere

Cosa prevede. Perchè viene criticata dal procuratore.

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Il Popolo della libertà (Pdl) la bolla come incostituzionale. Secondo il procuratore generale della Cassazione Vito d'Ambrosio «crea più problemi di quanti ne risolva». E ora proprio la Suprema Corte ha rivisto la sua interpretazione, lanciando un assist d'oro al Cav sul processo Ruby. La legge Severino l'hanno votata (quasi) tutti. E adesso sembra non piacere a nessuno. Appoggiata dalla anomala maggioranza del governo tecnico di Mario Monti, oggi spacca le larghe intese di Enrico Letta e Angelino Alfano. Ma divide anche i costituzionalisti e la magistratura, tanto che le sezioni riunite della Cassazione sono chiamate a chiarirne la corretta interpretazione. Ecco i cinque punti chiave per capire perché la legge rischia di diventare ancora di più terreno di scontro.

1. I condannati non possono candidarsi per sei anni

La legge Severino o «Testo unico delle disposizioni in materia di incandidabilità» è il decreto legislativo (il 235 del 2012) previsto dal ddl 190 del 2012 sulla corruzione nella pubblica amministrazione diventato legge il 31 ottobre 2012. Voluto dal governo tecnio di Mario Monti per abbattere il livello di corruzione della politica italiana, il decreto è entrato in vigore il 5 gennaio 2013.
L'articolo 1 prevede che i condannati a oltre due anni di reclusione per 'delitti non colposi', quindi compiuti intenzionalmente, per reati punibili con almeno quattro anni, non possano candidarsi per sei anni. La legge inoltre introduce il reato di traffico di influenze per coloro che, sfruttando relazioni esistenti con un pubblico ufficiale, si fanno dare denaro o altri vantaggi, e modifica le norme sulla corruzione tra privati e quelle sulla concussione.

2. Ogni camera decide autonomamente

L'articolo 3 tratta il caso di «incandidabilità sopravvenuta nel corso del mandato parlamentare». Dice la legge: «Qualora una causa di incandidabilità di cui all'articolo 1 sopravvenga o comunque sia accertata nel corso del mandato elettivo, la camera di appartenenza delibera ai sensi dell'articolo 66 della Costituzione». Ma la Carta rimanda alla decisione di ciascuna camera: «Ciascuna camera», spiega l'articolo 66, «giudica dei titoli di ammissione dei suoi componenti e delle cause sopraggiunte di ineleggibilità e di incompatibilità». Nel caso di Silvio Berlusconi, condannato a quattro anni per frode fiscale, dunque tutto è rimandato alla decisione del Senato, prevista tra il 12 e il 13 novembre.

3. Il Pdl l'ha votata. Ma la considera incostituzionale

Il Pdl ha votato a favore della legge 190 due volte alla Camera e due volte al Senato. In occasione del primo voto alla Camera, il 14 giugno 2012, i voti a favore sono stati 354, 25 contrari e 102 astenuti: 38 pidiellini hanno scelto l'astensione, 72 erano assenti e due hanno votato contro. Al secondo voto alla Camera il 31 ottobre 2012, invece, i sì sono stati 480, i voti contrari 19 e gli astenuti 25.
In entrambe le occasioni l'Idv è stato il solo partito a votare contro (Antonio Di Pietro lo definì un testo pro-corruzione).
Oggi però a un anno da quel voto, secondo il partito di Berlusconi, la norma non potrebbe essere applicata al suo leader perché i reati (la frode fiscale sulla compravendita dei diritti Mediaset) sono avvenuti prima della sua introduzione. Ma soprattutto ha espresso dubbi sulla sua costituzionalità, proprio perché la considererebbe retroattiva. A sostegno di questa tesi si sono espressi i tre giuristi Nicolò Zanon, Beniamino Ca­ravita e Giuseppe De Vergottini.

4. La dicotomia sul reato di concussione

Il 24 ottobre 2013 il procuratore generale della Cassazione Vito D'Ambrosio ha criticato la legge Severino perché «crea più problemi di quelli che risolve». E proprio la Suprema corte ha rivisto la sua interpretazione: condanne più dure per concussione solo per chi «limita radicalmente» la libertà del soggetto sul quale fa pressione, mentre sentenze più miti - con prescrizione breve e senza pena accessoria - per le forme di «pressione non irresistibile». Un assist che i legali del Cav sono pronti a sfruttare nell'Appello del processo Ruby.
Il decreto 235 infatti aveva modificato l'articolo 317 del codice penale dedicato alla concussione, cioè il reato compiuto da un pubblico ufficiale o l'incaricato di un pubblico servizio che impone il pagamento di tangenti «o altra utilità».
La legge Severino ha diviso il reato in due, da una parte la concussione per costrizione, dall'altra quella per induzione che può implicare anche la colpevolezza della vittima. I tribunali hanno avuto difficoltà a gestire i due nuovi reati, per cui sono previste pene differenti.
Si veda il caso del processo Ruby, appunto: secondo i pm Berlusconi era colpevole di induzione, ma i giudici l'hanno condannato per costrizione. Le critiche di D'Ambrosio vanno in tutt'altra direzione rispetto a quelle del partito di Berlusconi. Secondo il magistrato della Suprema corte, con il reato di induzione «sarà difficilissimo avere la collaborazione, nelle indagini, dei soggetti passivi del reato che adesso vengono incriminati».

5. Dall'entrata in vigore già 37 decaduti

Intanto mentre si discute dell'applicazione della legge per il caso Berlusconi, la norma è già stata applicata in 37 casi e ha portato al decadimento di 37 consiglieri di enti locali. Tra loro ci sono il consigliere campano del Pdl Roberto Conte, condannato per concorso esterno in associazione mafiosa, il presidente del Molise, Angelo Iorio, per una condanna di un anno e sei mesi per abuso di ufficio, ma anche il consigliere regionale siciliano Sergio Caputo (Fratelli d'Italia), reo di aver tentato di favorire il vescovo, cancellando le multe del suo autista.
Esemplare, poi, il caso dell'ex primo cittadino di Poggiomarino Vincenzo Vistola: decaduto dalla carica di consigliere comunale per avere fatto impiantare nuovi lampioni nella sua via senza ricorrere ha un appalto, si è visto bocciare pure il ricorso al giudice. Sosteneva che la legge non potesse essere applicata a reati compiuti prima della sua entrata in vigore e che fosse incostituzionale.
Il tribunale di Torre Annunziata (Napoli) ha rigettato il ricorso.

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