Giannino Silvia Enrico 131029184320
INTERVISTA
30 Ottobre Ott 2013 0900 30 ottobre 2013

Silvia Enrico: «Boldrin ha snaturato Fare per fermare il declino»

La scissionista di Fid attacca la dirigenza.

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Dopo l'addio di Oscar Giannino, in seguito allo scandalo dei titoli fasulli, e il flop alle ultime elezioni, in Fare per Fermare il declino è iniziata una guerriglia sotterranea. Nonostante il congresso abbia eletto l’economista padovano Michele Boldrin alla testa del movimento, i malumori non si sono placati. E alla fine si è arrivati alla resa dei conti.
Da una parte c’è Boldrin con il suo gruppo, lanciato verso una federazione che raggruppa altre piccole forze in vista delle Europee. Dall’altra ci sono i sostenitori di Giannino e Alessandro De Nicola e tutti coloro che non si riconoscono nei modi spicci del coordinatore veneto.
LA SPERANZA DEGLI SCISSIONISTI. A mettere la parola fine alla difficile convivenza ci ha pensato una mozione critica nei confronti della dirigenza di Fare. Firmata, tra gli altri, da Silvia Enrico, l'avvocato 37enne che ha guidato Fare dopo le dimissioni di Giannino. Enrico però è anche il volto su cui puntano gli «scissionisti» per ricostruire il progetto originario.
Convinta che sotto la guida di Boldrin Fare abbia «perso la sua identità», la turboliberista non ha intenzione di mollare. Anzi, a Lettera43.it si dichiara pronta a «impegnarsi per cambiare il Paese».

DOMANDA. La mozione però ha incassato solo cinque voti...
RISPOSTA.
Sì solo noi che l'avevamo proposta. La direzione di Fare ha risposto con un silenzio assordante. Adesso formalizzeremo le dimissioni e prenderemo una strada diversa.
D. Ma siete in netta minoranza.
R.
Almeno nella direzione nazionale. Siamo stati eletti in proporzione ai risultati del congresso in cui abbiamo ottenuto il 27% dei voti.
D. Il documento è una critica spinta alla gestione Boldrin. Come mai?
R.
Chi guida un movimento ha le responsabilità dei risultati che ottiene.
D. E quali sono?
R. Siamo reduci da due pessimi capitoli. Il primo riguarda le elezioni in Basilicata in cui la lista di Fare non ci sarà e non abbiamo capito bene perché. La seconda è il risultato del Trentino Alto Adige in cui abbiamo perso metà dei voti rispetto alle Politiche.
D. Tutta colpa di Boldrin?
R.
Di sicuro non abbiamo lanciato un messaggio chiaro e di conseguenza siamo stati tagliati fuori dal dibattito.
D. Chi ha tradito chi, o che cosa?
R.
Fare è stato snaturato, ha perso la sua identità. Chi ha lanciato Fermare il declino aveva l’obiettivo folle di cambiare il Paese, noi eravamo quelli nuovi...
D. E adesso?
R. Adesso sul tavolo ci sono delle alleanze con piccole realtà che assomigliano tanto alla vecchia politica.
D. Si riferisce alla federazione con Partito liberale, i Liberali italiani, il Partito federalista europeo, Progett’Azione, Uniti verso Nord…
R.
Ho rispetto per tutte le forze politiche, ma non condivido la linea che ha scelto Boldrin per essere maggioritario. Oltretutto in quella compagine così composta ci sono idee molto contrastanti tra loro.
D. E lei cosa propone?
R.
Di sicuro non saremo soli. Guardiamo con interesse alle forze liberal democratiche a noi affini, come Scelta civica o Italia futura. Lo scopo primario però non devono essere le Europee o le alleanze ma costruire un progetto politico credibile.
D. A che cosa punta?
R.
Alle Amministrative, dobbiamo radicarci sul territorio. Per questo vorrei contenuti credibili e non cartelli elettorali utili a poco.
D. La strategia di Boldrin non l’ha proprio convinta.
R.
Bastano i numeri. A maggio eravamo 8 mila tesserati, che sono diventati 10 mila per il congresso. Da quel momento in poi non è stato fatto più nulla e al massimo saranno state staccate 100, 200 tessere.
D. Le cifre ufficiali parlano di 70 mila adesioni. È solo questione di iscritti?
R.
Dovevamo avere maggiore capacità attrattiva. Invece da quando ha preso la guida Boldrin è stato tutto vago, senza una definizione precisa. La direzione nazionale sul caso Avio ha preso una posizione a favore dell’italianità che ci è costata molto e lo stesso è successo con Alitalia.
D. Non si riconosce nella linea politica?
R.
Per forza no. Boldrin ha sostituito perfino le parole e nella sua mozione invece di liberali siamo definiti a-ideologici. Ecco un’altra assurdità.
D. Adesso chi terrà il nome?
R.
Dipende. Se andrà avanti la loro federazione, magari potremmo tenerlo noi.
D. E Giannino?
R.
Con Oscar abbiamo parlato. Lui ha creduto e crede ancora in questo progetto, però non avrà più un coinvolgimento diretto. Negli ultimi mesi sono mancate proposte nuove e approfondimenti, si vede che non c’è il suo contributo.
D. Ci sono ancora i 10 punti?
R.
Ecco, questo è un altro problema. Siamo ricordati ancora per il manifesto e i nostri 10 punti perché non è stata fatta più nessuna proposta. Per carità, quel decalogo resta validissimo però c’è bisogno di andare avanti.
D. Cosa ha intenzione di fare?
R.
Non mi tiro indietro. Nei rappresentanti politici attuali non vedo persone credibili e per le mie idee ci vuole una collocazione che non lascia spazio a equivoci.
D. Quindi?
R.
Non sto bene in Italia e continuerò a impegnarmi per cambiare qualcosa.

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